L’importanza della musica dal vivo nell’epoca delle piattaforme streaming e dell’intelligenza artificiale
di Giovanni De Luca
Negli ultimi anni il mondo della musica ha subito una trasformazione radicale. Con l’arrivo di internet e poi delle piattaforme di streaming, ascoltare musica è diventato più semplice, immediato e accessibile che mai. Oggi basta uno smartphone per avere a disposizione milioni di brani, playlist e persino canzoni create con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, proprio in un’epoca sempre più digitale, la musica dal vivo continua a mantenere un valore speciale: concerti, festival e serate nei locali rappresentano ancora momenti di condivisione autentica, capaci di creare emozioni che difficilmente possono essere replicate attraverso uno schermo.
Approfondiamo questi argomenti con una giovane cover band pratese, i Random Roots, composta da Sebastiano Pecchioli (voce), Giancarlo Fioravanti (batteria), Francesco Papi (basso), Edoardo Coveri(chitarra) e Francesco Bettanin (chitarra).
Innanzitutto, da dove nasce la vostra passione per la musica e cosa vi ha spinto a iniziare a suonare insieme?
«Pensiamo che la vera motivazione sia stata quella di poter riprodurre artisti che non suonano più o che non sono più tra noi, cercando di riportare generi musicali ormai persi. Quando nasci con una ventina di Cd e li ascolti per anni, ti rendi conto che la maggior parte non potrai mai sentirla dal vivo, allora prendi una chitarra e ti metti a suonare. La musica lega il tutto, ti porta su un altro mondo, dove non esistono limiti. È bello condividere tutto questo con qualcun altro».
Oggi le piattaforme di streaming sono fondamentali nel mondo musicale: secondo voi rappresentano più un’opportunità o un ostacolo per le band emergenti?
«Sono strumenti utili per far girare la musica, velocizzano un processo che altrimenti richiederebbe enormi sforzi di promozione e tempi lunghi. D’altro canto, “democratizzano” il processo di emersione degli artisti: chiunque oggi può arrivare a fare grandi numeri, a prescindere dalla qualità del prodotto. Questa democratizzazione rischia di servire più al mercato della musica che alla musica in sé. Ma che ne sappiamo noi, mica siamo esperti di marketing!».
Negli ultimi anni si parla sempre più di intelligenza artificiale applicata alla musica. Come vedete questo cambiamento e che opinione avete sull’utilizzo dell’IA in ambito artistico?
«Il mondo della musica è sempre stato in evoluzione, spesso associato a movimenti politici o avvenimenti storici. L’intelligenza artificiale rappresenta un po’ il culmine dell’evoluzione e l’inizio dell’involuzione. La maggior parte degli artisti emergenti ormai per pigrizia e per ridurre un po’ i tempi si fa dare una mano dall’IA, che può fornire una risposta adeguata ai criteri di ricerca, ma manca di autenticità».
In un’epoca in cui gran parte della musica viene ascoltata online, quanto è importante continuare a vivere l’esperienza della musica dal vivo?
«Crediamo che la musica dal vivo abbia tutto un altro effetto rispetto ad ascoltare un disco: è più coinvolgente, più dinamica e sicuramente ha più effetto sulla pelle. È davvero un peccato che tanti posti abbiano smesso di avere band live, ma faremo del nostro meglio per riportare un buon volume a tutti i nostri spettatori».
Per concludere, quali consigli vi sentite di dare a chi si approccia a questo mondo?
«Siamo una band molto giovane, siamo insieme da un paio di anni e quindi è un po’ difficile saper dare delle dritte ad altri musicisti, magari più giovani di noi. Ciò che possiamo dire, però, è che ciò che ci accomuna è un bel rapporto di amicizia e una grande e passione per la musica. Avere interessi comuni e un grande feeling anche fuori dal palco penso sia il nostro punto di forza».
Articolo scritto all’interno del Laboratorio di Giornalismo realizzato da Edera Rivista all’Università di Firenze