Mobrici nuovo album intervista

Abbiamo incontrato MOBRICI per parlare del suo nuovo album, canzone per canzone. Emozione per emozione.

Ecco per voi un’anteprima dell’articolo che trovate in modo completo su Edera 48, ordinabile online o acquistabile in edicola!

Il progetto “MOBRICI”

«A 15 anni mettevo i Cd negli zaini delle ragazze, come un piccolo stalker, tipo lettere d’amore. In quelle canzoni c’era una dedica. Il pensiero era ‘io voglio dire questa cosa a te, quindi ti faccio una canzone e te la nascondo nello zaino, poi se vuoi te la senti, se vuoi mi rispondi o non mi caghi più. In questo caso, anche da grande, il concetto di base è lo stesso, il metodo è uguale». 

Mobrici nuovo album intervista

Un bell’inizio per un’intervista, no? Oppure questa:

«Sono quel tipo di persona che in una serata distrugge la festa perché mette ‘Generale’. Però poi, a un certo punto, cominciano a cantare e mi chiedo: chi è il pazzo? Voi o io?».

Mobrici ci ha sorpreso: la nostra chiacchierata con vista su Firenze, dal magnifico rooftop del Grand Hotel Baglioni in piazza dell’Unità, parte con una citazione di Mogol «il mio mestiere è vivere la vita» alla quale aggiunge «io, nel mio, cerco solo di trasformarla in canzoni. La mia è una biografia in musica».

Molte delle percezioni che abbiamo sulle canzoni di adesso sono figlie di una cultura sempre in movimento e in continuo cambiamento, quindi rendono le tracce finte, superficiali.

Mobrici, in verità, parla di se stesso, o al massimo di qualche amico. Sembra poco, sembra banale, ma è tutt’altro. È verità, è coerenza, è sincerità. Il messaggio all’interno del nuovo album “Anche le scimmie cadono dagli alberi” significa continuare a fare la propria musica, che sia per 5 persone, 10mila o per quel Matteo che lasciava i Cd negli zaini delle ragazze. 

Mobrici nuovo album intervista

Cantautore, Mobrici

«È una traccia con sonorità Oasis volutamente palesi. È una canzone triste sulla percezione che si ha del cantautore. “Io sono un cantautore, vivo nel dolore ai margini della città”. Dico tutto qui, praticamente. Il ruolo del cantautore è bellissimo, ma è in realtà desolante, perché ha una forma di isolamento».

Tassisti della notte

«Questa è strana, l’ho scritta in un ritorno in taxi, cosa che mi capita spesso la sera. Ho vissuto scene tra l’assurdo e la follia. Sono tornato a casa e mancava solo di registrarla. È figlia del momento. È un punto di vista su una situazione che magari uno non ha neanche mai provato, ma nella quale si può ritrovare facilmente».

Per l’articolo completo di Tommaso Nuti, ordina online Edera 48, oppure trovala in edicola!

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *