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LA FONDAZIONE GORI – CELLE E GLI ARTISTI DI DOMANI

L’arte non può essere mero investimento, deve essere donata alla comunità, deve poter essere vissuta da chiunque ne sia appassionato

di Silvia Nocini

Chiunque abbia percorso la strada che da Pistoia conduce a Montale, conosce un’opera che ormai fa parte di quello scorcio di campagna toscana da oltre quarant’anni. Realizzata da Alberto Burri nel 1982, il Grande Ferro Celle è una gigantesca struttura in acciaio verniciata di rosso che diventa porta d’ingresso della Fattoria di Celle. Giuliano e Pina Gori, per oltre cinquant’anni, hanno accolto in questa residenza storica artisti di tutto il mondo. Vivendo in modo personalissimo il ruolo di collezionista e mecenate, Giuliano ha sempre lavorato in costante dialogo con gli artisti che ha accolto, i quali hanno poi lasciato a Celle le loro opere, che non sono solo opere d’arte, ma sono visceralmente parte di quella terra, realizzando esempi unici di arte ambientale. 

Nel 2024, dopo la scomparsa del padre Giuliano, i figli Stefania, Patrizia, Paolo e Fabio hanno dato vita alla Fondazione Gori – Celle, con l’obiettivo di preservare le opere presenti, ma soprattutto guardare al futuro, promuovendo l’attività di giovani artisti.  È nata così l’idea delle residenze artistiche, gestite dalla Fondazione in partenariato con Promo PA Fondazione e finanziate con le risorse del Pr Fse+ Toscana 2021-2027 nell’ambito di GiovaniSì, il progetto della Regione per l’autonomia dei giovani. 

“Coabitazioni. Arte, paesaggio e comunità. Il tempo delle cose. Persone, suoni, paesaggi”, è la prima residenza che sta per concludersi, per lasciare posto alla nuova che inizierà a ottobre. Nicolò Andreatta, Marta Cornacchia, Silvia Cotugno, Laura Angela Gelsomini, Alessia Lastella, Davide Mariani, Roberto Orlando, Angelica Picco sono gli otto artisti under 36 che, insieme ai due curatori Giulia Giacomelli e Lorenzo Vanda e sotto la direzione artistica di Pietro Gaglianò, hanno vissuto questa esperienza. Ho incontrato Stefania Gori, che mi ha illustrato questo progetto. Stefania mi ha raccontato che il lavoro della Fondazione è una prosecuzione naturale di ciò che la famiglia Gori ha fatto dagli anni ’70 in poi. Gli artisti hanno vissuto sette mesi nella tenuta, l’hanno esplorata e si sono lasciati ispirare dalla natura e dall’arte che qui è custodita, fino alla realizzazione delle opere che sono confluite nella mostra collettiva “In stato di fluttuazione”. Stefania mi ha spiegato che, in realtà, la mostra non è stata il vero obiettivo della residenza, con questo progetto si voleva dare la possibilità a questi giovani artisti di vivere di arte, di studiare, di rapportarsi gli uni agli altri in un confronto continuo, di scoprire il rapporto tra opera dell’uomo e natura. Ognuno di loro l’ha fatto cercando la propria identità. Dall’incontro con Stefania, emerge con forza un altro obiettivo fondamentale della Fondazione, che è stato anche cardine dell’attività di collezionismo del padre Giuliano, ossia l’apertura al pubblico. L’arte non può essere mero investimento, deve essere donata alla comunità, deve poter essere vissuta da chiunque ne sia appassionato. È in questa ottica che le installazioni realizzate dagli artisti rimarranno di proprietà della Regione Toscana e, al termine della residenza, verranno esposte in luoghi delle istituzioni, diventando patrimonio comune. Silvia Cotugno, una delle artiste residenti, mi accompagna a visitare la mostra. Mi spiega che hanno avuto la possibilità di “prendersi” una parte ancora vergine della tenuta, il pomario, e abitarla con le proprie installazioni. Ognuno attraverso tecniche e materiali diversi, ha saputo costruire un rapporto fisico con questo luogo, realizzando installazioni potenti che raccontano la loro visione del mondo, del rapporto con l’arte, la natura e la propria identità. Silvia racconta dei mesi trascorsi a Celle come di un’opportunità unica di scambio e crescita che ha condiviso con gli altri artisti. Parla delle innumerevoli escursioni nell’immensa tenuta alla ricerca di ispirazione, della fatica della raccolta dei materiali, dei pasti consumati con i colleghi ormai diventati amici, degli incontri con artisti affermati, insomma un’esperienza densissima di crescita e conoscenza. Mi fa visitare anche la limonaia, il luogo in cui hanno lavorato, progettato e, aiutandosi l’un l’altra, hanno intessuto rapporti, prima di approdare alla realizzazione finale delle opere al pomario.

Ho potuto vedere e toccare con mano quello che Stefania Gori mi ha raccontato, le opere esposte sono materia viva, raccontano chi le ha create e pensate, ma anche il luogo dove hanno visto la luce. La seconda residenza artistica sta per cominciare, ci saranno nuovi artisti e curatori, sotto la direzione di Ilaria Mariotti. La prima residenza si concentrava sull’idea di comunità, questa ragionerà attorno al concetto di cura. Rimane immutata la volontà di offrire ai giovani la possibilità di realizzare i propri lavori e mostrarli al pubblico e rapportarsi col mondo dell’arte, inteso come vero e proprio ambito professionale.

Articolo scritto all’interno del Laboratorio di Giornalismo realizzato da Edera Rivista  all’Università di Firenze

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