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UNA VITA NEL VOLONTARIATO

La storia di Stefano Baldini

di Martina Nardi

Per alcune persone il volontariato è soltanto un’attività svolta nel tempo libero. Per altre, invece, diventa una parte fondamentale della propria vita e si trasforma anche in un lavoro. È questo il caso di Stefano Baldini, nato nel 1985 e cresciuto a Barberino di Mugello, laureato in scienze forestali e ambientali e dipendente della Pubblica Assistenza Bouturlin da quasi vent’anni dopo aver iniziato appunto come volontario.

Stefano entra nell’associazione nel 2005, quando ha appena diciannove anni. L’idea di avvicinarsi al volontariato nasce quasi per caso, grazie ad alcune persone che frequentavano già quell’ambiente.

«All’inizio ero poco convinto – spiega -. Non pensavo che sarebbe diventata una parte così importante della mia vita».

Con il tempo, però, quell’esperienza è diventata qualcosa di molto più grande, fino a diventare un lavoro.«L’associazione è diventata il mio piccolo mondo. Qui ho trovato il mio posto».

In quasi vent’anni Stefano ha visto cambiare profondamente il volontariato. Secondo lui, però, ciò che spinge davvero una persona ad aiutare gli altri è rimasto invariato.

«Lo spirito del volontariato è lo stesso di allora. O una persona sente il desiderio di dare una mano oppure no».

A cambiare è stato soprattutto il modo di vivere le associazioni. Uno dei momenti più importanti che ricorda è il trasferimento nella nuova sede della Pubblica Assistenza nel 2007, che segnò il passaggio da una realtà molto familiare a una struttura più organizzata e professionale.

«Prima era tutto più spontaneo – dice . Oggi ci sono più responsabilità, più formazione e più servizi da svolgere».

Secondo Stefano anche la partecipazione delle persone è cambiata negli anni. «La pandemia ha accentuato una situazione che era già iniziata da tempo. Però la voglia di aiutare gli altri, in chi fa volontariato davvero, è rimasta».

Tra le esperienze che più lo hanno segnato ci sono i servizi svolti a Firenze a partire dal 2008. Per lui rappresentarono un momento di crescita importante.

«A Firenze eri molto più allo sbaraglio. Dovevi imparare a cavartela anche nelle situazioni complicate».

Stefano ritiene fondamentale anche il coinvolgimento dei giovani. Negli anni ha partecipato a diversi incontri nelle scuole per presentare l’associazione e spiegare l’importanza del soccorso.

«Anche se su cinquanta ragazzi solo due decidono di avvicinarsi al volontariato, è già un successo».

Uno di questi episodi gli è rimasto particolarmente impresso. Durante un intervento riconobbe infatti uno dei ragazzi che aveva partecipato a una delle lezioni organizzate nelle scuole. Quel giovane si era trovato davanti a una situazione difficile: un suo coetaneo aveva bisogno di soccorso e lui, invece di allontanarsi, era rimasto sul posto ad aspettare i sanitari e a prestare aiuto. «Mi disse che si ricordava quello che avevamo raccontato durante l’incontro a scuola. Quella cosa mi fece davvero molto piacere».

Nonostante le difficoltà e i cambiamenti degli ultimi anni, Stefano continua a considerare il rapporto umano la parte più importante del suo lavoro.

«Le volte in cui qualcuno ti dice grazie sono quelle che ti rimangono davvero dentro».

Tra tutti gli episodi vissuti, uno in particolare continua ancora oggi a emozionarlo. Un giorno una persona entrò casualmente nella sede della Pubblica Assistenza per chiedere alcune informazioni. Durante la conversazione emerse che anni prima Stefano e i suoi colleghi erano intervenuti per soccorrerlo in una situazione molto grave.

«All’inizio non l’avevo riconosciuto. Poi, mentre parlava, mi è venuto un flash e ho capito che ero presente quel giorno».

L’uomo spiegò che grazie a quell’intervento era riuscito a salvarsi. Quando Stefano gli confermò di essere stato uno dei soccorritori presenti, la reazione fu immediata.

«Mi abbracciò e mi ringraziò con un’emozione incredibile. Disse che gli avevamo salvato la vita. È stata una delle soddisfazioni più grandi che abbia mai provato.»

Per Stefano il volontariato può essere riassunto in una sola parola: solidarietà.

«Il volontariato oltre a essere importante è anche bello. Dà gratificazione sia a chi lo fa sia a chi riceve aiuto.»

Il messaggio che vuole lasciare soprattutto ai giovani è semplice: provare a mettersi in gioco.

«Nel volontariato c’è posto per tutti. Basta iniziare. Anche facendo poco si può aiutare qualcuno e sentirsi parte di qualcosa di importante.»

Articolo scritto all’interno del Laboratorio di Giornalismo realizzato da Edera Rivista  all’Università di Firenze

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