Intervista a Franklin Carrero di “VenteMundo”
di Franklin Carrero
Dopo il sequestro di Nicolás Maduro del 3 gennaio, il Venezuela si trova in una fase che molti definiscono storica, ma ancora incerta. Le dinamiche del potere non sono state rivoluzionate dall’oggi al domani e il Paese vive un delicato equilibrio tra ciò che resta del vecchio sistema e la costruzione di un nuovo assetto. Franklin Carrero, membro del partito VenteMundo e coordinatore operativo della direzione esecutiva italiana, parla di una “transizione necessaria per evitare l’anarchia”.
«Il regime di Maduro non era semplicemente un governo autoritario – spiega – ma un’organizzazione criminale mascherata da progetto socialista, che utilizzava il controllo dello Stato per i propri fini». Presi politici, intimidazioni alle famiglie e registri per monitorare i potenziali rivali politici facevano parte della quotidianità. «Il totalitarismo si percepiva anche nei dettagli – racconta -: dal controllo dei passaporti alla paura di esprimersi liberamente in piazza».
Oggi il cambiamento è soprattutto psicologico. «Il popolo ha visto realizzarsi un sogno durato anni, viviamo nella speranza e abbiamo ritrovato fiducia nel futuro». Tuttavia, non si tratta ancora di una svolta radicale: «Le organizzazioni criminali sono ancora operative e sotto la gestione dello Stato» tra l’altro definito come tenuto sotto sequestro dal governo. Per questo, insiste Carrero, la priorità assoluta è la liberazione dei
prigionieri politici: «Non si può andare a elezioni realmente libere finché ci sono persone in carcere per le proprie idee».
Nella vita quotidiana di Caracas si respira un clima nuovo, fatto di speranza, ma anche di cautela. «La gente sente un’aria fresca: si torna a parlare di economia, di sanità, di istruzione». Sono ripresi i negoziati con
multinazionali, in particolare nordamericane, attratte dalla prospettiva di una sicurezza giuridica che per anni è mancata e che è tra i principali obbiettivi del partito VenteMundo. Dagli Stati Uniti sono arrivati carichi di
medicinali, mentre si prova a rimettere in moto il sistema pensionistico e quello educativo. Un segnale importante, secondo Carrero, è stata la manifestazione degli studenti universitari per chiedere la
liberazione dei detenuti politici: «Sono scesi in piazza senza che ci fosse repressione nel sangue o arresti». Anche la libertà di movimento, racconta, sta lentamente migliorando: «Non è ancora totale, ma le persone
ricominciano ad incontrarsi senza la stessa paura di prima».
Il ruolo delle forze armate resta uno dei nodi più complessi. «Sono state tra le prime istituzioni a essere controllate dal potere e molti militari vivono come prigionieri, costretti a obbedire a un sistema guidato soprattutto da consiglieri cubani e russi, i quali eseguono il volere del governo corrotto».
Allo stesso tempo, nei ranghi più bassi esiste un malcontento che in passato ha portato alcuni soldati a denunciare brogli elettorali, spesso pagando con il carcere o con la vita. «Anche loro, Carrero sottolinea, fanno parte del processo di liberazione del Paese».
Il futuro politico dipende dalla presidenza ad interim della vicepresidente Delcy Rodríguez, che durerà tra i 90 e i 180 giorni. Poi si apriranno due scenari: il riconoscimento della vittoria di Edmundo González (con la maggioranza del 70% nelle ultime elezioni il 28 luglio 2024) oppure nuove elezioni. «In ogni caso il popolo è pronto a votare in libertà e con il riconoscimento dei diritti umani». La comunità internazionale, aggiunge, avrà un ruolo decisivo nel garantire osservazione elettorale. I sostenitori del chavismo sono ormai una minoranza: «Molti hanno capito l’inganno. È giusto che esistano in un sistema democratico, ma senza il controllo dello Stato perdono forza». Il nuovo Stato, nelle intenzioni, non sbandiererà più di poter sfamare il popolo, ma punterà sulla libera iniziativa individuale e sulla ricostruzione del tessuto produttivo nazionale.
La prospettiva finale è quella del ritorno di giovani, professionisti e accademici emigrati negli anni della crisi, una diaspora che ha impoverito il Paese, ma che oggi guarda con attenzione agli sviluppi. «Il Venezuela rinascerà e i suoi figli torneranno a casa poiché questa rivoluzione è interamente per loro».
E lascia una frase che sintetizza questo passaggio storico: «Il futuro non è iniziato con la cattura di Maduro, ma il 28 luglio 2024, quando il popolo venezuelano ha votato in massa per il proprio bene». Una data che segna l’inizio di un percorso ancora fragile, ma carico di aspettative e responsabilità.
In questa fase, conclude Carrero, sarà fondamentale anche la ricostruzione delle istituzioni e della fiducia dei cittadini nello Stato: «La libertà non è solo votare, ma sapere che la legge vale per tutti e che nessuno può più usare il potere per opprimere». È su questo terreno, più che sugli annunci politici, che si misurerà il vero cambiamento del Venezuela.
Articolo realizzato dalle classi del Russell Newton di Scandicci nell’ambito del Laboratorio di Edera “Il giornalismo in classe”.