Come il teatro si reinventa a distanza

Dal primo lockdown di marzo scorso il destino dei teatri e dei lavoratori del mondo dello spettacolo è stato oggetto di discussioni e polemiche, ma purtroppo appare evidente che la riapertura a pieno regime è ancora lontana. 

Ma, come ripete sempre “Edera”, la cultura cresce ovunque, e neanche la pandemia ha fermato la voglia di creare, cantare e ballare dei migliaia di ragazzi di tutto il mondo che hanno messo in piedi il musical di “Ratatouille” sulla piattaforma social di condivisione video Tik Tok.

Per coloro che malauguratamente lo ignorassero, Ratatouille è stato e rimane uno dei maggiori capolavori di animazione degli ultimi tempi, uscito nel 2007 dalla casa Disney-Pixar e scritto da Brad Bird (la stessa mente dietro “Gli Incredibili”), che racconta le disavventure di un topino dal gusto estremamente raffinato che sogna di diventare un cuoco. Una storia fatta di tenere amicizie, contrasti familiari e forte determinazione, nella romantica ambientazione parigina.

Ma come si è arrivati a trasformare il film in uno spettacolo musical? Tutto è cominciato la scorsa estate, quando Emily Jacobsen, una giovane utente di Tik Tok, ha creato e pubblicato un ritornello estremamente orecchiabile in onore del protagonista, il geniale topo-chef Rémy. Questo motivetto, nato per gioco, è diventato poi, due mesi dopo, un vero e proprio brano, pensato per la chiusura di un secondo atto di un ipotetico spettacolo, grazie all’arrangiamento di Daniel Mertzlufft, un altro talentuoso utente. Tramite un software di produzione musicale infatti, sono stati aggiunti alla voce di Emily archi, fiati, campane e un effetto corale che permetteva di immaginarne l’esecuzione su un palco.

Dopodiché l’app ha fatto da tramite, da una parte determinando la diffusione virale della canzone, e dall’altra permettendo, con la funzione “Duetti”, la collaborazione diretta e lo scambio di idee su larga scala.

Ha preso il via così una vera e propria onda creativa: giovani amanti del teatro e professionisti hanno collaborato nella creazione di brani per dare vita ai differenti personaggi, come il brillante duetto tra la chef Colette e l’imbranato protagonista Linguini, ma anche coreografie, costumi, scenografie e addirittura un manifesto pubblicitario, plasmando da zero una pièce degna di Broadway.

E anche se non sarà possibile portare in tempi brevi il cosiddetto “Ratatousical” sui palchi newyorkesi, lo scorso 1 gennaio è stata già trasmessa una versione digitale dello spettacolo in un evento di beneficenza online il cui l’intero ricavato dei biglietti (circa 1,9 milioni di dollari) è stato devoluto all’organizzazione di supporto ai lavoratori del mondo dello spettacolo Actors Fund. 

La produzione, gestita dalla compagnia teatrale Seaview Productions, ha dato credito, celebrando la natura collaborativa alle origini del progetto, alle brillanti menti che hanno partecipato al trend di Tik Tok, coinvolgendo contemporaneamente attori affermati del calibro di Tituss Burgess (Unbreakable Kimmy Schmidt, Netflix) e Kevin Chamberlin (Jessie, Disney Channel) e la Broadway Sinfonietta, un’orchestra tutta al femminile e a maggioranza nera.

Il tutto, per fortuna, con la benedizione di Disney, che, pur non essendo direttamente coinvolta nella realizzazione, si è detta, come emerge dalle dichiarazioni rilasciate per “The Verge”, entusiasta che una loro storia abbia ispirato migliaia di artisti e determinato un evento di beneficenza di questa rilevanza in un momento di bisogno senza precedenti. 

Come quando il critico Anton Ego assaggia per la prima volta, molto scettico, la Ratatouille, rimanendo piacevolmente stupito, anche questo esperimento teatrale è stato, dopo qualche incertezza, calorosamente applaudito, perché è allo stesso modo “un piatto popolare” che riporta indietro nel tempo. 

Ego, scrivendo il suo giudizio finale,  conclude che, imbattendoci in qualcosa di innovativo, abbiamo il compito di difenderlo. 

Che sia un piatto di verdure gourmet o un musical nato su Tik Tok, al nuovo servono sostenitori.

“Chiunque può cucinare” ci ha insegnato il topino Rémy, perché anche se non tutti possono diventare grandi artisti, un grande artista può celarsi in chiunque, e il “Ratatousical” ne è la prova.

di Elena Lumini per Edera 42, Community

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