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RUANDA 1994-2025

Il ciclismo come riscatto sociale

di Marco Mastroleo

Nel 2004 uscì nelle sale cinematografiche il film “Hotel Rwanda”, un dramma storico, incentrato sulla figura di Paul Rusesabagina, direttore dell’Hotel des Milles Collines di Kigali, durante il terribile genocidio che, tra la primavera e l’estate del 1994, sconvolse le vite del popolo ruandese.

Durante quelle settimane di terrore, il direttore Rusesabagina ebbe il coraggio di accogliere all’interno del suo hotel numerosi rifugiati e profughi di etnia Tutsi, garantendo loro un letto e un pasto caldo e salvaguardandoli dai propositi di pulizia etnica dei gruppi di suprematisti di etnia Hutu, i quali, secondo alcune stime, furono responsabili di circa 800mila esecuzioni.

Questa ondata di violenze finì nel 1994, quando alcuni ribelli Tutsi, per reagire alla sanguinosa egemonia degli Hutu, diedero vita al gruppo armato del Front Patriotique Rwandais, riuscendo prima a limitarli poi a sconfiggerli, prendendo il controllo della nazione; uno di questi guerriglieri fu Paul Kagame, attuale presidente del Paese dalla bandiera azzurra, gialla e verde.

Da quel tragico evento che devastò i figli di una intera nazione, il Ruanda fece fatica a riprendersi, costretto a convivere com’è ancora oggi con i fantasmi del passato davanti alla coscienza collettiva globale.

Una piccola occasione di riscatto è stata però rappresentata dall’assegnazione alla sua capitale, Kigali, dell’edizione 2025 dei Mondiali di ciclismo su strada, ospitando così per la prima volta sul suolo africano la corsa per la maglia arcobaleno iridata.

Tra il 21 e il 28 settembre, il popolo ruandese, oltre a godere dell’entusiasmante spettacolo offerto dai migliori corridori al mondo, ha potuto, per un momento, mettere da parte l’ingombrante peso di un tragico passato non troppo lontano e mostrare con fierezza davanti ai media internazionali un nuovo volto di se stessi: le vecchie immagini di repertorio di sanguinosa violenza, oppressione etnica, sono state sostituite da scene di festa, giubilo ed euforia; le strade di Kigali sono passate dall’essere teatro di sanguinosi scontri ed efferati omicidi ad affollarsi di tifosi che inneggiavano ai propri beniamini sulle due ruote; i loro volti, segnati nel 1994 dalla sofferenza e dalla tensione hanno brillato coi sorrisi e la passione, compresi i bambini, non più bambini-soldato vittime della propaganda suprematista, ma piccoli sognatori. 

I corridori della nazionale del Ruanda, non ancora nati nel periodo del genocidio, hanno rappresentato con orgoglio la loro nazione davanti alla loro gente.

Le strade di Kigali si sono illuminate di una amarangwi (“pittura”) di canti, tamburi e costumi colorati, un potente simbolo di speranza e di riscatto. Grazie all’organizzazione di questo evento globale il Ruanda, seppur ancora ferito dal 1994, ha potuto dimostrare davanti agli occhi del mondo il proprio orgoglio nazionale e la volontà di rinascere ed archiviare completamente tempi tanto oscuri. 

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