Loren Band Francesco Mucè Marco Ventrice Richard Cocciarelli Dario Fischi Gabriele Burroni

Ecco “Uniti”, il nuovo singolo della band fiorentina Loren, targata Garrincha dischi.

Sono passati circa tre anni dal primo disco “LOREN” dell’ominima band composta da Francesco Mucé (voce), Gabriele Burroni (basso), Richard Cocciarelli (batteria), Marco Ventrice (chitarra), Dario Fischi (chitarra). Era un mondo diverso, fatto di concerti, di abbracci sudati, di baci rubati, tutte cose date tremendamente per scontato. E tutte cose che da troppo tempo abbiamo perso. La pandemia ci ha fatto trovare faccia a faccia con noi stessi, con le nostre paure, con progetti interrotti e sogni forse da buttare. 

Loren band Uniti Single Cover
La cover del nuovo singolo “Uniti”, a cura di @sailorbuzz

Uniti per resistere, diamo il massimo quando per gli altri non possiamo più vincere.

Oggi i Loren tornano con un brano che urla tutto questo. Uniti urla la necessità di combattere insieme, di non isolarsi per superare un ostacolo. Rivendica la condivisione di fronte a un mondo che ci mettere costantemente in competizione. 

Uniti non è il classico singolo orecchiabile. Uniti è uno schiaffo, fatto di chitarre, synth, basso e batteria. Uniti fa tornare la voglia di abbracciarci, di pogare sotto al palco. E sul palco, nel nostro immaginario, ci sono proprio i LOREN.

Ne abbiamo parlato con Francesco, nel suo studio. Un mix di tensione e voglia di spaccare il mondo, da cui emerge tutta la passione investita da anni in questo lavoro.

Come nasce “Uniti”?

“Nasce una vita fa, addirittura era scartato dal primo disco “LOREN”. Per tutti noi però aveva qualcosa di forte, in particolare il ritornello ci sembrava perfettamente coerente con il periodo che stiamo vivendo. Abbiamo riscritto delle parti, l’abbiamo riarrangiato, e così è diventato il primo singolo della nostra ripartenza.”

Cosa vuole trasmettere?

“È un po’ il simbolo di ciò che siamo ora. È un messaggio di unione. È qualcosa di scartato che torna ad essere importante. Questo è bastato per farlo diventare il primo brano del nuovo disco.”

Non è il classico singolo commerciale. Come mai questa scelta?

“È una canzone energica, non è una carezza. È il nostro modo per dire “cazzo siamo tornati per dire qualcosa”, e quel qualcosa è attuale. Non è un pezzo facile, orecchiabile, ma è un brano che sentivamo il bisogno di condividere. È importante per noi tornare a parlare di comunità, di stare insieme, perché ne abbiamo un bisogno profondo.”

Cosa significa per il Loren essere uniti?

“In questi anni nei Loren ci sono stati degli avvicendamenti, qualcuno si è allontanato, altri si sono avvicinati, ma continuiamo comunque a condividere qualcosa di forte. Uniti è un brano su cui abbiamo lavorato tutti, e questo è bellissimo, perché uniti significa spingersi per arrivare oltre, insieme. 

Loren Band Uniti

Quale sarà il senso del nuovo disco?

“Sarà proprio questo, lavorare insieme. Ritrovare tutto quello che i talent ci stanno facendo perdere. Il mondo della musica è diventato una gara continua tutti contro tutti. Le band vanno sempre meno di moda per questo senso di egocentrismo, noi vogliamo provare a riprenderci gli spazi comuni. Forse ci dovremmo chiedere se questo mondo ci rende felici. Spesso ci sentiamo soli, inadeguati. Uniti è condividere questa sensazione per uscirne migliori.

Non c’è niente che non puoi riprendere

Loren

Vi siete presi una bella pausa dall’ultimo disco. Come vi siete sentiti in questo periodo?

“In realtà non ci siamo mai fermati, questo ci ha tenuti vivi. Quando è arrivata la pandemia dovevano uscire i primi singoli del nuovo disco, e per forza di cose abbiamo messo tutto in standby.

Stavamo raccontando qualcosa che non esisteva più, tutto ciò che ci circondava stava cambiando, e allora era necessario scrivere cose nuove. Questa pausa l’abbiamo quindi sfruttata per fare nuove canzoni. Le pause sono utili per mettere insieme le idee, e a noi questo è servito molto.

La scorsa estate era possibile suonare live, ma avete scelto di non farlo. Perché?

Molti artisti hanno deciso di suonare, anche per rimettere in moto la macchina dei lavoratori dello spettacolo, cosa molto giusta. Per noi però li concerto non può prescindere dal contatto, e non doveva passare l’idea che quella cosa era possibile così. Fare concerti in questo modo non può diventare normalità, altrimenti ci potremmo trovare di fronte a qualcosa che non sentiamo nostro.

Hai mai pensato di non poter tornare a fare musica?

“Credo che ci abbiamo pensato tutti. Si vuole sempre cercare di rappresentare un mondo che esula dalla fragilità, o rappresentarla come qualcosa di vuoto, di delicato. La fragilità invece è qualcosa di pieno, di violento.

Credo che la pandemia ci abbia messo di fronte alle nostre paure, di non poter fare quello che ci piaceva, di perdere affetti a noi cari. Abbiamo deciso di non accontantarci ma di aspettare, nella speranza di poter tornare presto a fare quello che ci piace.

Se abbiamo potuto farlo è anche grazie a Garrincha e Sony che hanno prolungato la loro fiducia nei nostri confronti, con orizzonti lunghi. Questo per noi è stato molto importante.”

Ne vedremo delle belle?

“Direi di sì, ne vedremo delle belle.”

di Leonardo Torrini per Edera Online

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