Con Eleonora alla scoperta della Misericordia di Lastra a Signa: passione, aiuto e comunità.
di René Machalski e Leonardo Lorenzetti
Per capire qualcosa di più della Misericordia di Lastra a Signa, abbiamo parlato con Eleonora.
Come è entrata a far parte della Misericordia e da dove è nata la sua passione per questo tipo di servizio?
«Il mio percorso è iniziato a Malmantile, non direttamente a Lastra a Signa. Lavoravo nel bar accanto alla sede della Misericordia e i volontari venivano spesso a fare colazione da me, ma non avevo consapevolezza di ciò che facessero. Li vedevo in divisa, ma erano semplicemente clienti abituali.
La svolta è arrivata nel 2015, quando mi trovavo a Parigi durante gli attentati al Bataclan e sono rimasta coinvolta negli attacchi. È stato un evento che ha segnato profondamente la mia vita e lasciato conseguenze anche sulla mia salute. In quel momento ho avuto bisogno di quel mondo del volontariato che prima osservavo da lontano. Ho visto da vicino cosa significa avere soccorritori preparati e umani, e quanto sia difficile intervenire quando le risorse sono poche. Mi sono detta che, una volta tornata in salute, avrei voluto esserci anch’io per qualcun altro. Quella scelta istintiva si è trasformata in un percorso di crescita personale e professionale, che oggi è diventato anche il mio lavoro. È il lavoro più bello che potessi fare, proprio perché nasce da un’esperienza che mi ha fatto comprendere quanto sia prezioso l’aiuto degli altri».
Può spiegarci di cosa si occupa nello specifico la Misericordia di Lastra a Signa e quali sono i principali ambiti in cui opera?
«La Misericordia di Lastra a Signa opera in diversi ambiti socio-sanitari. Il settore principale è l’emergenza sanitaria, con ambulanze collegate al 112 per gli interventi urgenti, e il trasporto ordinario per pazienti dimessi o trasferiti per visite e cure. Vengono inoltre effettuati trasporti non urgenti con mezzi attrezzati, soprattutto per anziani o persone con difficoltà motorie, garantendo assistenza e vicinanza a chi ne ha bisogno.
Importante è anche l’ambito sociale: l’emporio solidale offre beni di prima necessità alle famiglie in difficoltà, attraverso percorsi regolati da criteri specifici. A questi si aggiungono il centralino, che consente a chi non può svolgere attività operative di contribuire, e la Protezione Civile, impegnata nelle emergenze e in iniziative a favore della comunità. Entrare in Misericordia significa scegliere il settore più adatto alle proprie capacità e far parte di una comunità attiva».
Cosa significa per lei fare volontariato e pensa che il modo di viverlo sia cambiato rispetto al passato?
«Fare volontariato oggi è un impegno grande. Il tempo è limitato e chi decide di dedicarsi agli altri lo fa con reale dedizione, senza orari o turni. Rispetto al passato, il volontariato è diminuito a causa dei ritmi di vita più frenetici e degli impegni lavorativi. Una volta era più facile trovare persone disponibili nel fine settimana; oggi è più complicato. Chi continua lo fa per scelta profonda, senza guardare chi aiuta o dove interviene. Fare volontariato non è solo un atto pratico, ma un’esperienza di vita, radicata nella responsabilità e nell’empatia».
Rimanendo su questo tema, negli ultimi anni avete riscontrato un calo di volontari e dipendenti? Come ha inciso questo sulle attività della Misericordia?
«Negli ultimi anni abbiamo notato una diminuzione dei volontari. Un tempo le ambulanze partivano sempre piene, oggi riempire i turni richiede più impegno e pianificazione. Nonostante ciò, chi rimane è motivato, ben formato e legato profondamente all’associazione: tornare qui è come tornare a casa, un momento per ricaricarsi e continuare a dare. Il calo dei volontari ha un impatto diretto sul funzionamento quotidiano: i dipendenti devono coprire più turni, coordinare i trasporti sanitari, garantire che le ambulanze partano nei tempi giusti e che i pazienti ricevano assistenza senza ritardi. In pratica, ogni assenza richiede una riorganizzazione immediata e più responsabilità per chi è presente. Questo rende ancora più evidente quanto sia fondamentale il ruolo dei volontari: la loro presenza non è solo un supporto, ma spesso è ciò che permette all’associazione di continuare a operare efficacemente. Senza di loro, molti servizi rischierebbero di rallentare, mostrando quanto il volontariato sia il cuore pulsante della Misericordia».
Per quanto riguarda i giovani, avete notato negli ultimi anni una variazione nel loro coinvolgimento nel volontariato?
«Il Servizio Civile è uno strumento importante per avvicinare i giovani alla Misericordia. Offre un anno di formazione, volontariato e condivisione con coetanei, lasciando esperienze ed emozioni che restano. Spesso porta i ragazzi a continuare il percorso nel volontariato anche dopo il programma. Oggi, però, gli interessi e gli impegni dei giovani (sport, studio, hobby) riducono la loro disponibilità, causando una flessione nel volontariato giovanile. Nonostante ciò, chi partecipa porta con sé entusiasmo, curiosità e voglia di mettersi alla prova. I corsi di formazione offrono competenze pratiche e conoscenze utili nella vita quotidiana: soccorrere qualcuno, accompagnare un familiare a una visita o affrontare piccoli incidenti. Ogni turno, ogni trasporto, ogni gesto di aiuto diventa così un’opportunità di crescita personale e di incontro con gli altri.
La Misericordia diventa un luogo dove si impara a essere cittadini consapevoli, dove l’umanità si tocca con mano e dove ogni giovane può lasciare un segno duraturo, contribuendo a costruire una comunità più solidale e vicina a chi ha bisogno».
Articolo realizzato dalle classi del Russell Newton di Scandicci nell’ambito del Laboratorio di Edera “Il giornalismo in classe”.