La storia di Gabriele, adottato a sei anni
di Andrea Tognini
Oggi è la festa della mamma, e in Italia ognuno la vive a modo suo. C’è chi ripensa alla mamma che non c’è più, con gli occhi lucidi, e chi invece non si ricorda nemmeno della ricorrenza perché a questo giorno non ha mai dato troppa importanza. Poi c’è chi mette una foto sui social, scrive un biglietto o compra un mazzo di fiori. Insomma, tutti la vivono in un modo diverso. Qualcuno la festeggia, qualcuno la evita.
E poi c’è Gabriele, che la vive in modo contrastante, perché è stato adottato quando aveva solo sei anni e mezzo, in Etiopia.
«Vivevo in una casa-famiglia, ero piccolo. Ma quando ho ricevuto la notizia che erano arrivati i miei genitori non ho esitato. Sono corso giù dalle scale e li ho abbracciati fortissimo. Non so come spiegarlo, ma in quel momento li ho subito considerati la mia mamma e il mio papà, anche se non li avevo mai visti -. Così Gabriele ricorda il primo incontro con Laura e Paolo, i suoi genitori -. Dopo quell’incontro sono passate un po’ di settimane prima della partenza per l’Italia, per rendere il trasferimento meno traumatico. Ma io non vedevo l’ora di partire. Ero così felice che avevo disegnato un calendario per segnare i giorni che mancavano alla partenza».
Poi, quel giorno è arrivato. Gabriele è salito su un aereo per la prima volta, seduto di fianco alla sua nuova famiglia e all’arrivo in aeroporto è stato travolto dall’amore incondizionato degli zii e dei nonni: tutta la famiglia al completo.
Poi, la scuola. All’inizio è stato difficile ambientarsi all’Italia, era tutto nuovo. Nuovo cibo, nuova lingua, nuove abitudini. E, soprattutto, una nuova mamma. «Ho imparato velocemente la lingua, e ho trovato il mio posto. Ho studiato e sono arrivato a laurearmi in economia a Genova, per poi iniziare un master a Madrid».

Oggi Gabriele ha ventiquattro anni. Studia, vive tra l’Italia e la Spagna, e guarda alla sua storia con una consapevolezza diversa. Sa che non è stato semplice arrivare in un nuovo Paese, cambiare abitudini, ricominciare da zero. Ma sa anche che, giorno dopo giorno, il suo posto l’ha trovato, costruendolo con fatica.
La sua è una delle tante storie nate da un’adozione internazionale, un percorso che negli ultimi anni è diventato sempre più raro e complesso. Secondo i dati della Commissione per le Adozioni Internazionali, nel 2025 sono stati adottati in Italia 664 minori stranieri: 353 maschi e 311 femmine. L’età media all’ingresso era di circa sette anni. Numeri ormai abbastanza stabili dalla pandemia in poi, ma molto lontani da quelli del passato: nel 2010 le adozioni internazionali in Italia erano state 4.130.
Ma dietro ogni numero resta una storia, un bambino che parte, una famiglia che lo aspetta, una vita che cambia.
«Spesso molte persone non comprendono i lati più difficili dell’adozione. Vedono solo la fortuna, l’opportunità, ma non le difficoltà. Come il sapersi adattare in un nuovo Paese, ricominciare da zero, convivere con un passato difficile. Nonostante questo, però, io mi sento un ragazzo fortunato. I miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla, anzi. Mi hanno sempre fatto sentire protetto e amato».
Gabriele, oggi, ha tante emozioni contrastanti. La festa della mamma è una festa diversa dalle altre, per lui e per tanti ragazzi e ragazze che non hanno mai conosciuto la propria mamma.
«Non è una giornata semplice, per via del rapporto che ho sempre avuto con la figura materna. C’è un contrasto tra il bellissimo rapporto che ho con la mamma che mi ha cresciuto, e il rapporto che non ho, con la mia mamma biologica».
L’emozione è forte, ma Gabriele vuole spendere qualche parola speciale per Laura, sua madre adottiva. «Vorrei dirle che, insieme a mio papà, è la persona più importante della mia vita. Sono felice di come mi ha cresciuto e del rapporto che abbiamo creato. Le voglio un gran bene, e spero sia orgogliosa del figlio e della persona che sono diventato. Tanti auguri, ma’».