Raccontare le storie di Firenze e di chi vive la città ha un valore affettivo verso la nostra città e verso ciascuna persona

«Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai, per pensare che da lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie».

(Italo Calvino, Le città invisibili)

C’è Mario, l’ultimo dei mesticatori all’ombra del Duomo che ricorda com’era Firenze prima che le vecchie botteghe iniziassero a scomparire e poi Leonardo che ha rifiutato il posto fisso per fare il calzolaio in proprio e ha riaperto una bottega abbandonata a Brozzi. C’è il vecchio professore che sussurra alla moglie il suo amore anche se lei non lo riconosce più; c’è il sorriso di Massimo e l’amore per i cani, il suo riscatto dall’infanzia in mezzo alla tossicodipendenza dei genitori; c’è la Piera e i suoi panini e, nel suo sguardo, i ricordi di tutti i ragazzi a cui ha dato da mangiare allo stadio; e poi c’è Elena, la spazzina che si sente una principessa, le sue piroette per le strade di San Lorenzo con la scopa in mano e la gioia di pulire la sua città, Firenze.

Ci sono queste e mille altre storie raccontate e ancora da raccontare nel progetto Storie di Firenze nato per mano del giornalista Jacopo Storni e dell’editore Lorenzo Galli Torrini: «da una chiacchierata fra amici l’anno scorso durante una serata è nato il desiderio di fare un progetto per raccontare le storie della gente comune, storie di vita che però di comune non hanno niente, ogni vita è straordinaria perché ognuno è una storia da raccontare» mi dice Jacopo Storni, il direttore. Il progetto si ispira al blog Humans of New York di Brandon Stanton, da questo riprende lo stile fotografico e come questo si propone di raccontare i volti della gente della città. Storie di Firenze nasce come sito www.storiedifirenze.it dove vengono pubblicate le foto e le storie delle persone raccontate ed è presente sui social con una pagina Instagram e Facebook omonime. Firenze è lo sfondo di queste storie e di questo bellissimo progetto che a gennaio ha festeggiato un anno, con più di 150mila pagine visualizzate sul blog, diecimila utenti al mese e 750mila persone raggiunte sui social. La Firenze raccontata non è quella delle cartoline patinate o quella romanticizzata negli occhi dei turisti ma è la Firenze della gente, di tutte quelle vite lontane dai riflettori che rendono grande la città e che meritano di essere raccontate; tutti quegli uomini e quelle donne che rendono bella la città col loro vissuto e che ne sono la storia, la voce. La Firenze di cui si parla è quella amata, quella odiata, quella di chi c’è stato per poco o tutta una vita, quella di chi ci transita o la vive quotidianamente, la Firenze di notte e di giorno, quella dove si vocia da una strada all’altra, la Firenze dei «oh in do’ tu vai» e dei «oh bada chi c’è»; dove si ride e si scherza ma anche quella dove si piange; La Firenze degli alti palazzi e del sottosuolo. La grandezza è quella della vita di ogni giorno e delle cose semplici e la poesia è quella della strada, dei volti, dei sorrisi veri che ci ricordano che la bellezza non è nella mondanità ma nella vita di ogni giorno, nelle storie piene di significato e verità che fanno emozionare e che trasformano l’ordinario in straordinario: lo studente che sogna, il babbo disoccupato, la mamma che deve fare due lavori per mantenere i suoi figli, il ristoratore depresso a causa della pandemia. Ogni mese la redazione si occupa di cinque storie, alcune più lunghe che vengono pubblicate sul blog e sui social ed altre più brevi, così dette «on the road», che vengono pubblicate solo a mezzo social. Il progetto è aperto a tutti coloro che vogliano raccontare la loro vita legata in qualche modo a Firenze, tutti coloro che vivono o hanno vissuto Firenze possono mandare una proposta di storia o possono proporre la storia di qualcuno che conoscono alla redazione all’indirizzo redazione@storiedifirenze.it.

«Raccontare le storie di Firenze e di chi vive la città ha un valore affettivo verso la nostra città e verso ciascuna persona – prosegue il direttore, Jacopo Storni – perché ciascuno di noi ha una storia che merita di essere raccontata ed è correlato agli altri: il sindaco non potrebbe esistere se non ci fosse la spazzina che spazza piazza della Signoria ogni mattina. È proprio per questo che è importante raccontare la gente comune che è il cuore pulsante della città. Storie di Firenze è un progetto relativamente recente e abbiamo raccontato già molte storie: il denominatore comune è che siano le storie vere della gente che ha vissuto o vive Firenze in qualche modo, storie intime nel loro carico emotivo di gioia e dolori: per tanti è molto difficile raccontarsi e mettersi a nudo, raccontare la loro esperienza umana anche nelle parti più difficili e spesso sofferte, ma tutti lo fanno con coraggio per essere parte di qualcosa che per loro è bello, che lo è per tutti e per la città: questo progetto emoziona e fa emozionare, è tutto molto umano e si vede l’umanità nella sua diversità e bellezza. Il desiderio è che queste storie possano essere fonte di ispirazione per chi le legge, che possano far tirare fuori sogni dal cassetto, infondere coraggio e trasmettere la bellezza che questo si porta dietro».

Firenze è il collante che tiene insieme tutto e che collega le vite delle persone facendo prendere a questo progetto la forma di un grande reportage collettivo. E adesso le conosciamo, le storie raccontate, le viviamo, le condividiamo e ne parliamo, ritrovando anche a mezzo social, quel senso di comunità profondo che tiene tutti uniti; ricostruendo quel tessuto, quella rete sociale di volti, più o meno conosciuti, che sono la storia, la vita e l’amore della nostra e per la nostra città; e sappiamo qual è il nostro posto in questo grande racconto in cui ci chiamiamo per nome e di cui tutti facciamo parte. 

di Rebecca Pace in Edera 42– collaboratrice di Edera

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