Alzheimer

In un mondo che fa dell’apertura alla diversità la sua bandiera, ha suscitato un certo clamore (ma comunque mai abbastanza) il caso dell’anziana, malata di Alzheimer, invitata a non tornare più in un centro estetico per non disturbare le altre clienti.
Una storia che, raccontata dal compagno della donna, ha fatto il giro dei social, portando alle immancabili precisazioni, smentite e scuse della titolare del negozio.
Ma al di là del fatto di cronaca, fa riflettere quanto oggi sia facile mostrarsi aperti al diverso (ed è già qualcosa sia chiaro), a condizione peró che sia giovane, bello, pulito, sano e silenzioso.
La questione cambia del tutto quando il diverso è anziano, sporco, brutto, molesto, malato, scomodo. Insomma quando il diverso è davvero diverso. Quando ci scuote dalla nostra asettica perfezione, quando scompagina le strategie di marketing, quando non fa figo se postato sui social, quando richiede uno sforzo e una mano tesa, quando può essere aiutato solo sporcandosi le mani. Quando, banalmente, disturba la ricerca di bellezza e di relax di qualche cliente arrivata (o arrivato) per la manicure, le sopracciglia o un massaggio.
Perché in un mondo che punta tutto sull’apparenza, etica ed estetica combaciano sempre più a fatica.
Ci si sforza costantemente di apparire persone belle. Molto meno di essere belle persone.

di Lisa Ciardi

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