Strage di Viareggio - Marco

Una strage che ha cambiato una nazione. Ecco un’anteprima del reportage che sarà su Edera 47.

Viareggio, notte del 29 giugno 2009, di tutto questo non resta che dolore. Non un dolore temporaneo, che si può superare nel giro di alcuni anni. No. È quel dolore non riparabile, non esauribile. Una sofferenza che probabilmente non avrà mai fine, incisa sulla pelle e negli occhi di chi ha vissuto quei terribili giorni. 

In quella notte d’estate, in cui si giocava a carte tra amici sui balconi, in cui si rientrava a casa per andare a dormire, in cui si ascoltavano le ultime notizie della giornata e in cui tutto ci si poteva aspettare tranne che quella telefonata…

il mondo è improvvisamente cambiato, per una città e per una nazione intera. Pochi minuti anzi, secondi, e tutto è diventato brutalmente diverso da quella normalità. Quel treno deragliato con 14 cisterne di gas liquido non si è fermato ed è arrivato alla stazione di Viareggio alle 23:48. Poco dopo, il fuoco e la distruzione. 

Di quella notte del 29 giugno 2009 non restano che trentadue volti di persone che oggi non ci sono più e familiari che da dodici anni lottano, in attesa di giustizia. 

Strage di Viareggio Commemorazione

La cronaca della strage di Viareggio

Sono state depositate lo scorso 6 settembre 2021 le motivazioni della Corte di Cassazione riguardo alla sentenza che, l’8 gennaio 2021, ha portato a 11 condanne per disastro ferroviario colposo. Sono 584 pagine di testo, dalle quali si evince che la strage di Viareggio “si poteva evitare con una corretta manutenzione”.

Il centro della sentenza riguarda però la mancata applicazione delle aggravanti, quindi la loro eliminazione, per la violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

Secondo le motivazioni infatti l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro non può essere applicata al reato di omicidio colposo contestato per le morti della strage di Viareggio perché le vittime non sono lavoratori. Dunque il “rischio lavorativo” viene distinto e differenziato dal “rischio ferroviario” che ha fatto crollare per avvenuta prescrizione il reato di omicidio colposo. 

Per arrivare fino a questo punto, per i passati dodici anni, i familiari hanno costituito l’associazione “Il mondo che vorrei” che con iniziative e manifestazioni, uniti agli avvocati per combattere nei processi, ha tenuto vivo il ricordo delle vittime, il coraggio di non mollare, la voglia di giustizia e i racconti di quella notte terrificante.

Lo scorso 29 giugno 2021 tutto questo, come ogni anno in occasione della ricorrenza, si percepiva chiaramente nell’aria. Il lungomare di Viareggio era colmo di persone e cartelli che camminavano, con i treni che, sui binari della stazione, suonavano per una manciata di secondi in ricordo delle vittime. Un gesto di rispetto, un segno di riconoscimento per chi non ha mai smesso di lottare per la giustizia.

Era buio, proprio come quando tutto è accaduto, ma i partecipanti provenienti da tutta Italia si vedevano bene, e parlavano, anche senza dire una parola. 

Le storie di chi, a Viareggio, ha visto la propria vita cambiare

Sei sono le voci, a volte tremolanti, altre decise e fredde, che hanno deciso di raccontarci tutta la vicenda. Daniela Rombi, Claudio e Valentina Menichetti, rispettivamente i genitori e la sorella di Emanuela Menichetti; Marco Piagentini, marito di Stefania e padre di Lorenzo e Luca di 2 e 4 anni, scomparsi nell’incidente, e di Leonardo, sopravvissuto alla strage; Carlo Beretti, zio di Federico Batistini e Maria Antonietta Maccioni che ha perso sua sorella e i suoi due nipoti. 

Di Lorenzo Chiaro, Enrico Tongiani, Niccolò Bigazzi e Margherita Barzagli per Edera 47

Foto e video a cura di Sofia Milazzo e Rafael Montañes

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