Sempre più diffuso è il cosiddetto ‘Climate Despair’ (letteralmente ‘disperazione climatica’), cioè quell’atteggiamento di angoscia, rassegnazione, impotenza, che accomuna le persone convinte che i cambiamenti climatici ci condurranno dritti dritti verso l’estinzione dell’umanità.

Leggo che i cambiamenti climatici stanno accadendo ora e per causa nostra. Dai rapporti stilati dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico – l’organismo delle Nazioni Unite per la valutazione della scienza relativa ai cambiamenti climatici – mi rendo conto che le recenti emissioni di gas serra sono le più alte della storia: la scienza lo ha confermato.

Leggo anche che gli effetti dei cambiamenti climatici sono visibili già adesso, e per questo costituiscono un pericolo non solo per le future generazioni ma anche per la nostra. Ci troviamo, cioè, immersi in un fenomeno talmente grande ed esteso che spesso sfugge a una consapevolezza completa da parte nostra.

Diventa però ogni giorno più chiaro che tale fenomeno non è una cosa astratta, ma qualcosa di tremendamente concreto.

A mettere in allerta per il futuro è la constatazione che i cambiamenti climatici stanno incominciando a minacciare, oltre che la nostra salute fisica, anche la nostra salute mentale.

Il ‘Climate Despair’ scaturisce da una situazione reale, tangibile, ma spesso si traduce in rinuncia all’azione, in quanto impedisce ai soggetti che ne soffrono di intraprendere azioni significative per risolvere la crisi climatica.

Riguardo al dilagare di questo fenomeno abbiamo parlato con Federica Gasbarro, giovane attivista e autrice di due libri in cui racconta il suo impegno per il clima.

«Sarebbe riduttivo limitare il ‘Climate Despair’ solo a coloro che sperimentano in prima persona gli effetti dei cambiamenti climatici. Questo fenomeno può colpire chiunque».

Tutti siamo responsabili del riscaldamento globale e dovremmo cercare di porvi rimedio.

«Quello che conta è che ciascuno dia il proprio contributo, anche se molto piccolo – continua Federica – perché non dimentichiamoci che il sistema in cui viviamo spesso rende difficile agire per il bene di noi esseri umani e del nostro pianeta».

Non occorre aggiungere altro, dunque, per capire come un sentimento di ansia, di resa, di inettitudine possa facilmente insorgere in ognuno di noi.

Il punto è che oggi, dal momento che i cambiamenti climatici sono entrati a far parte del dibattito culturale, rischiamo di entrare in un vero e proprio circolo vizioso:

«quanto più il tema del riscaldamento globale è sotto l’attenzione generale, con continue notizie sulla drammaticità della situazione che stiamo vivendo – rileva Federica Gasbarro – tanto più è possibile che si accentui il ‘Climate Despair’», per cui un aumento della nostra conoscenza in materia di cambiamenti climatici potrebbe non avere un seguito in termini di comportamenti praticati, ma che anzi si dissolva in impotenza di agire.

Sorge spontanea allora una domanda: come fare ad arginare il ‘Climate Despair’?

La brutta notizia è che non esiste un decalogo per salvarsi da questo fenomeno, cioè un insieme di regole cui attenersi scrupolosamente per essere certi di non soffrirne. Ma ce n’è anche una buona:

la risposta al ‘Climate Despair’ è contenuta nel fenomeno stesso, è lì, sta a noi coglierla, e per farlo è necessario cambiare le lenti con le quali osserviamo, interpretiamo e, di conseguenza, agiamo la realtà. Ma andiamo con ordine.

Come prima cosa è importante imparare ad ascoltare le sensazioni che scaturiscono dal ‘Climate Despair’ e legittimarle:

l’angoscia, l’impotenza sono lecite ed è normale che si manifestino in molti di noi davanti a una sfida così rilevante come quella della lotta ai cambiamenti climatici. Tuttavia, è poi necessario gestire questa reazione giusta e trasformarla in qualcosa di funzionale, cioè in un comportamento giusto, in azione orientata a combattere la crisi climatica.

Federica Gasbarro, infatti, ci ricorda che il ‘Climate Despair’ «ha in sé un dualismo, può essere letto da due prospettive ben diverse»: frena l’azione ma al contempo può diventare strumento per.

Strumento per fare di un elemento di crisi un elemento di forza, strumento per innescare l’azione, anche quando la situazione può apparire senza via d’uscita.

Ed è proprio quello che ha fatto Federica: «questo fenomeno mi ha aiutato a trovare la mia voce e ad esprimerla, ad agire concretamente unendomi al movimento Fridays For Future e, quindi, a diventare il cambiamento che voglio vedere intorno a me».

Sta tutto nel decidere di accogliere questo fenomeno come sentore che qualcosa non sta andando per niente bene, ma nell’ottica di farne una base per progettare un intervento incisivo.

In tal senso il ‘Climate Despair’ potrebbe avere un significato davvero importante per il nostro futuro.

Articolo di Marta Guarducci per Edera 43, Community di Edera

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