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IDENTITÀ E TRADIZIONE: IL VALORE DEL BRAVÌO DELLE BOTTI

La manifestazione di Montepulciano si conferma un simbolo vivo di partecipazione, memoria e comunità che resiste al tempo e supera i confini locali 

di Miriam Piccolo

A Montepulciano, un piccolo paese in provincia di Siena, ogni anno durante l’ultima settimana di agosto, si tiene una manifestazione che per i poliziani rappresenta molto più di una semplice festa di paese: il Bravìo delle Botti. Nata nel 1974, coinvolge i cittadini in cortei storici, cene nelle contrade a base di piatti tipici toscani, esibizioni degli sbandieratori e dei tamburini e soprattutto della rinomata corsa delle botti. 

A sfidarsi sono otto contrade, spingendo botti da circa 80 chili attraverso il centro storico del paese, fino a raggiungere il sagrato di piazza Grande.

È importante sottolineare che il Bravìo non è visto soltanto come una competizione, ma come un senso di appartenenza, collettività e partecipazione.

Per quanto riguarda invece il Gruppo Sbandieratori e Tamburini (Gst) di Montepulciano possiamo dire che contribuisce attivamente a far conoscere il nome del paese, grazie alle numerose esibizioni sia in città italiane che in manifestazioni internazionali. 

Nonostante la crescente notorietà, il Bravìo riesce a mantenere il suo carattere più autentico: quello di una tradizione sentita e vissuta prima di tutto dai poliziani stessi, che ogni anno trasformano il paese in un luogo di incontro, appartenenza e festa condivisa. 

«Il Bravìo crea un senso di appartenenza che va oltre la semplice gara – spiega Martina Bui, poliziana che fa parte del Magistrato delle Contrade da ormai sette anni -. Questa manifestazione non si limita all’ultima settimana di agosto, ma si protrae durante tutto l’anno: si formano legami che probabilmente senza di essa non si sarebbero mai creati».

Martina, parlando dal punto di vista del Magistrato delle Contrade, spiega come l’organizzazione della manifestazione inizi subito dopo la conclusione dell’edizione precedente. «Possiamo dire che iniziamo a pensare al nuovo Bravìo – spiega -ancora prima di aver chiuso il bilancio dell’anno appena passato». Anche all’interno delle contrade la preparazione richiede mesi di impegno. Generalmente, ci spiega, il lavoro entra nel vivo tra aprile e maggio, diverso è invece il caso degli spingitori, che continuano ad allenarsi durante tutto l’anno senza mai fermarsi. 

«I contradaioli sono il vero motore della manifestazione»  afferma Martina. Uno degli aspetti che considera più belli del Bravìo è proprio la partecipazione di persone di ogni età, unite dalla stessa passione e dal medesimo senso di appartenenza. Lei definisce questa dimensione “multigenerazionale” uno degli elementi più autentici e preziosi della manifestazione, capace di unire persone diverse attraverso una tradizione condivisa. 

Negli ultimi anni, il Bravìo ha iniziato ad attirare l’attenzione anche oltre i confini della Toscana e dell’Italia, un aspetto che la comunità poliziana vive con entusiasmo ma anche con una certa sorpresa. La manifestazione è stata citata dal settimanale Gente e l’emittente americana CBS ha annunciato l’intenzione di dedicarle un servizio all’evento. «Non ce lo aspettavamo – ci dice Martina, -. Questa è sempre stata una manifestazione fatta dai poliziani per i poliziani e non abbiamo mai cercato di trasformarla in un’attrazione turistica». 

Secondo lei ciò che colpisce i visitatori, oltre all’aspetto folkloristico, è proprio la partecipazione della comunità: tutto ciò che i turisti vedono è stato messo in piedi dalla forza di volontà di tutti i poliziani. 

Guardando al futuro, Martina individua una delle sfide più importanti per la manifestazione nel «Portare avanti una tradizione in un’epoca che di tradizione sa poco e niente. L’obiettivo – spiega – è continuare a far crescere la manifestazione senza però snaturarla o trasformarla esclusivamente in un prodotto turistico, perché per la comunità poliziana resta importante conservare il legame con la propria storia. È  una settimana tutta da vivere – afferma -. Sul momento sembra duri tre anni per quanto è intensa, ma appena finisce si sente subito la nostalgia perché sappiamo che tutto quello che viviamo in quei giorni non è replicabile in altri momenti dell’anno». Il Bravìo delle Botti quindi non è solo festa e competizione, ma un’esperienza collettiva che è capace di lasciare un segno profondo in chi la vive. 

Articolo scritto all’interno del Laboratorio di Giornalismo realizzato da Edera Rivista  all’Università di Firenze

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