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LA FIDUCIA CURA LE PERSONE

Un intervento speciale: il primo trapianto in modalità cross-over a 3 coppie in Italia

di Mattia Chimenti

Grazie alla medicina moderna possiamo affermare con certezza che il trapianto d’organo è una pratica sicura e accessibile a tutti, tuttavia non sempre ci si rende conto del lavoro che c’è dietro, soprattutto nel caso in cui avvenga tramite un donatore vivente. In Italia l’organo più trapiantato è il rene: nel 2025 sono stati effettuati 1611 trapianti di questo tipo cui 243 da vivente. Per approfondire il basso numero dei trapianti da vivente rispetto al totale abbiamo parlato con la dottoressa Aida Larti, del reparto di Nefrologia dell’Aou Careggi. La carriera di Aida Larti comincia a Tirana dove studia Medicina, per poi specializzarsi in Nefrologia una volta in Italia. Quando le abbiamo chiesto perché ha scelto questa specializzazione ci ha risposto che l’idea è nata grazie al suo professore a Tirana che le ha trasmesso questa passione. «Il mio lavoro consiste nel seguire i pazienti affetti da insufficienza renale cronica in tutto il loro percorso: dalla malattia al trapianto» questo è il lavoro del nefrologo, un compito che spesso viene sottovalutato. Però è quello che ha permesso all’Aou Careggi di svolgere un trapianto particolare: un intervento in cross-over a tre coppie, ciò che la dottoressa definisce «il mio lavoro più gratificante».

Una bella coincidenza

Un trapianto in cross-over si può compiere quando una coppia non ha la compatibilità di gruppo sangue o immunologica, però si ha compatibilità incrociando il donatore e il ricevente di altre coppie con lo stesso problema, come dice il nome a “croce”. Abbiamo chiesto alla dottoressa quanto è frequente un intervento del genere. «L’incompatibilità di coppia è molto comune – ci ha risposto -. La particolarità è stata avere tre coppie disponibili allo scambio di rene. Ci è capitata solo un’altra volta, da quel momento a oggi non è più successo. È rarissimo trovare coppie che si possano combinare tra loro». Tuttavia ciò che rende speciale l’intervento è il momento in cui è nata l’idea: era la vigilia di Natale del 2018 e mentre analizzava le schede delle coppie la dottoressa notò che, in tre coppie incompatibili (un’incompatibilità sanguigna e due incompatibilità immunologiche) c’era una nuova compatibilità incrociata, non in maniera “cross” ma a tre: il primo con il secondo, il secondo con il terzo e il terzo con il primo. «Scrissi tutto su un foglio piegato e chiamai l’immunogenetica per fare il “cross test” – poi aggiunge -. Sarà stato il Natale».

Il lavoro

Successivamente abbiamo voluto approfondire il lavoro svolto da Aida Larti. «C’è tutto un lavoro pre trapianto abbastanza complicato – dice – in quanto devi riuscire a soddisfare le coppie al cento per cento: visite specialistiche, esami ematochimici e strumentali, idoneità psicologica e nulla osta del Tribunale». Una volta conclusa questa fase i chirurghi e gli anestesisti programmano le sale e viene eseguito l’intervento. «I primi due interventi sono stati eseguiti il primo giorno – racconta – mentre il terzo il giorno successivo con il rischio che il terzo donatore ritirasse il consenso. La legge italiana non obbliga la donazione degli organi». Se non ci fosse stata una grande fiducia tra i pazienti non sarebbe stato realizzabile, d’altronde in ogni intervento cross, è possibile per il donatore di una coppia rifiutare l’intervento dopo che il partner ha ricevuto il rene.

Sensibilizzare alla donazione

Secondo Aida Larti è importante sensibilizzare alla donazione da vivente e alla donazione di organi da cadavere. «In Europa il trapianto da vivente è molto più sviluppato – dice – invece in Italia le percentuali rimangono basse. Spesso non ci rendiamo conto di quanta gente c’è in attesa di un organo, le liste d’attesa sono lunghissime. Le persone dovrebbero comprendere di più il dono. Talvolta capita che una persona non abbia mai dichiarato in vita la volontà di donare gli organi e purtroppo la scelta ricade sulla famiglia che, messa in una posizione difficile, non è in grado di scegliere». Per questo servirebbe una campagna di sensibilizzazione alla donazione soprattutto ora che lo scetticismo sta aumentando e le donazioni stanno diminuendo. «Rispetto all’anno scorso abbiamo avuto un calo dei trapianti e un aumento dei rifiuti di donazione post-mortem», infatti i trapianti di organi nel 2025 sono scesi del 20%. 

Nell’ultima parte dell’intervista Aida Larti ci ha voluto parlare degli interventi eseguiti con chirurgia robotica, che negli ultimi anni si è sviluppata molto e ha cambiato il modo di operare. «Quando ho cominciato il mio percorso si praticava solo chirurgia “open” – dice -. Era molto invasiva, a volte richiedeva l’asportazione di una costola. Con la chirurgia robotica i tempi di recupero sono più brevi. La qualità di vita di donatori e riceventi dopo l’intervento è migliore, soprattutto per pazienti anziani». Tutto questo per rassicurare le persone e fare sapere a tutti che la donazione è una pratica sicura ma soprattutto salvavita.

Articolo realizzato dalle classi del Russell Newton di Scandicci nell’ambito del Laboratorio di Edera “Il giornalismo in classe”.

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