Le Reti di Solidarietà nei Quartieri uniscono tutto il tessuto associativo della città di Firenze e rappresentano un punto di riferimento fondamentale che avvicina il Comune ai suoi cittadini, offrendo servizi utili a chi è in difficoltà e fornendo risposte e aiuto nel minor tempo possibile. In particolare la Rete del Quartiere 4, nata con Sandra Lastrucci e Giuseppe Torelli e a cui si sono aggiunte nel lavoro di coordinamento Morena Musa, Raffaela Condina e Corinna Pugi, si occupa della zona tra l’Isolotto e Legnaia, luogo particolarmente ricco di storia e di tante realtà associative, cattoliche e laiche, nate per rispondere alle esigenze di un territorio particolarmente variegato. 

Con il passare degli anni si sono aggiunte tante persone che hanno dato vita a un concentrato di esperienze e di realtà che hanno contribuito a creare una coesione tale da diventare «il filo unico di un’unica rete» che fa sentire tutti a casa. Ed è proprio così che ci si sente parlando con Corinna Pugi, Paola Sirabella, Francesco Bonaiuti, Eugenio Re, Enrico Ricci e Giovanni Giglia, alcuni dei volontari che, nonostante il distanziamento e le mascherine ,riescono ancora a trasmettere tutto l’entusiasmo e l’amore che nutrono per questo progetto. È questa la loro forza. Un equilibrio perfetto che unisce la parte organizzativa a quella pratica, della cittadinanza attiva che si mette in ascolto degli altri, «senza alcun pregiudizio culturale, etnico o religioso, ritagliandosi il proprio spazio in base alle proprie possibilità e competenze». Prima dell’emergenza Covid19 erano impegnati in numerosi servizi di front office che spaziavano dalla misurazione della pressione a corsi di italiano per stranieri. Con la pandemia li hanno dovuti sospendere ma questo non li ha scoraggiati, anzi. «Abbiamo bisogno che qualcuno ci trattenga – dicono – perché nascono continuamente idee». 

Nel periodo di lockdown, le azioni di volontariato hanno contribuito a superare il sentimento di diffidenza verso l’altro che si stava creando, infatti sono nate numerose collaborazioni con diverse associazioni, tuttora attive, che hanno permesso di mettere a disposizione dei cittadini servizi praticamente professionali, con solo risorse di volontariato e con tempi di attesa brevissimi. 

Ma come funzionano gli ingranaggi di questa piccola grande macchina? Paola è la prima voce che sentono le persone perché è lei che si occupa delle telefonate ma anche della compagnia telefonica. Eugenio è uno dei sei volontari che fanno parte del gruppo di recupero e ridistribuzione degli esuberi di pane che rimangono invenduti nei forni e nei centri commerciali, per ora solo del Q4. Da qui si è creato un vero e proprio circolo virtuoso che ha trasformato persone bisognose di aiuto in volontari che danno aiuto, perché «c’è un vero spirito di collaborazione, un dare e ricevere, che insegna anche a conoscersi a vicenda». 

Poi c’è Francesco, tassista di professione, che con il suo taxi ha iniziato a occuparsi del servizio di consegna a domicilio dei farmaci, in collaborazione con le farmacie del Quartiere, iniziato durante il lockdown e che ancora oggi aiuta chi ha bisogno. «Per me è stato un vero e proprio lavoro», racconta Francesco, perché non avendo praticamente nessuna corsa fare volontariato è stato un modo per rendersi utile e non crollare, come invece è successo a molti suoi colleghi. 

Questo servizio è attivo anche per la spesa, in collaborazione con le parrocchie del quartiere e del Vicariato Porta San Frediano. A gennaio si sono aggiunti anche l’iniziativa Tutti taxi per amore, in collaborazione con la comunità di Sant’Egidio per raccogliere e distribuire ai senza fissa dimora indumenti e coperte per l’emergenza freddo e il progetto Re-start, per la consegna dei pacchi alimentari, attraverso le Reti di solidarietà dei Quartieri, con l’aiuto di 43 associazioni di volontariato cittadine, Caritas e Banco alimentare. 

Infine Giovanni si occupa dei profili social che utilizza per cercare di arrivare a più persone possibile e parlare delle iniziative speciali come quella delle scatole di Natale, contenenti regali di vario genere, che sono state donate agli adulti ma soprattutto ai più piccoli da una squadra enorme di volontari travestiti da Babbo Natale, facendoli sentire speciali, anche solo per un giorno. I pacchi avanzati sono stati dati a Zia Caterina che con il suo splendido taxi li ha portati ai bimbi dei reparti oncologici e «aver visto la felicità nei loro occhi non ha prezzo». 

Nonostante la loro sede in piazzetta Sansepolcro sia un po’ nascosta, le loro azioni sono state ben visibili agli occhi di tutti, tanto che il Consiglio di Quartiere ha deciso di premiarli con il Quattrino d’Oro per il loro impegno e durante la Festa del Dono 2020, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio è stato conferito a Francesco, dal Sindaco Dario Nardella, un riconoscimento per il servizio di volontariato e solidarietà svolto con il suo taxi durante il lockdown. Madre Teresa diceva che ogni cosa che facciamo è come una goccia nell’oceano. «Forse le nostre gocce non hanno ancora creato un oceano – dicono – ma almeno un laghetto sì!». E questo è solo l’inizio.

di Francesca Diodati, per Edera 41, Community

Foto di Giovanni Giglia

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