Maneskin e Greta Van Fleet Live

Vi spieghiamo perché i Greta Van Fleet ed i Maneskin sono due facce della stessa medaglia.

Abbiamo capito che nel 2021 il Made in Italy va forte, anzi molto forte. Iniziamo proprio con i Maneskin che hanno riportato in Italia il trofeo musicale più ambito dopo ben 31 anni da quel 1990 in cui venne vinto da Toto Cutugno. Già, l’Eurovision Song Contest ha dato una nuova vita alla musica italiana e al Bel paese in generale che nel corso di tutta la primavera-estate ha collezionato diversi successi: l’Europeo femminile di Softball, l’Europeo di Calcio (#itscomingrome), una degnissima edizione dei Giochi Olimpici di Tokyo coronati con l’oro nei 100 metri piani e nel santo in alto. Insomma, il “marchio Italia” quest’anno ha avuto un bel successo.

Il 2021 è l’anno dei Maneskin

Il 2021, insomma, è l’anno dell’Italia anche e soprattutto musicale. I Maneskin, dopo il travolgente successo a Sanremo con “Zitti e Buoni” – tratto da “Teatro d’Ira Vol. 1” -, sono rimasti nelle prime posizione delle classifiche Top 100 e Top 200 di Billboard (uno dei più autorevoli e seguiti settimanali musicali americani) per tantissime settimane e hanno tuttora diverse canzoni in Top Globale di Spotify, tra cui la datata cover “Baggin’”.

Nessun italiano aveva avuto così tanto impatto all’estero, specialmente nei paesi anglosassoni dove il rock/pop rock locale ha molto più mercato che da noi. Insomma: italiani, tendenzialmente rockettari e pure di successo. 

Ma se parliamo di musica, il successo, come sempre, si porta dietro una scia di polemica che fa da sottofondo in tutte le discussioni più o meno giuste e ragionate.

Badate bene è sempre giusto fare del dibattito, di qualsiasi argomento si stia parlando, fino a che non sfocia nelle offese o manifestazioni di odio.

La band di Damiano & Co., appena dopo aver vinto l’Eurovision che gli ha dato una certa notorietà a livello globale, ha subìto numerose critiche che puntavano il dito sia sui componenti il gruppo stesso, sia sulla loro musica e il genere espresso. Tutto focalizzato sempre in una sola direzione: “Ok i rockettari, ma non fanno rock!” oppure “Non sono mica i Led Zeppelin!” o ancora “Non salveranno il rock”.

Ecco, il centro delle polemiche comparse sui social post-successo europeo punta sempre ad alzare l’asticella delle aspettative del pubblico che affibbia continuamente ai membri del gruppo degli obiettivi che, probabilmente, nemmeno si erano posti inizialmente. “Rock’n’Roll will never Die”, diceva Damiano appena dopo aver ricevuto il premio sul palco Olandese. Non si è lanciato in provocazioni del tipo “We’ll save Rock’n’Roll”. Ma poi, esattamente, cosa significherebbe “salvare” il Rock’n’Roll?

Tutta la situazione della band romana non può non far pensare, per i più attenti, alla situazione vissuta qualche anno fa da un altro gruppo, stavolta americano, dove appunto il rock e i suoi sottogeneri sono molto più seguiti, che ebbero la “sfortuna” di presentarsi al pubblico con canzoni hard rock stile anni ’70 e con alla voce un ragazzino che raggiungeva delle note alte con innaturale disinvoltura.

Le critiche ai Greta Van Fleet

I Greta Van Fleet sono stati smontati, criticati e additati come sopravvalutati, soprattutto, da moltissimi utenti social e dal pubblico in generale. E anche qui, il copione è stato lo stesso: non salveranno il rock, non sono nessuno e assolutamente non sono i Led Zeppelin! E in questo caso, forse, contraddire chi li paragona alla band di Plant e Page è più complicato dato che non può non saltare alla mente la somiglianza tra le voci dei due gruppi.

Ma tant’è, probabilmente neanche in questo caso il gruppo, o chi ne cura gli interessi, ha mai tentato di avvicinare la grandezza di nessuno: sono giovani, sono musicisti e amano il rock anni ’70. L’equazione non può che portare al risultato di pubblicare due album e due EP dal 2017 al 2021 che strizzano l’occhio – che non corrisponde né al plagio né alla copia in sé – al sound che rese grandi i gruppi nell’era post Woodstock.

Anche il cantante dei Greta Van Fleet, parlando dell’ultimo album uscito, dice di aver voluto fare qualcosa di “onesto, grezzo, originale senza procedure inutili o limitazioni” (Fonte: Virgin Radio) a riprova del fatto che l’eventuale punto in comune con altri artisti non è né voluto né tantomeno ricercato.

E se la voce in prima persona di un protagonista può essere considerata “di parte” ecco che sopraggiungono le autorevoli opinioni di artisti che la storia della musica l’hanno fatta davvero come Elton John, Joe Satriani, Slash e l’antagonista di una parte della vicenda come Robert Plant che, con le loro opinioni, riescono a trovare quanto di buono il gruppo abbia fatto fino ad ora. 

Greta e Maneskin, due facce della stessa medaglia?

In ogni caso, perché i Maneskin e i Greta Van Fleet possono essere considerate due facce della stessa medaglia? Perché sono stati attaccati alla stessa maniera nel momento in cui erano nel pieno della loro ascensione nella musica che conta, nel momento in cui forse un gruppo ha bisogno del massimo sostegno, attribuendo loro dei fantomatici obiettivi da raggiungere che magari gli artisti neanche si erano prefissati. Questo non significa apprezzarli obbligatoriamente ma semplicemente riconoscere, come hanno fatto le rockstar sopra elencate, che è necessario valutare quanto di buono c’è nelle nuove proposte e nelle nuove generazioni.

Tante volte è stata ripetuta la frase “Il rock è morto” (lo disse anche Gene Simmons, bassista dei Kiss, parlando proprio dei giovani), ma il rock forse muore nel momento in cui noi stessi cerchiamo necessariamente il “vecchio” nel “nuovo”, chiudendo la porta in faccia alle sfumature musicali che la storia ci sta offrendo. Qualsiasi gruppo della storia ha ricevuto critiche, è vero.

Basti pensare che nel 1965 l’allora Direttore della Rai Ettore Bernabei snobbò i Beatles perché riteneva fossero solo una moda passeggiera: “è inutile trasmettere il concerto – disse – perché tanto di questi Beatles tra un mese non se ne ricorderà più nessuno”. 

A ogni modo, nessuno dei due gruppi probabilmente sarà mai i nuovi Beatles, i nuovi Black Sabbath o i nuovi Rolling Stones. Ma è così necessario diventarlo per essere grandi?

di Gabriele Batistini per Edera Online

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *