Una corsa contro il tempo per poter pranzare adeguatamente
di Sara Ballerini
Per chi studia alla Scuola di Psicologia dell’Università di Firenze, la pausa pranzo non è un momento di stacco dalle lezioni, ma una corsa contro il tempo. Con le lezioni concentrate nel plesso di via della Torretta, la distanza dalla mensa universitaria del Dsu della Toscana rende difficile usufruire del servizio nei tempi stabiliti dagli orari didattici.
Il disagio emerge chiaramente dalla testimonianza di una studentessa della facoltà, che racconta l’impatto quotidiano che questa barriera logistica ha sulla vita e sulle tasche degli iscritti.
Il nodo centrale della questione risiede nella dislocazione dei servizi. Mentre le aule si trovano in via della Torretta, la mensa Dsu più vicina è situata all’interno del plesso di San Salvi.
«Il problema riguarda in particolare i primi anni di università – spiega una studentessa -. Fasi in cui le lezioni si svolgono nell’arco di tutta la giornata con solamente un’ora di pausa per pranzare».
In un lasso di tempo così ridotto, la logistica diventa penalizzante. Per raggiungere la struttura di San Salvi, gli studenti sono costretti a uscire dalla facoltà e camminare per almeno quindici minuti all’andata e altrettanti al ritorno. Mezz’ora di tragitto a piedi che dimezza di fatto il tempo utile per consumare il pasto, trasformando il pranzo in un momento stressante e frettoloso.
Non potendo accedere agevolmente alla mensa, gli studenti sono costretti a trovare soluzioni alternative che pesano sia sul benessere personale sia sul portafogli.
La prima opzione è la classica “schiscetta” portata da casa. Tuttavia, non tutti riescono a organizzarsi in tempo, specialmente quando le lezioni iniziano la mattina presto e le ore di studio serali lasciano poco spazio alla preparazione dei pasti.
La seconda opzione, quasi obbligata, è quella di rivolgersi ai locali commerciali della zona di Campo di Marte. Una scelta che presenta però due grosse criticità. La prima problematica riguarda l’impatto economico, poiché il costo di un pranzo quotidiano al bar è fuori dalla portata per il budget medio di un universitario, in particolare per chi frequenta i corsi tutti i giorni.
La seconda criticità è quella del sovraffollamento: i locali del quartiere vengono presi d’assalto non solo dalle centinaia di studenti di Psicologia rimasti senza mensa, ma anche dai lavoratori della zona, rendendo difficile anche solo ordinare un panino in tempi rapidi.
Di fronte a questa situazione, la componente studentesca non chiede interventi strutturali utopistici o lo spostamento immediato della mensa, ma invoca soluzioni pratiche, economiche e di rapida attuazione all’interno dello stesso plesso di via della Torretta.
Le proposte avanzate sono chiare. In primo luogo, si richiede l’ottimizzazione dei servizi già esistenti, come la manutenzione dei distributori automatici, oggi spesso guasti (almeno uno su tre risulta inutilizzabile), e il loro rifornimento con prodotti più adatti a un pranzo veloce ed economico.
La soluzione ideale, tuttavia, sarebbe un’altra: l’apertura di un bar interno alla facoltà, gestito direttamente dall’Ateneo o tramite una convenzione. Una struttura di questo tipo permetterebbe a centinaia di iscritti di acquistare un pasto dignitoso senza dover abbandonare il plesso, salvaguardando il diritto allo studio e, soprattutto, il diritto a una pausa pranzo dignitosa.
Quello che emerge dal racconto degli studenti di Psicologia è un quadro di evidente disparità rispetto ad altri poli universitari fiorentini, dove l’accesso ai servizi essenziali è immediato. La mancanza di una mensa di prossimità o di soluzioni alternative concrete – come punti di distribuzione pasti o convenzioni mirate con i locali del quartiere – trasforma il diritto allo studio in un percorso a ostacoli. Volendo mettere al centro il benessere psicofisico della persona, garantire agli studenti il tempo e lo spazio per un pasto dignitoso e accessibile dovrebbe essere la prima, fondamentale regola da seguire.
Articolo scritto all’interno del Laboratorio di Giornalismo realizzato da Edera Rivista all’Università di Firenze