Nella fase pre Covid, quella che oggi sembra distante da noi ere geologiche, un tema aveva preso forza sugli altri: l’emergenza ambientale. Improvvisamente, dopo anni di generale indifferenza, si erano accesi i riflettori sulla necessità di tutelare il pianeta da un’ingerenza umana sempre più forte, sull’importanza di salvaguardarlo, sull’urgenza di una svolta che rendesse meno devastante l’antropocene, ovvero la nostra capacità d’incidere addirittura sui processi geologici della Terra.
Dopo la fase pre, i è arrivato il Covid. Sono finite le manifestazioni di piazza nel nome di Greta Thunberg, si sono interrotti eventi e conferenze. Ci siamo chiusi ciascuno in un mondo più ristretto ed egoistico che non sembra avere tempo e modo di pensare ad altro che all’emergenza. È comprensibile. Inevitabile forse.
Però se siamo arrivati a questo punto, probabilmente è anche per colpa del nostro rapporto malato con la Terra. D’altronde tutte le varie ipotesi sull’origine del Coronavirus, dalle più accreditate alle più fantasiose, hanno in comune proprio questo punto. Oggi l’obiettivo immediato è curare l’umanità dalla malattia. Ma dobbiamo, già da ora, pensare anche a non riammalarci di nuovo. E questo non può che passare da un nuovo rapporto con il nostro pianeta.

di Lisa Ciardi

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