La morale della favola è che l’ultima vittima del politicamente corretto è il Principe della favola di Biancaneve. Dopo Omero e Cicerone cancellati dalla Howard University perché accusati di essere “suprematisti bianchi”, dopo le statue di Cristoforo Colombo abbattute in quanto simbolo del colonialismo, dopo i tanti prodotti che hanno dovuto cambiare nome per sfuggire alle accuse più svariate, dal razzismo al maschilismo, adesso è toccato pure a lui. Il Principe della favola. L’accusa? Il bacio a una donna non consenziente è violenza e non si può raccontare.
Peccato che la vera favola sia molto peggio di così. Biancaneve prima di tutto non dorme, ma è morta, o almeno così la considerano tutti. Walt Disney, già preso dalla bramosia di edulcorare e nascondere il male, ha infatti sfumato la versione originale dei fratelli Grimm, nella quale il Principe, evidentemente necrofilo, si innamora del cadavere e lo fa portare al proprio castello. Per fortuna di Biancaneve, durante il trasporto, la bara cade liberandola dal pezzo di mela rimastole in gola e permettendole di svegliarsi. Sempre nella versione iniziale dei Grimm l’avvelenatrice non è la matrigna ma la madre, gelosa della figlia a tal punto da farla uccidere, chiedendone il cuore per mangiarlo. Uno scenario da incubo, altro che politicamente corretto! E non va meglio in tante altre fiabe, dalla Bella Addormentata ad Hansel e Gretel.
Il punto è che le favole sono nate anche (forse soprattutto) per raccontare il male, per esorcizzarlo e per insegnare a grandi e piccoli come combatterlo. Perché il male c’é e solo conoscerlo aiuta a difendersi. Sta a chi ascolta riconoscerlo e valutarlo, dividere il bene dal male, capire, scegliere e anche condannare.
Nel mondo esistono i suprematisti e i colonizzatori, le madri assassine e pure i principi necrofili o stupratori. Non è certo cancellandoli ipocritamente dalle fiabe o dalla Storia che li elimineremo dalla realtà e dal nostro presente.

di Lisa Ciardi

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