Storie a quattro zampe
di Giorgia Borgioli
C’è chi dice che, ormai, abbiano sostituito i figli. Chi invece sostiene che dare loro nomi di persona metta a rischio le basi dell’umano. E, ancora, chi è convinto che somiglino ai propri padroni (e in effetti, la scienza lo conferma).
Parliamo di cani, specchi discreti e fedeli di un mondo umano che li osserva, li celebra, li adotta e a volte persino li dimentica, in una corsa d’amore che però rischia di perdere il senso della misura.
In Sicilia, la scorsa estate, è stata approvata una misura che prevede uno sconto Tari fino a 500 euro all’anno per chi adotta dal canile convenzionato. La Puglia prevede un contributo economico di 1,80 euro al giorno per ogni cane randagio adottato. Il Comune di Frassino, nel Lazio, erogherà un bonus di 500 euro per tutti coloro che vorranno prendere un animale da un canile. Le iniziative si moltiplicano, diverse per forma ed entità, e ormai attraversano l’intero stivale: dal nord al sud, ogni regione incentiva l’adozione con contributi, sconti e agevolazioni. Ma in questa corsa alla buona azione premiata, sembra si sia perso di vista il motivo originario per cui adottare è, o dovrebbe essere, un gesto nobile: il benessere dell’animale.
Oggi, in Piemonte, e più in generale in Italia, reperire dati sulla presenza dei cani nei canili è quasi impossibile: mancano numeri aggiornati su ingressi, adozioni e sterilizzazioni, e la fotografia del fenomeno resta sfocata. Il motivo è semplice quanto controverso: «Negli ultimi due anni è stato introdotto un nuovo sistema per l’anagrafica degli animali d’affezione, chiamato Sinac (Sistema informativo nazionale degli animali da compagnia). Il Sinac è la nuova anagrafe unica nazionale istituita dal Ministero della Salute per registrare cani, gatti, conigli, furetti e roditori presenti sul territorio italiano, e serve a unificare e coordinare le diverse banche dati regionali nate negli anni, così da avere finalmente un sistema unico per tutto il Paese», ci spiega il dottor Paolo Guiso, garante per i diritti animali della Regione Piemonte.
«Questa piattaforma – prosegue – ha l’obiettivo di coordinare i flussi di lavoro tra regioni, servizi veterinari, Ministero della Salute ed enti coinvolti per il contrasto al traffico illecito di animali, la rintracciabilità in caso di smarrimento o abbandono, la gestione sanitaria e statistica del patrimonio animale domestico. Il problema è che non è sempre compatibile con i sistemi precedenti, e che al momento non è ancora stato adottato da tutte le regioni d’Italia, quindi i dati risultano difficili da reperire e confrontare».
Le informazioni della Regione Piemonte presenti nella nuova Banca dati nazionale degli animali da compagnia sono ancora in fase di migrazione dal precedente sistema. Di seguito riportiamo alcuni dati relativi al periodo precedente all’attivazione di Sinac.
Ingressi nei canili sanitari 5.790
Ingressi nei canili rifugio 2.845
Cani restituiti al proprietario 3.167
Cani dati in adozione 2.729
Sterilizzazioni di gatti 1.981
«Oltre alle statistiche su catture, custodie, affidi e transiti, ci sono problemi di gestione territoriale – continua il dottor Guiso –. Ad esempio, abbiamo molti cani portati in canile da privati, spesso provenienti dal sud, che poi non vengono ritirati. Non appartengono quindi al mondo del randagismo, ma a quello dell’utilizzo improprio dei canili. Il canile dovrebbe essere un luogo di passaggio, dove i cani restano il meno possibile prima di essere affidati. Se però ho molti cani che formalmente hanno ancora un proprietario, non posso affidarli perché legalmente sono di qualcuno».
Oltre alla criticità legata alla reperibilità dei dati, emerge con chiarezza dalle diverse voci ascoltate che il problema centrale non è più la scarsità di adozioni, ma il fatto che oggi sono spesso impulsive e poco consapevoli.
Si riferisce ai casi in cui i cani arrivano dal sud, vengono adottati e poi nessuno li ritira?
«No, i cani vengono adottati, ma poi chi li ha presi ha difficoltà a gestirli. Non si può prendere un cane su internet, da un canile di un’altra regione dove è rimasto per mesi o anni, e portarlo in un appartamento aspettandosi che si adatti subito. Molti di questi cani non riescono a vivere una vita urbanizzata. Le persone che li adottano spesso non hanno mai avuto un cane o hanno avuto animali cresciuti da cuccioli, quindi non sanno come affrontarli. I problemi che ne scaturiscono possono essere complessi: aggressività, paure, traumi. L’intenzione di chi adotta è sempre buona, ma spesso il cuore presenta un conto alto: ci sono migliaia di cani con problemi comportamentali proprio perché vengono spostati da un contesto all’altro senza gradualità».
L’adozione impulsiva non è l’unico aspetto critico del rapporto tra animali e società. Dalle parole del dottor Guiso emergono problematiche più ampie e meno note che riguardano diversi contesti della vita quotidiana degli animali.
Uno dei problemi più inquietanti riguarda l’accattonaggio: «Ricevo moltissime segnalazioni di cani e gatti usati per chiedere l’elemosina – racconta – e non si tratta di persone senza fissa dimora, ma di vere e proprie organizzazioni. Gli animali vengono costretti a stare per ore in strada, spesso senza acqua, senza riparo, in contesti rumorosi e pericolosi».
Il tema degli anziani, poi, è particolarmente delicato. Sempre più spesso, le persone in età avanzata sono costrette a separarsi dai propri animali per problemi di salute o difficoltà economiche. «Eppure quegli stessi animali sono per loro un supporto fondamentale, li aiutano a camminare, a mantenere una routine, a socializzare. Sarebbe necessario un sistema di sostegno che permettesse agli animali di rimanere accanto ai loro proprietari anche nei momenti di fragilità».
E poi c’è il caro veterinari. I costi dei farmaci aumentano, e le terapie si sono evolute: oggi comprendono trattamenti complessi, terapie e servizi sanitari articolati che richiedono competenze specialistiche. «Il problema non è solo il denaro – sottolinea Guiso – ma la consapevolezza che curare bene un animale richiede tempo, conoscenze e strumenti. Alcune razze hanno esigenze chirurgiche o trattamenti specifici, mentre animali urbanizzati, come i gatti d’appartamento, sviluppano problemi legati alla mancanza di stimoli naturali». Non sono necessità vitali, ma bisogni reali che emergono dal modo in cui gli animali vivono accanto a noi, spesso lontano dall’ambiente per cui la loro natura è fatta.
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