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LA SCHIACCIATA CHE RACCONTA LA CITTÀ

Incontriamo il titolare della Schiacciateria di Scandicci per scoprire cosa si nasconde dietro uno dei sapori più amati dai giovani

di Edoardo Lenuzza, Lapo Puggelli, Lapo Zucco

Il profumo di pane caldo invade la strada già dal mattino presto. È impossibile non sentirlo passando davanti alla Schiacciateria, uno dei punti di ritrovo più frequentati dai ragazzi di Scandicci (Firenze). Noi abbiamo deciso di entrare e fare qualche domanda al titolare per scoprire cosa c’è dietro un’attività che, per molti, è semplicemente il posto dove mangiare qualcosa al volo dopo scuola.

Ad accoglierci è il titolare, che lavora dietro al bancone con movimenti rapidi e sicuri. Tra una schiacciata farcita e una battuta con i clienti, trova il tempo per raccontarci la sua storia.

Chiediamo quando è nata questa attività. «Dieci anni fa – ci risponde sorridendo -. All’inizio era un piccolo locale con poche teglie al giorno. Oggi produciamo molte più schiacciate, ma lo spirito è rimasto lo stesso: qualità e semplicità».

La schiacciata è un alimento tradizionale, ma qui assume un significato speciale. Non è solo cibo: è un punto d’incontro. Ogni giorno, soprattutto verso l’ora di pranzo, il locale si riempie di studenti, lavoratori e famiglie.

«Qual è il segreto del vostro successo?» domandiamo mentre osserviamo una fila di clienti che arriva quasi fino alla porta. «La materia prima – risponde senza esitazione -. Usiamo farine selezionate e ingredienti freschi. E poi c’è l’esperienza: con il tempo impari a conoscere i gusti dei clienti».

Tra le schiacciate più richieste ci sono quelle classiche con prosciutto e mozzarella, ma non mancano varianti più creative, con verdure grigliate, salumi particolari o salse fatte in casa. «Cerchiamo di innovare senza tradire la tradizione», spiega.

Gli chiediamo se lavorare in una schiacciateria sia faticoso. La risposta è sincera: «Molto. Le giornate iniziano presto, spesso prima dell’alba. C’è da preparare l’impasto, controllare la lievitazione, organizzare il banco. Ma quando vedi il locale pieno e i clienti soddisfatti, la fatica passa in secondo piano». 

Parlando con lui capiamo che dietro ogni schiacciata c’è un lavoro fatto di impegno, sacrificio e passione. Gli chiediamo cosa consiglia ai giovani che vogliono aprire un’attività come questa cosa. «Di non farlo solo per guadagnare -risponde -. Se non ami quello che fai, si vede. Serve costanza, pazienza e la voglia di mettersi in gioco ogni giorno».

Durante l’intervista notiamo l’atmosfera familiare che si respira nel locale. I clienti vengono chiamati per nome, qualcuno si ferma a scambiare due parole, altri ordinano “la solita”. È evidente che questa schiacciateria non è soltanto un’attività commerciale, ma un piccolo punto di riferimento per il quartiere.

Prima di andare via, chiediamo al titolare cosa rappresenti per lui questo posto. Si ferma un attimo a pensare, poi dice: «È parte della mia vita. Qui ho visto crescere ragazzi che ora vengono con i loro fratelli più piccoli. È bello sapere di far parte dei ricordi quotidiani delle persone».

Uscendo dal locale con una schiacciata calda tra le mani, ci rendiamo conto che spesso diamo per scontati i luoghi che frequentiamo ogni giorno. Questa intervista ci ha fatto capire che dietro un semplice panino c’è molto di più: c’è una storia, un progetto e soprattutto una comunità.

La Schiacciateria non è solo un posto dove mangiare, ma uno spazio dove la città si incontra, parla e condivide un momento di pausa. E forse è proprio questo il suo vero ingrediente segreto.

Articolo realizzato dalle classi del Russell Newton di Scandicci nell’ambito del Laboratorio di Edera “Il giornalismo in classe”.

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