Migliaia di api avevano trovato rifugio all’interno di un’intercapedine di una facciata a Firenze. Salvate grazie all’impresa di restauri
di Alessandra Gabellini
Dietro una parete destinata a essere chiusa per sempre, in un palazzo di Firenze, zona Gavinana, viveva un intero alveare. Migliaia di api avevano trovato rifugio all’interno di un’intercapedine della facciata, costruendo nel tempo una struttura complessa e perfettamente organizzata. La soluzione più immediata, quando non era ancora chiaro quali insetti fossero presenti, sarebbe stata anche la più definitiva: sigillare tutto.

Una foto dell’alveare scoperto
«Quando siamo stati chiamati dal condominio – ha raccontato Alessandro, responsabile dell’impresa edile San Marco Restauri – pensavamo alla presenza di vespe, non era chiaro. Poi, dopo un sopralluogo, abbiamo capito che erano api. Così abbiamo deciso di salvarle contattando un apicoltore e organizzando l’intervento insieme». Una scelta che ha richiesto tempo, coordinamento e un approccio più complesso rispetto a una semplice chiusura.
Ma come ci erano finite le api in quel punto?
Avevano trovato un accesso attraverso piccoli fori nella facciata e il favo si estendeva all’interno di una grande porzione di parete. «Man mano che procedevamo, ci siamo resi conto che era molto più grande di quanto immaginassimo». Un’operazione delicata, svolta in sicurezza grazie a una piattaforma aerea, rimuovendo progressivamente porzioni della facciata per permettere all’apicoltore, Stefano Benvenuti, di accedere alla colonia. «Per salvarle è stato necessario aprire la parete e intervenire direttamente sull’alveare – spiega l’apicoltore -. Le api sono state recuperate utilizzando un “aspirasciami”, strumento che consente di trasferirle senza danneggiarle. Ma non solo, durante l’operazione è stata salvata la regina, essenziale per garantire la continuità della colonia».
Le condizioni dell’alveare, tuttavia, non erano ottimali. Si trattava di una colonia presente da circa tre anni all’interno della parete, già indebolita dal periodo invernale. In particolare, il miele di edera, presente in questo caso, tende a cristallizzare rapidamente, rendendo difficile l’alimentazione delle api nei mesi freddi.
«Senza acqua, non riescono a nutrirsi, anche se hanno scorte di miele disponibili» ha sottolineato l’esperto di api. A questo si aggiungeva la presenza della varroa, un parassita diffuso che indebolisce l’insetto, favorendo la diffusione di virus e contribuendo allo spopolamento delle colonie. Nonostante queste criticità, la colonia è stata recuperata e trasferita in un apiario a Vaglia, dove potrà continuare a svilupparsi. Una volta concluso l’intervento, nel mese di marzo, la facciata è stata ripristinata, riportando l’edificio alle condizioni originarie.
L’importanza delle api
Il salvataggio di un’intera colonia assume un significato più ampio se si considera il ruolo delle api nell’ecosistema. «Sono fondamentali per l’impollinazione – spiega l’apicoltore – ma dobbiamo ricordarci che non esistono solo quelle da miele: il vero rischio riguarda soprattutto le api selvatiche e solitarie, spesso ignorate ma essenziali. Sono loro a garantire una parte importante dell’impollinazione e agiscono come vere e proprie “sentinelle” della salute ambientale: attraverso il polline che raccolgono segnalano la presenza di inquinanti. Allo stesso tempo sostengono l’intera catena alimentare, permettendo la riproduzione di piante da cui dipendono molti altri animali». Questa importanza è legata anche alla loro organizzazione interna. All’interno dell’alveare, infatti, la complessità si riflette in una struttura altamente organizzata: ogni colonia è composta da una regina, api operaie e fuchi, con ruoli ben definiti e una divisione del lavoro che evolve nel corso della vita delle api. «Ma la cosa più sorprendente – aggiunge l’apicoltore – è che non esiste un vero comando centrale. Non è la regina a decidere: molte scelte vengono prese collettivamente».
Un sistema che la ricerca ha definito una vera e propria forma di “democrazia naturale”. Questo meccanismo emerge con particolare chiarezza durante la stagione della sciamatura, in primavera: quando la colonia deve trovare una nuova casa, le api esploratrici valutano diverse opzioni e, attraverso segnali e movimenti, costruiscono progressivamente un consenso collettivo fino a individuare la soluzione più efficace.
È proprio da questa complessità che nasce anche l’impegno delle associazioni di settore. Realtà come Arpat, la più importante in Toscana, riuniscono gli apicoltori e promuovono momenti di aggiornamento. «L’obiettivo è fare rete, condividere conoscenze e dialogare anche con il mondo agricolo. Negli anni si è lavorato molto anche sul tema dei pesticidi, arrivando a limitazioni durante i periodi di fioritura per proteggere le api».
E forse è proprio questo che rende significativo l’intervento effettuato nel palazzo di Firenze: come nello sciame, anche lì la decisione non è stata immediata, ma condivisa e consapevole.