Oltre il muro. Detenuti senza permesso nel CPR di Torino
di Asia Morosinotto – Foto di Matteo Secci
Una bambina cammina per strada per mano alla mamma, sorride. Sul marciapiede le persone aspettano annoiate il 62 sotto la pensilina dell’autobus, mentre a pochi metri, di fronte a loro, la tavola calda Flower Bar accoglie i primi clienti del mattino.
In via Santa Maria Mazzarello, le giornate iniziano scandite dalle note di una canzone alla radio in una stazione di benzina e dal rumore delle macchine ferme al semaforo. Ad assistere a quelle mattinate ordinarie, cadenzate dagli sbuffi di un pullman in ritardo, dai clacson delle macchine e dal vociare dei ragazzini che si dirigono a scuola, da più di vent’anni, c’è il muro.
Un muro alto in calcestruzzo, nato per separare chi sta dentro da chi sta fuori. Impossibile contare il suo perimetro seguendo il ritmo dei propri passi, da corso Brunelleschi a via Monginevro la cinta muraria si confonde nel tessuto cittadino, tra i quartieri residenziali di San Polo e Pozzo strada.
Negli anni ha cambiato spesso nome, battezzato sotto la sigla CPT (Centro di permanenza temporanea), è poi stato nominato CIE (Centro di identificazione ed espulsione) per evolversi nel 2017, sotto l’appellativo CPR
Ce ne sono dieci in Italia di Centri di permanenza per il rimpatrio, uno tra questi è a Torino. Qui, il muro, negli anni ha sempre mantenuto la stessa funzione, dal 1999 infatti continua a trattenere cittadini stranieri senza il permesso di soggiorno, in attesa dell’esecuzione di un rimpatrio forzato.
“Pedoni sul lato opposto” cita il cartello stradale accanto al muro, a trenta metri dall’ingresso del Centro, segnalando l’interruzione del marciapiede.
Un simpatico espediente per non far proseguire oltre, evitando le incursioni ai cancelli di occhi curiosi. Gli stessi che forse, camminando per strada con il naso all’insù, potrebbero notare le telecamere di sorveglianza che monitorano 24 ore su 24 il perimetro delle mura.
Impossibile però sentire le urla disperate e il rumore di pugni e calci contro le inferriate delle porte di metallo, il muro è capace di cancellare ogni suono. Così come cancella ogni identità. Lì dentro, la visuale del cielo è parziale e i nomi diventano dei numeri identificativi a quattro cifre.
L’accesso al CPR di Torino significa per molti stranieri scomparire dal mondo…
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