Tramandare valori e comunicare tra generazioni diverse non è semplice, ma i Bandierai degli Uffizi sanno farlo molto bene
di Benedetta Paoli
Come può una tradizione radicata nel passato, nell’essenzialità e negli ideali di un tempo sopravvivere in un mondo che sembra andare nella direzione opposta? I Bandierai degli Uffizi ne sono la testimonianza evidente. Ne parla con fierezza Leonardo Chiussi, sbandieratore da ben 44 anni, uno dei veterani del gruppo e il più anziano dopo il capitano.
Tradizione e orgoglio sono i valori che accomunano gli sbandieratori di Firenze, un gruppo di volontari dai 10 ai 70 anni. Si definiscono una grande famiglia dove non esistono limiti d’età, tutti tornano bambini, come se facessero un passo indietro nel tempo.
L’amore e la passione che li contraddistinguono conquistano chiunque e questo entusiasmo coinvolge tutti, specialmente i più giovani quando si affacciano a questa realtà.
Anche da lontano si percepisce un forte senso di unione e appartenenza a qualcosa di autentico: è questo ciò che cercano tanti ragazzi.
Dentro di loro arde un desiderio profondo, quello di volersi sentire importanti in una città ricca di storia e cultura. Non manca la volontà di trovare il proprio spazio e, al tempo stesso, di scoprire se stessi, affidandosi ai compagni e lasciandosi guidare da mani esperte che sanno indirizzarli nella strada più giusta.
Essenziale, infatti, è il confronto con gli altri, il piacere di aiutare i compagni e di sostenersi a vicenda. Non sono più singoli individui, ma un unico corpo, pronto a rappresentare la propria città.
Questo si riflette nelle loro sfilate: un insieme di corpi che si muovono in sincrono come se fossero tutti legati da una stessa mente e un medesimo cuore che batte per Firenze.
La collaborazione è il fondamento di questo gruppo. La convinzione che insieme si sia più forti rappresenta uno dei loro ideali ed è un messaggio che vogliono trasmettere: nessuno rimane indietro, tutti sono fondamentali allo stesso modo.
Andare a tempo e maneggiare bandiere e tamburi non è semplice: richiede costanza ed esercizio pratico, ma anche forza di volontà e i giovani di oggi dimostrano di possederla.
Con passione e determinazione si allenano intensamente per portare a ogni sfilata la migliore immagine di Firenze.
L’attenzione alla manualità e l’utilizzo di strumenti antichi riportano a un tempo in cui la tecnologia non scandiva ancora la quotidianità. In un mondo in continua evoluzione, sembra che il tempo si sia fermato. I giovani, nati in un contesto digitale, sono incuriositi da questo, spinti dalla volontà di scoprire quel passato che non hanno mai realmente vissuto, ma che grazie a questa esperienza possono in parte conoscere.
Già dall’età di dieci anni, bambini e ragazzi, chiamati nel gruppo “Zanzare”, si appassionano a questa realtà. Le bandiere e i tamburi sono quasi più grandi di loro, ma non si lasciano intimorire, anzi, con curiosità e coraggio prendono confidenza. Poco alla volta iniziano a scoprire tutto ciò che si nasconde dietro quegli strumenti tanto semplici e, senza rendersene conto, diventano nuove leve.
Emozionante è vedere, giorno dopo giorno, come questo testimone passi di mano in mano con orgoglio alle nuove generazioni, senza paura ma con tanta gioia, la stessa che si respira dentro questo gruppo.
La speranza e la fiducia che vengono riposte in questi ragazzi sono fondamentali per portare avanti questa tradizione e per far sì che non passi mai di moda.
Firenze ha bisogno di questo. Firenze ha bisogno di andare avanti senza mai perdere di vista i preziosi valori che l’hanno sempre rappresentata e questo i giovani lo stanno realizzando con dedizione e responsabilità.
Il nome della città viene portato alto nel mondo e fatto conoscere ovunque. Chi assiste alle loro esibizioni si sente parte, anche se solo per poco tempo, di una grande famiglia e percepisce il calore della città anche a chilometri di distanza. Non sono mancate, infatti, sfilate in Giappone, America e Russia, dove il pubblico aveva la sensazione di assistere a una magia.
Leonardo ricorda uno spettatore che durante una sfilata a Vichy gli mostrò una sua fotografia scattata anni prima in piazza della Signoria. Questo è uno di quei momenti che evidenziano quanto sia importante ed emozionante trasmettere tutto questo a chi osserva e, allo stesso tempo, viverlo per chi sfila.
Da lontano vediamo bandiere volteggiare nell’aria, i loro colori riempiono il cielo azzurro insieme ai tamburi che non si stancano di suonare. In tutta Firenze si respira fierezza e senso di appartenenza, in segno di una città che conosce il suo pregio.
Il giglio rosso in campo bianco è impresso sulle bandiere, ma ancor di più nell’anima di chi le porta. Questa è Firenze e questi sono i Bandierai degli Uffizi.
Articolo scritto all’interno del Laboratorio Edera Summer Camp di comunicazione e scrittura giornalistica realizzato da Edera Rivista.