anno 2021

di Lisa Ciardi

L’anno che verrà

Manca pochissimo alla fine del 2020 e non vediamo l’ora di celebrare un nuovo inizio. Ma al di là del gesto scaramantico di archiviare quest’anno e della convinzione che cure e vaccini spazzeranno via il Covid, abbiamo davvero imparato qualcosa da una delle fasi più surreali mai vissute dall’umanità?
In realtà, guardandosi intorno, non si direbbe. Abbiamo passato gran parte del tempo a fare due cose: lamentarci per quello che avevamo perso e cercare di riprendercelo in tutti i modi.
Eppure, il Covid-19 ci ha sbattuto in faccia tante evidenze: la debolezza dell’umanità di fronte alla natura e alla sua potenza, i limiti di una scienza che credevamo più o meno invincibile, l’importanza di quella stessa scienza per la nostra sopravvivenza, la necessità di tornare (anche) a un’economia di sussistenza e di non puntare solo sui grandi flussi internazionali, il legame inevitabile fra popoli e paesi diversi, la rapidità con cui i problemi passano da una parte all’altra del mondo…
Si potrebbe continuare a lungo. Ma stupisce che tutti questi temi, oggetto di tante riflessioni e perno di importanti movimenti fino al 2019, siano quasi scomparsi dalle agende. Cancellati dalla voglia frettolosa di tornare “come prima”. Come se il Covid (comunque sia nato) non fosse anche la conseguenza di quello che l’umanità e il “suo” mondo erano e sono diventati. Siamo davvero sicuri che tornare esattamente “come prima” non ci riporti alla casella di partenza?
Ci siamo lamentati tanto per la chiusura delle scuole e per l’obbligo della Dad. Ma forse ci sta sfuggendo una lezione più importante.

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