Dal 2016. Edera - La cultura cresce ovunque
Mensile di attualità e reportage dal mondo.
Back

IL NODO DELL’EDUCAZIONE SESSUALE IN ITALIA

Nelle scuole medie e superiori, sarà possibile accedere a progetti di educazione sessuo-affettiva previa acquisizione del consenso informato dei genitori, messi a conoscenza dei programmi, dei materiali trattati e dei relatori

di Lea D’Amico

Negli ultimi mesi, l’educazione sessuale è tornata al centro del dibattito pubblico italiano. Le polemiche sono esplose dopo la notizia delI’emendamento proposto dalla Lega al disegno di legge sul consenso informato in ambito scolastico, con l’obiettivo di vietare l’educazione sessuale nelle scuole medie. Il 10 novembre 2025, l’emendamento è stato ritrattato, mantenendo il divieto per le scuole dell’infanzia e le primarie. Nelle scuole medie e superiori, sarà possibile accedere a progetti di educazione sessuo-affettiva previa acquisizione del consenso informato dei genitori, messi a conoscenza dei programmi, dei materiali trattati e dei relatori.

Secondo il report “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?” di Save the Children (2025) circa un adolescente su due ha ricevuto un’educazione sessuale a scuola: il 55% al Nord Italia, mentre il 37% nel Sud e nelle Isole. Una disparità significativa, che mostra come l’assenza di una linea nazionale penalizzi chi dispone di meno risorse. In Europa, diciannove Paesi hanno reso obbligatoria l’educazione sessuale nei programmi scolastici in linea con le raccomandazioni dell’Oms e dell’Unesco e con il programma Cse – Comprensive Sexuality Education. Si tratta di un modello educativo che integra prevenzione, emozioni, relazioni e autodeterminazione personale, con l’obiettivo di sviluppare nei giovani le competenze per vivere la sessualità con maggiore consapevolezza. Su questi temi, però, l’Italia rimane indietro.

Nel frattempo, dal 12 novembre 2025 è entrato in vigore l’obbligo di verifica dell’età per accedere ai siti di natura pornografica, una misura pensata per tutelare i minori. Secondo lo stesso report di Save the Children, molti adolescenti, in assenza di un’adeguata educazione sessuale, spesso cercano risposte online e nella pornografia. Il rischio, ora, è che i nuovi limiti introdotti, invece di proteggere, spingano i giovani verso canali secondari e potenzialmente più pericolosi. 

Abbiamo approfondito l’importanza di questi temi con Giulia Pivato, pedagogista ed esperta in educazione sessuale. 

Come si diventa esperti o esperte in educazione sessuale? Qual è stato il suo percorso formativo? 
«Nel mio percorso di studi ho conseguito la laurea magistrale in pedagogia all’Università degli studi di Bologna. Poi ho conseguito il titolo di “Esperta in educazione sessuale” attraverso il percorso professionale con l’istituto di ricerca e formazione di Firenze, scuola riconosciuta da Fiss (Federazione italiana sessuologia scientifica). Ho poi svolto diversi corsi di formazione online e in presenza, specifici per i progetti e le attività da proporre nel contesto scolastico, riguardanti il contrasto agli stereotipi, alla violenza di genere e l’educazione alle emozioni e alle relazioni. Tutti i diversi percorsi che ho scelto di svolgere a seguito del corso specifico in educazione sessuale, sono promossi da enti accreditati con il Ministero dell’istruzione».

In cosa consiste l’educazione sessuale? E perché è così importante iniziare a parlarne fin dall’infanzia? 
«Spesso quando si parla di educazione sessuale da promuovere con bambini e bambine fin dall’infanzia, le persone non esperte nel settore rimangono sconcertate. Il termine affettività infatti fa meno paura, ma ci tengo a ritornare proprio sul concetto di sessualità per far emergere tutte le sue sfaccettature. Educare alla sessualità è educare all’affettività. Mi piace pensare alla parola sessualità come a una parola-contenitore. Una scatola dentro la quale troviamo tantissimi aspetti: emotivi, fisici, sociali, culturali, relazionali. 

Fare educazione sessuale significa sviluppare conoscenze, competenze, atteggiamenti e valori tesi al benessere personale e alla costruzione di relazioni positive e appaganti. 

L’educazione alla sessualità ha come obiettivi quelli di comprendere ed esprimere le proprie emozioni, riconoscere i sentimenti, sviluppare l’empatia, praticare il consenso, rinforzare l’autostima, comprendere i propri desideri e bisogni. Oltre a questi temi così importanti per la costruzione della propria identità personale è essenziale anche passare dei messaggi relativi al corpo, al fatto che tutte le sue parti hanno un nome e possono essere tranquillamente nominate poiché non hanno nulla di volgare o sporco. Vulva, pene e testicoli sono termini per indicare parti preziose e delicate del nostro corpo. Sono nomi corti, semplici da riprodurre e ricordare per bambini e bambine, eppure ancora oggi sono sussurrati, celati, evitati. Bambini e bambine capiscono presto, in base ai messaggi che involontariamente forniamo loro, che di alcune parti del corpo, come di altri aspetti legati alla sessualità, sarebbe meglio non parlare e per questo evitano di fare domande.

È bene ricordare inoltre che l’educazione sessuale è uno degli importanti strumenti di prevenzione della violenza di genere e del maltrattamento e abuso sui minori, alcuni gli obiettivi di salute prioritari definiti dalla legislazione nazionale.

Gli “Standard per l’educazione sessuale in Europa” (documento dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Oms e BZgA, 2010) danno un quadro di riferimento per i responsabili delle politiche, le autorità scolastiche e sanitarie e gli specialisti. Sono appunto standard europei, mentre in Italia purtroppo mancano delle linee guida nazionali nonostante da decenni ci siano delle proposte per introdurre l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole.

