Il percorso degli artisti emergenti in un’epoca in cui è facilissimo pubblicare musica, ma difficilissimo farsi ascoltare
di Victoria Picchietti
Gli artisti emergenti sono sempre di più, musica e passione aumentano tra i giovani di oggi e i mezzi per farsi notare sono moltiplicati rispetto al passato. Eppure, sembra che sia sempre più difficile farsi notare.
Abbiamo intervistato un duo di artisti emergenti autonomi, Foramacchia e Fiabba, composto rispettivamente da cantante e produttore, e una band emergente chiamata “Grandi Raga” che è in trattativa con l’etichetta discografica Pluggers ed è già seguita da un management.
Foramacchia e Fiabba hanno iniziato a far musica da soli per poi passare a un’etichetta musicale di Firenze. Dopo essersi presi un periodo di pausa dalle pubblicazioni, per impossibilità dell’etichetta discografica nel seguire il progetto, sono rimasti fuori dalla distribuzione. Hanno deciso di ricominciare a fare musica in autonomia e, per assurdo, a oggi si stanno trovando molto meglio di prima e la loro musica funziona di più.
“Grandi Raga” è una band nata nel 2021, quasi per caso a un diciottesimo. La voglia di suonare e di divertirsi era tanta e così, cantante batterista e chitarrista hanno deciso di iniziare a far musica come band. Dopo qualche modifica e qualche strumento in più, ecco che si sono formati i “Grandi Raga”.
Abbiamo chiesto a entrambi di raccontarci quali sono le difficoltà maggiori riscontrate e come mai, secondo loro, gli artisti emergenti durano fatica a distinguersi.
Tra i tanti motivi, tre sono sembrati più evidenti: l’over saturazione del mercato musicale, la scelta di far apprezzare qualcosa di diverso dal commerciale e i metodi di promozione.
Parlando di over saturazione del mercato musicale, secondo “Luminate 2024 Year-End Music Report”, nel 2024, le piattaforme di streaming hanno registrato una media di 99mila nuove tracce caricate ogni giorno, e queste provengono da una varietà di fonti, tra cui artisti indipendenti, produttori di musica generata da intelligenza artificiale e rilasci di etichette discografiche. Nonostante l’enorme quantità di musica disponibile, una gran parte rimane inascoltata. Nel 2024, circa 93,2 milioni di brani su un totale di 202 milioni disponibili sulle piattaforme digitali sono stati ascoltati al massimo 10 volte durante l’anno. Inoltre, 175,5 milioni di tracce hanno registrato meno di mille ascolti annuali, il che significa che la stragrande maggioranza delle canzoni non genera ricavi significativi per gli artisti.
Secondo i dati di Chartmetric, nel 2024, solo il 5,31% degli artisti su Spotify ha superato i mille ascoltatori mensili, mentre l’86% ha meno di dieci ascoltatori mensili. Ǫuesti numeri evidenziano come la maggior parte degli artisti emergenti fatichi a raggiungere un pubblico ampio, nonostante la possibilità di caricare la propria musica su piattaforme globali.
«Da quando il mercato musicale è stato digitalizzato siamo passati da un contesto privato, in cui se avessi voluto incidere un disco avresti dovuto per forza passare da una casa discografica e i mezzi erano più costosi e meno accessibili, a oggi che viviamo in un contesto in cui chiunque ha la possibilità di pubblicare il proprio lavoro su piattaforme digitali come Spotify, tutti hanno gli strumenti per farlo e non è necessario legarsi ad un’ etichetta discografica, pur complicandoti il lavoro. Questo da una parte porta vantaggi, perché chiunque ha la possibilità di esprimersi, ma dall’altra crea una dispersione a livello musicale, e quindi appunto un’over saturazione di questo mercato» affermano Foramacchia e Fiabba.
Come capiamo anche dalle loro parole, la saturazione del mercato musicale digitale rappresenta una sfida significativa per gli artisti emergenti. Nonostante la possibilità di raggiungere un pubblico globale, la concorrenza è feroce e solo una piccola percentuale riesce a ottenere visibilità e ricavi significativi.
A oggi, un altro dei motivi per cui è difficile farsi notare è la tendenza a preferire musica commerciale, ovvero che rientra in determinate sonorità, a musica autentica e diversa dalla massa.
«La cosa più difficile per noi è far capire e apprezzare alle persone un tipo di musica non commerciale. Trovare uno spazio e farsi notare all’interno di canali di tendenza ma senza fare la cosiddetta “commercialata”. Il nostro primo album, seppur senza aspettative e non commerciale, ha riscontrato più successo del previsto e questa è stata una grande soddisfazione, ma non sempre è semplice» affermano il batterista e il bassista di “Grandi Raga”.
Sicuramente questo fenomeno è stato amplificato con la nascita di social come TikTok, dove i video tendono a privilegiare il suono rispetto al testo, favorendo un tipo di musica ripetitiva, immediata, facilmente riconoscibile anche con pochi secondi di ascolto e, appunto, ‘commerciale’. Proprio per questo motivo spesso i nuovi talenti tendono a buttarsi su TikTok, cercando di adattare il proprio stile alla tendenza del momento, ma, come dice anche la band, perdendo di originalità.
