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IA NEI VIDEOGIOCHI: PRO O CONTRO?

Tra polemiche e innovazione, il dibattito sull’AI nel gaming si intensifica. Himorta: “Non sostituisce l’uomo, ne amplia le possibilità”

di Gioele Cirri e Yll Racaj

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel settore videoludico. Dalla generazione procedurale di ambienti ai sistemi di dialogo dinamico, fino agli strumenti di supporto per grafica e animazioni, l’AI sta entrando progressivamente in diverse fasi della produzione. Allo stesso tempo, cresce il confronto internazionale tra chi teme una standardizzazione dei contenuti e chi vede nella tecnologia un mezzo per rendere lo sviluppo più accessibile, soprattutto ai piccoli studi.

In questo scenario si inserisce la posizione di Himorta, content creator e appassionata di videogiochi, da tempo attenta alle evoluzioni del settore e al rapporto tra tecnologia e creatività. La sua visione è chiara: l’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità concreta di crescita e innovazione.

Secondo lei, l’AI è prima di tutto uno strumento potentissimo per l’evoluzione del videogioco. Se utilizzata in modo consapevole, può migliorare sensibilmente l’esperienza del giocatore, rendere i mondi virtuali più reattivi e credibili e alleggerire i team di sviluppo da una parte del lavoro tecnico e ripetitivo. Questo permette agli sviluppatori di dedicare più tempo agli aspetti creativi, narrativi e artistici, che restano il vero cuore di ogni produzione.

La sua posizione è decisamente favorevole. L’intelligenza artificiale non viene vista come una sostituzione dell’essere umano, ma come un’estensione delle sue capacità. In un’industria dove i costi aumentano e le aspettative del pubblico sono sempre più alte,

strumenti in grado di velocizzare processi e ottimizzare risorse possono fare la differenza.

Per molti team indipendenti, l’AI può diventare un alleato strategico, capace di trasformare idee ambiziose in progetti concreti.

In realtà, l’intelligenza artificiale è già ampiamente presente nei videogiochi moderni, anche se spesso in modo invisibile. Sistemi avanzati vengono utilizzati per migliorare le animazioni, gestire il comportamento dei nemici, facilitare il testing e supportare il level design. Il risultato è un’esperienza più fluida e rifinita, frutto di una tecnologia che lavora dietro le quinte senza sostituire la visione creativa degli sviluppatori.

Tra i casi più discussi degli ultimi anni c’è quello di Expedition 33, sviluppato da un team di circa trenta professionisti precedentemente licenziati da Ubisoft. Il gruppo ha scelto di puntare su una meccanica a turni che molti consideravano poco competitiva nel mercato attuale. Nonostante lo scetticismo iniziale e le difficoltà, il progetto è riuscito a emergere, conquistando pubblico e critica e ottenendo importanti riconoscimenti.

Le polemiche sono nate quando è emerso che l’AI era stata impiegata durante lo sviluppo. Tuttavia, l’utilizzo è stato limitato principalmente al supporto nella scelta e definizione delle ambientazioni. Per un team così ridotto si è trattato di uno strumento di supporto, non di una scorciatoia creativa. Il successo del gioco è stato determinato dalla visione e dalla determinazione degli sviluppatori. In quest’ottica, Expedition 33 rappresenta una sorta di moderna “fiaba di Cenerentola”: un piccolo gruppo che riesce a trasformare una scommessa in un successo anche grazie all’uso intelligente della tecnologia.

Sul tema della trasparenza, Himorta è altrettanto chiara: i developer dovrebbero dichiarare quando e come viene utilizzata l’intelligenza artificiale. Non perché ci sia qualcosa di scorretto nel farlo, ma perché una comunicazione aperta contribuisce a costruire un dialogo più maturo con il pubblico, evitando fraintendimenti e polemiche.

Guardando al futuro, non teme che l’AI possa soffocare la creatività umana. Al contrario, è convinta che la trasformerà e la amplierà. Ogni innovazione tecnologica è stata inizialmente accolta con diffidenza, ma ha poi ampliato le possibilità espressive del medium.

L’intelligenza artificiale potrà generare giochi tecnicamente straordinari, con sistemi complessi e mondi dinamici, ma il cuore emotivo e la visione narrativa resteranno profondamente umani.

I titoli più significativi, secondo lei, nasceranno dalla collaborazione tra tecnologia e creatività. L’AI potrà occuparsi dell’ottimizzazione e del supporto tecnico, mentre l’essere umano continuerà a dare forma alle emozioni e alle storie capaci di lasciare un segno. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale non rappresenta una minaccia, ma una nuova frontiera per il videogioco contemporaneo.

In sintesi, l’intelligenza artificiale non sostituisce la creatività umana, ma la amplia, permettendo di creare mondi più immersivi e storie più coinvolgenti. Il videogioco contemporaneo, grazie a questa collaborazione tra tecnologia e talento umano, è pronto a sorprendere come mai prima d’ora.

Articolo realizzato dalle classi del Russell Newton di Scandicci nell’ambito del Laboratorio di Edera “Il giornalismo in classe”.

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