All’interno di questo documento sono suddivise le tematiche per le varie fasce d’età e il primo scaglione è per la fascia 0-4 anni. 

Gli standard riconoscono che la sessualità è una componente fondamentale dello sviluppo umano e sottolineano che la formazione del comportamento, delle emozioni e cognizioni relative alla sessualità, inizia nel grembo materno e continua per tutto l’arco della vita di un individuo. Tutti i tipi di valori e di norme comportamentali, specifiche per il genere e non, vengono trasmesse già a un’età precoce attraverso i media, i genitori e le altre figure educative. In ogni diversa fase della vita la sessualità mostra forme di espressione differenti e acquista nuovi significati. Per questo motivo c’è l’esplicito invito a iniziare prima dei 4 anni, definendo i contenuti in modo adeguato allo sviluppo».

Come cambia il suo modo di lavorare quando si rivolge a bambini, adolescenti o adulti? 
«L’educazione sessuale è un tema che richiede un approccio variegato, adattato all’età dei destinatari. Quando si parla con bambini e bambine in età prescolare, adolescenti in fase di pubertà o adulti, è fondamentale adottare strategie diverse. 

Per i più piccoli, è cruciale utilizzare un linguaggio semplice e diretto. Attività ludiche e narrative, come libri, racconti e canzoni, insieme a giochi di ruolo ben strutturati e letture condivise, si rivelano molto efficaci. È sicuramente fondamentale coinvolgere i genitori in iniziative che creano un legame tra casa e scuola, fornendo anche materiali informativi per le famiglie. 

L’educatore deve fungere da osservatore attento, capace di normalizzare la curiosità dei bambini. In questa fase, la priorità è la protezione, insieme all’insegnamento di un linguaggio appropriato e dei confini, piuttosto che fornire informazioni anatomiche complesse.

Nelle varie fasce d’età cambia sicuramente il linguaggio utilizzato, ma anche la profondità dei contenuti, la diversificazione delle immagini e illustrazioni utilizzate, le attività che passano da essere molto concrete, ludiche e tangibili ad alcune che richiedono una soglia di attenzione più prolungata nel tempo, abilità comunicative maggiori e capacità di immedesimazione o ragionamenti più complessi e astratti».

L’educazione sessuale può essere considerata anche uno strumento di prevenzione contro fenomeni come la violenza di genere e le molestie? 
«Certamente sì. Gli standard europei e internazionali considerano esplicitamente l’educazione sessuale come uno degli strumenti più efficaci di prevenzione primaria, poiché contribuisce alla riduzione di stereotipi di genere e atteggiamenti sessisti, mira a sviluppare una maggiore capacità di riconoscere e segnalare situazioni di abuso, valorizza il rispetto dei limiti personali e del consenso reciproco. 

Abituare bambini e bambine fin dall’infanzia a comprendere che il nostro corpo è un ottimo comunicatore e ci fa capire quando stiamo bene e ci sentiamo a nostro agio, ma anche quando vorremmo allontanarci da una situazione che per noi è scomoda o quando siamo vicini a persone che sentiamo non essere rispettose nei nostri confronti. Come per qualsiasi tipo di competenze, anche per l’ascolto di queste sensazioni corporee ed emozioni serve molto allenamento, che non può avvenire solo a scuola per le poche ore di progetti garantite da qualche istituto, ma deve per forza essere un lavoro in alleanza tra scuola e famiglia»

Secondo lei, quanto sarebbe importante introdurre l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole italiane? 
«Le linee guida per l’educazione sessuale nelle scuole italiane mancano sul territorio nazionale. Come dicevo, abbiamo delle linee guida europee, ma rimaniamo uno dei sette Paesi dell’Unione a non attuarle in modo adeguato e con progettualità costante ed efficace nelle nostre scuole. Erogare bandi per l’individuazione di esperti in educazione sessuale e approvare progetti di questo tipo rimane a discrezione dei dirigenti scolastici, spesso non formati in materia. Moltissime volte, all’interno dei bandi c’è l’esclusiva per i professionisti in psicologia, anche senza formazione specifica nel campo dell’educazione sessuale o senza esperienza nella gestione dei gruppi classe. Anche le modalità di selezione hanno bisogno di linee guida e non possono rimanere a discrezione dei singoli. 

Credo che la famiglia abbia un ruolo fondamentale in tutti gli aspetti dell’educazione di bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Ma sono anche del parere che la generazione degli attuali genitori non abbia ricevuto un’adeguata educazione sessuale e c’è chi sta giustamente andando avanti per tentativi ed errori. C’è poi chi preferisce che questi argomenti rimangano taciuti poiché creano imbarazzi e resistenze prima di tutto alle persone adulte, poi ovviamente di riflesso anche nei più piccoli. 

C’è bisogno di intervenire in modo simultaneo attraverso figure professionali formate, linee guida comuni e alleanze solide. 

É molto preoccupante rispetto ai contenuti dei progetti scolastici, agli argomenti trattati e condivisi alle riunioni di presentazione dei corsi, al consenso informato. Mi sembra che poco importi di quello che emerge da bambine e bambini, ragazze e ragazzi durante i laboratori: la gratitudine nei confronti di chi svolge il progetto a scuola perché “finalmente qualcuno me l’ha raccontato”, l’ascolto e la partecipazione attivi, la curiosità autentica e le domande spontanee e dettagliate, le dinamiche di aiuto reciproco, il desiderio di avere più incontri a disposizione, il pensiero critico verso stereotipi e modelli imposti».

Richiedi ora la copia che cerchi dall'archivio di Edera

Ti risponderemo in base alla disponibilità