Essendo preferita dal pubblico la canzone “commerciale”, anche le piattaforme di streaming tendono a promuovere tali contenuti già popolari o che ricevono un alto numero di interazioni iniziali, rendendo più difficile per le giovani promesse emergere senza un supporto significativo. Anche le radio e i blog sono difficilmente accessibili, perché tendono a dare spazio ad artisti già noti o provenienti da circuiti riconosciuti. Purtroppo, nei blog o webzine musicali si ripresenta lo stesso problema e questi ragazzi faticano ad ottenere recensioni, a meno che non abbiano un ufficio stampa o una rete di contatti. Tutto ciò crea un circolo vizioso: senza numeri iniziali non si entra negli algoritmi, e senza algoritmo non si fanno numeri.
Per emergere, è quindi importante essere seguiti da un’etichetta discografica?
«Abbiamo iniziato autonomamente per poi avere un contratto di distribuzione con un’etichetta discografica fiorentina. Erano molto bravi nel loro lavoro e abbiamo incontrato delle bellissime persone, ma dopo il periodo di pausa che ci siamo presi, avendo l’etichetta troppi progetti da seguire, ci è stato detto che non avrebbero più potuto aiutarci. Da quando abbiamo deciso di riprendere autonomamente, seppur per tante cose più complicato, ci siamo resi conto che abbiamo più possibilità di organizzarci come preferiamo, e gli ascolti ci stanno andando molto bene.» affermano Foramacchia e Fiabba.
«Ovviamente dipende da chi incontri, è tanto anche un gioco di fortuna. Noi al momento ci troviamo bene a far musica autonomamente ma comunque non escludiamo collaborazioni future» aggiungono.
«Essere seguiti da un management è un grandissimo vantaggio, perché ci permette di concentrarci a pieno solo e soltanto sulla nostra musica, senza pensare all’organizzazione di tutto il contorno che un artista deve mettere in conto, tipo interviste come questa. Fortunatamente noi non ci sentiamo limitati da loro, ci lasciano esprimere come più ci piace e non è scontato. Ci mettono in contatto con le persone giuste, che ci aiutano a far funzionare la nostra musica, e ci organizzano i vari live, seppur ancora piccoli, a giro per l’Italia. Insomma, si occupano di una serie di dettagli fondamentali all’interno del percorso di un artista, che da soli sarebbe molto difficile gestire» affermano entusiasti i ragazzi della band che sono in trattativa con l’etichetta discografica “Pluggers” e sono già seguiti da un management.
Le opinioni dei ragazzi intervistati sono un po’ contrastanti per le diverse esperienze vissute, ma da queste testimonianze si capisce che emergere da soli non è per niente semplice, e che è importante avere un management alle spalle che creda nel progetto e nell’artista. Ma allo stesso tempo non è necessariamente obbligatorio, dipende dall’esigenza e dalla natura della band o del cantante. A volte può capitare di sentirsi limitati da un’etichetta discografica e molto sta anche nella fortuna di trovare le persone giuste.
Abbiamo infine posto una domanda ad entrambi: quali sono i passaggi chiave che state mettendo in atto nel vostro progetto per provare ad arrivare a chi vi ascolta?
«Cercare di essere sempre se stessi, senza pensarci troppo, senza voler fare per forza successo e senza incolpare fattori esterni in caso di insuccesso» affermano i “Grandi Raga”.
«Concedersi la possibilità di sbagliare e imparare dai propri errori, avere passione e non fermarsi al primo ostacolo, provare e riprovare e mettersi in gioco sempre» ci dicono invece Foramacchia e Fiabba.
Le loro storie ci mostrano due percorsi diversi ma uniti dallo stesso obiettivo: quello di fare musica autentica, rimanendo fedeli a sé stessi nonostante le difficoltà. In un panorama musicale sempre più affollato, dove l’accessibilità ha abbattuto le barriere ma ha moltiplicato la competizione, emergere non è solo questione di talento, ma di costanza, strategia, contatti e, spesso, anche fortuna.
L’industria musicale di oggi offre molte opportunità, ma lascia poco spazio a chi non si adatta alle logiche del mercato. Ma, come dimostrano questi giovani artisti, esistono alternative: essere indipendenti può significare maggiore libertà creativa, mentre affidarsi a un’etichetta o a un management può permettere di concentrarsi solo sulla musica e di aprire le proprie conoscenze. La chiave, forse, sta proprio nel trovare un equilibrio tra autenticità e strategia, tra libertà artistica e visione professionale.
In un’epoca in cui è facilissimo pubblicare musica ma difficilissimo farsi ascoltare, quello che emerge davvero è il valore della perseveranza, della coerenza artistica e della capacità di credere nel proprio progetto. Perché, nonostante tutto, c’è ancora spazio per chi ha qualcosa di vero da dire, e soprattutto, il coraggio di farlo a modo proprio.