Loren Stendhal Nuovo Singolo

Il nuovo singolo Stendhal parla di quotidianità, di caffè decaffeinati e di notti insonni. Insomma, parla di noi. E non ne possiamo già fare a meno.

Com’è andata con UNITI?

È andata molto bene, senza stare a far troppe riflessioni. Ci siamo presi un grande rischio, ma è andata molto bene. Vuol dire che si possono fare cose diverse da quello che è il filone di ora e comunque avere la possibilità di essere ascoltati e spostare l’orizzonte dal cosiddetto mainstream. Si può fare e bisognerebbe farlo di più.


Cosa ci aspetta con Stendhal, uscito oggi?


Il pezzo che esce oggi si chiama Stendhal, e sicuramente è difficile da definire. Rispetto a “Uniti”, che era una canzone più fatta per noi stessi, è più “accogliente”. Stendhal è un pezzo dove è importante la risposta per chi lo ascolta. Direi che è una canzone pop che però ha un arrangiamento che in Italia non esiste, rispetto ad altre parti del mondo dove sarebbe normale (vedi Mumford and Sons o Kings of Leon). È assurdo in un certo senso per noi e per i nostri ascolti un po’ esterofili che una canzone diventi una cosa che potrebbe risultare anche strana al pubblico. L’idea comunque è simile a Ci Salveremo Tutti, vuole esserne una versione adulta.

Uniti è nata anni fa, Stendhal è una canzone di ora. Quando sei giovane vuoi convincere te stesso, dopo per forza sei influenzato dai feedback che ricevi. Il pezzo uscito oggi parla di cose più recenti, Uniti se non ci fosse stata la pandemia, forse non sarebbe mai uscita. Stendhal ha un significato per noi in questo momento, in questo tratto di vita.

Qual è il messaggio di Stendhal e perché questo nome?
La sindrome di Stendhal è quella per cui quando guardi una cosa bella ti senti male. Il significato di Stendhal non è semplicissimo da dire così ma rientra nelle canzoni a tema amoroso. È un rapporto che analizza quel momento in cui un partner se ne deve andare per mille motivi (lavoro, vacanza, Erasmus ecc) e l’altro resta a casa. C’è questa tensione, che poi se ci pensi è la cosa bella. 

Poi uno va e torna contento. “Non importa il momento in cui ce ne andiamo, importa il momento in cui ci ritroviamo”; questo è il senso della canzone. Dentro poi ci sono tante piccole cose, parla di quotidianità, fotografa l’attualità della nostra generazione, fatta di viaggi, di caffè decaffeinati, molte notti insonni, che le persone guardano le cose la notte invece di dormire eccetera. La canzone rimette insieme questi piccoli gesti. 

Ci sono featuring?

La cosa da dire è che, come su “Ci Salveremo Tutti”, c’è stato Carota (de Lo Stato Sociale)che ha suonato il riff iniziale. Ma qui la situazione è diversa. In “Ci Salveremo Tutti” il riff era studiato, avevamo progettato di farlo. Con Stendhal invece, mentre eravamo a registrare in studio, c’era Carota nello studio B. Lui stava scrivendo il suo EP che poi è rientrato nell’album de Lo Stato Sociale, noi eravamo accanto, contenti del nostro risultato. Ma Hyppo, di Garrincha, sentiva che mancava qualcosa, anche se noi eravamo felici e ci sembrava sufficiente. Al che ha chiamato Carota che è arrivato e in trenta secondi ha buttato giù quest’intro; poi ci siamo ritrovati e lo abbiamo migliorato, sempre di più.

Il wrapped dei LOREN?

È andato bene. Siamo una band che come filosofia ha quella di rifiutare tutta una serie di cose come i talent. Non siamo mai stati per i numeroni gonfiati per poco tempo su Spotify, ma per le cose che crescono dal basso e poi non ti mollano mai. Non usciva un album dei LOREN da tre, ma il nostro Spotify non è mai cambiato, perché le persone che ti ascoltano sono sempre lì, continuano ad ascoltarci perché siamo nelle loro playlist. Questo è il risultato più grande che si possa ottenere. Non aver pubblicato niente e avere centinaia di persone per cui sei il primo artista dell’anno, ti fa capire che ti seguono in  tantissimi. 

Cosa ascoltate?

Come ascolti il nostro orientamento ha una direzione precisa, ma nell’ultimo anno ci è piaciuto molto il lavoro di Taylor Swift uscito nel 2020, che ha fatto un album clamoroso insieme a Bon Iver o The National, i nostri punti di riferimento da sempre.

Loren Stendhal Garrincha Dischi

La cosa bella è che ci rendiamo conto che crescendo, i tuoi gruppi te li ascolti sempre, non c’è quasi spazio per cose nuove, ti devono proprio sorprendere per sostituire le cose che ascolti da sempre e che continuano ad uscire con lavori nuovi. Noi cerchiamo di fare una cosa affinché le persone possano affezionarsi alle nostre cose, dato che noi stessi siamo ascoltatori affezionati.

di Tommaso Nuti e Leonardo Torrini per Edera Online

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