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SENZA PALCOSCENICO

L’inciampo poetico de INuovi

di Assunta Stocchetti

Parlare di teatro non significa rimanere chiusi in uno spazio, può voler dire anche entrare nel flusso della vita quotidiana e fare di quest’ultima palcoscenico. Firenze ha trovato un interprete di questa affermazione nel collettivo INuovi. Un gruppo di attrici e attori under 35 che ha preso iniziativa – ormai da qualche anno – nell’allargare i confini della scena teatrale, trasformandola in momenti di coesione sociale, rigenerazione urbana e dialogo intergenerazionale. 

La storia de INuovi inizia nel biennio 2017-2018. Il nucleo originario nasce come naturale continuazione del percorso per attori “Orazio Costa” della Fondazione Teatro della Toscana.

Più tardi, tramite bando pubblico, la compagnia si è arricchita grazie ad attori e attrici provenienti dalle maggiori scuole nazionali di recitazione. Tra loro c’è anche Mary, una delle voci che ci ha guidato alla scoperta di questa realtà.

Alcuni di loro sono saliti a bordo quando la compagnia era già impegnata in una sfida importante: la gestione dello storico Teatro Niccolini.

Un’operazione dal profondo stampo sociale, mossa dal duplice obiettivo di lavorare sulla memoria e sul futuro della comunità. A raccontarlo è la stessa Mary:

«Noi abbiamo cominciato ad incidere su quello che è il nostro territorio […] partendo proprio dalla gestione del Teatro Niccolini. In quel caso avevamo il compito, da un lato, di far scoprire ai giovani un teatro che era rimasto chiuso per vent’anni e di cui ignoravano l’esistenza; dall’altro, volevamo far arrivare ai meno giovani il messaggio che quel luogo era stato riaperto, ed era più vivo che mai».

Dopo l’esperienza al Niccolini, INuovi hanno scelto di non fermarsi e hanno portato il teatro fuori dai confini classici, attraverso una fitta rete di attività diffuse. 

Progetti supportati da cooperative sociali, biblioteche e altre associazioni locali, hanno aiutato a tessere la tela di relazioni che li ha condotti fino all’attuale esperienza della Living Room, realtà nata in Santo Spirito lo scorso maggio.

Uscire dai luoghi convenzionali è per l’associazione culturale una necessità storica:

 «Fra il Niccolini e la Living c’è stato tutto il tempo in cui la città era il nostro spazio scenico – spiegano – e quindi noi abbiamo cominciato a immaginare per missione ed esigenze tutta una serie di attività che si svolgessero o in luoghi che non erano nostri o in spazi esterni. Proprio per il principio di portare il teatro fuori dal teatro». 

La loro missione statutaria, unita all’uso dello spazio urbano come palcoscenico, ha spinto il collettivo a reinventarsi: hanno iniziato a immaginare una serie di attività da realizzare sia in condivisione con altre realtà, sia in spazi esterni. 

È qui che il teatro inizia a superare le barriere architettoniche. 

Nasce così Parchi Capovolti, festival che quest’anno giunge alla sua terza edizione e che risponde all’urgenza di far rivivere ai cittadini i propri spazi quotidiani sotto una luce nuova. 

«Parchi Capovolti nasce dall’esigenza di far rivivere lo spazio consueto di attraversamento quotidiano (…) però mediante una lente culturale, che non sia solamente uno spazio da attraversare. Ciò che cerchiamo di ottenere è di far un po’ inciampare le persone che attraversano i parchi, su di noi». 

Come spiega Mary, l’idea è dunque che i passanti “inciampino” nelle proposte dell’associazione: trovandosi davanti a una performance o a un’attività in corso, le persone finiscono per avvicinarsi con curiosità e spesso entrano a far parte di quello che sta accadendo, conoscendosi e creando nuovi legami sociali.

La volontà di partire, in modo quasi “ecologico”, da ciò che già esiste e pulsa in città, è tanta. 

Si parla anche di ecologia relazionale  «“quest’anno abbiamo deciso di inserire una parte di programmazione non nostra, di coinvolgere altre compagnie o realtà che operassero sul territorio, come Company Blu o L’Ensamble Calicantus; sia dal punto di vista musicale che della danza, vogliamo partire ecologicamente da quello che c’è». 

La sensibilità ecologica è presente anche a livello tecnico. Tutte le attività vengono fatte con cuffie wireless, nel rispetto «del parco che vive la sua vita». 

Per scelta progettuale, il festival è in continuo movimento: la mappa dei luoghi cambia di anno in anno. In questa terza edizione, non sono stati interessati i parchi toccati negli anni precedenti, espandendo così l’impatto sul territorio fiorentino.

Vivendo la città e trasformando l’ordinario in straordinario, il collettivo INuovi ci ricorda che il teatro non ha bisogno di velluti rossi o di grandi sipari per esistere. Servono storie da raccontare e una comunità disposta a fermarsi, anche solo per un attimo, per ricominciare a guardare il proprio quotidiano con occhi diversi.

Articolo scritto all’interno del Laboratorio Edera Summer Camp di comunicazione e scrittura giornalistica realizzato da Edera Rivista.

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