Ormai è risaputo che scrivere non basta, neanche se curiamo ogni minimo dettaglio del libro. È importante studiare le tendenze del momento e il modo di lavorare delle case editrici. Ad aiutarci in questo sarà Jacopo Lupi, un giovane imprenditore da sempre amante della lettura e della scrittura, che ha aperto nel 2016 una casa editrice – Lupieditore – rivolta soprattutto agli autori emergenti.

Ciao Jacopo, raccontaci un po’ come è nata la tua passione per l’editoria.

«Allora, diciamo che nell’editoria ci sto da sempre. Già di base sono un amante dei libri, poi ho lavorato come correttore di bozze in una casa editrice e svolto vari lavori sempre presso case editrici e librerie. Dopo una gavetta di più di quindici anni, ho deciso di fare il grande passo e aprire una libreria e una casa editrice mia».

In cosa consiste il tuo lavoro a Lupieditore?

«L’editore (in questo caso Lupieditore) controlla la filiera della casa editrice, che non è composta solo da un editore: alla base ci sono un gruppo di redattori e lettori, che fanno una prima lettura del libro, poi il libro viene scelto dall’editore, insieme ai redattori. Dopodiché inizia la lavorazione: ci sono altre figure, come i grafici, che si occupano dell’impaginazione, della copertina, e poi c’è l’aspetto della messa online, nelle librerie e della distribuzione. In sintesi, l’editore dà le linee guida».

Qual è l’obiettivo della tua casa editrice?

«L’obiettivo è tornare al passato. Già con la libreria volevo tornare al passato, perché adesso si va sempre più verso le catene e l’online. Volevo invece una piccola libreria indipendente, dove il librario ti consigliasse cosa comprare. Con la casa editrice è lo stesso identico discorso: mentre prima c’era l’editore che sceglieva e investiva sul talento, adesso sono nate moltissime case editrici a pagamento, self-publishing; c’è di tutto. L’idea mia era proprio quella di tornare al passato, cioè di riscoprire il ruolo dell’editore di anni fa: tornare al passato con un occhio verso il futuro.»

Prediligi una specifica linea editoriale per Lupieditore o pensi sia meglio aprirsi a più generi?

«Fino a quest’anno ho pubblicato quasi tutti i generi, volevo darmi ampio respiro e scoprire il mercato e i libri che potevano andare di più. Adesso l’ho capito e punto molto su tre tipologie di libri: fantasy, thriller e manuali».

Come sei riuscito a portare i tuoi cataloghi nelle librerie fisiche?

«È frutto di un rapporto con la distribuzione, però, di base, riguarda il lavoro che c’è dietro al libro. Anche se trovi un editore che ti fa una distribuzione nazionale, fisicamente il tuo libro non sarà nelle librerie, perché purtroppo sono i librai che devono scegliere i titoli. Le librerie non possono fare spazio a tutti i libri che si pubblicano. Allora l’editore deve fare pubblicità mirata – specialmente online – per far conoscere ai librai i titoli del proprio catalogo, affinché possano prenderlo in considerazione e metterlo in libreria. Serve molto lavoro di promozione, che purtroppo non tutti gli editori fanno, perché ha dei costi. Io mi sono concentrato sull’online, perché con costi ridotti si riesce a veicolare il libro dove si vuole».

Secondo te, quali caratteristiche deve avere un libro per essere scelto?

«Secondo me un buon editore non deve stare a guardare troppo la forma. Ovviamente se la grammatica è perfetta, ancora meglio, però nel mio caso guardo se c’è una storia originale, qualcosa che può attirare il lettore, perché comunque gli errori si correggono. Un libro deve colpirmi. Poi questo è un lavoro molto personale, un libro può essere scelto da uno e scartato da un altro».

Concludendo, hai qualche consiglio da dare agli scrittori agli esordi?

«Ce ne sarebbero tanti. Il più importante è leggere, parte tutto da lì. Se non sei un buon lettore non puoi diventare un buon scrittore, perché la lettura, a parte aprirti la mente, ti fa proprio capire come scrivere un libro. Se non leggi, è inutile che provi a scrivere».

di Ilaria Martini in Edera 42– collaboratrice di Edera

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