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IL CALCIO GIOVANILE

Formare, non solo allenare: la visione di Fabio Mascetti

di Marco Gazzeri

Nel calcio di oggi i social hanno acquisito un posto sempre più centrale. Stanno diventando uno strumento per raccontare idee e per intrattenere un pubblico di ragazzi sempre più giovane attraverso nuovi progetti che riescono a catturare la loro attenzione. All’interno di questo contesto si è inserita con prepotenza da un paio di anni la realtà della Zeta Milano, società emergente del panorama calcistico milanese che sta riuscendo a riscuotere tantissimo successo sul campo ma soprattutto a livello social attraverso un progetto incentrato sullo sviluppo dei giovani. Tra i protagonisti di questo progetto c’è Fabio Mascetti, allenatore, o come preferisce lui “formatore”, da sempre molto attento alla crescita dei ragazzi non solo a livello sportivo ma anche educativo.

Per Mascetti il calcio è una passione che nasce da molto lontano, intrecciata anche con la sua storia familiare. «Io sono nato con il calcio – racconta il mister -. Nel 1982, quando avevo tre anni, mi hanno raccontato che ero in piazza con mio padre a festeggiare la vittoria del mondiale». La passione per il pallone però lo lega anche alla figura del nonno materno, ex giocatore nel dopoguerra. «Con alcuni amici chiese a un proprietario agricolo di lasciare loro un campo da coltivare a erba per poterci giocare con la squadra del paese. Oggi sembra assurdo pensarlo: per giocare le partite in trasferta andavano in bicicletta». Un calcio quindi molto lontano da quello dei nostri giorni, ma che aveva quei valori che per mister Mascetti sono ancora oggi necessari: sacrificio e soprattutto passione.

La scelta di diventare allenatore parte dall’influenza di colui che ha probabilmente influito di più nel calcio italiano degli anni ’90: Arrigo Sacchi. Come ha spiegato Mascetti «la voglia di allenare nasce dal suo Milan, una delle squadre più forti del mondo. Inoltre, quando arrivai nelle prime squadre, non ero soddisfatto di ciò che richiedevano a noi ragazzi a livello di gioco». Da qui la decisione di cercare e mettere in pratica metodi e approcci diversi, con grandissima attenzione a uno stile di gioco ben definito e alla crescita individuale dei ragazzi.

L’approdo alla nuova realtà della Zeta Milano rappresenta una scelta molto stimolante sotto diversi aspetti. La curiosità per il progetto e la possibilità di lavorare confrontandosi quotidianamente con Cristian Brocchi, ex giocatore di livello internazionale e oggi direttore generale del progetto Zeta, lo portano ad accettare la loro chiamata. Oltre a questo, afferma Mascetti «attraverso le telecamere e i social possiamo anche trasmettere un messaggio diverso rispetto a quello che spesso passa nel calcio giovanile». Infatti, sui canali social della Zeta Milano non troviamo soltanto i risultati e i video delle partite, ma anche il lavoro svolto sul campo quotidianamente, il rapporto con i ragazzi e i valori educativi che sono alla base del progetto.

L’aspetto educativo si trova al centro del pensiero di mister Mascetti. Proprio per questo gli piace definirsi “formatore” invece che allenatore. «Non è una questione di preferenza personale. Dovrebbe essere il termine corretto per chi lavora nei settori giovanili, almeno fino alla categoria juniores, come avviene all’estero». Per lui questa differenza che c’è a livello di lessico nasconde qualcosa di più profondo. «In Italia tendiamo ad allenare i ragazzi pensando soprattutto al risultato e alla vittoria immediata. Facendo così però perdiamo competitività a livello internazionale». Il riferimento è alle difficoltà del calcio italiano negli ultimi vent’anni, culminate con la mancata partecipazione a tre campionati mondiali. 

Secondo il mister, il problema nasce proprio dalla formazione dei giovani, che è troppo orientata al breve periodo e poco alla crescita tecnica; i punti da toccare per allinearci alle altre nazioni sono molti. «Servono dei cambiamenti a livello economico, tecnico, di metodologia con delle linee guida che devono essere imposte dal centro federale di Coverciano».

In un panorama calcistico italiano sempre più dominato dall’ossessione per la vittoria, anche grazie alla figura di Fabio Mascetti, il progetto della Zeta Milano prova a portare avanti una strada diversa cercando di cambiare questa mentalità. Una realtà appena nata, ma che attraverso i social ha l’obiettivo di mettere al centro i ragazzi e il loro percorso di crescita. Perché, come sostiene mister Mascetti, il calcio giovanile non deve limitarsi a creare giocatori, ma prima di tutto persone.

Articolo scritto all’interno del Laboratorio di Giornalismo realizzato da Edera Rivista  all’Università di Firenze

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