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Intervista durante Spazi Sonori a Francesca Michielin

“Coraggio”. Non c’è mai stata parola diversa che abbia avuto in mente pensando a colei che oggi è una delle cantanti più stimate ed ascoltate d’Italia. Sarà che è una nostra coetanea, sarà che si è buttata nell’avventura musicale a soli 16 anni, quando proprio come lei facevamo tutti le scuole superiori, ma Francesca Michielin, classe 1995, con le sue canzoni che spopolano da ormai molti anni in tutte le principali radio, sembra sempre più un esempio da seguire per la nostra generazione. La sua semplicità, la sua delicatezza nel cantare ed esprimersi e la sconfinata voglia di sperimentare sempre cose nuove nel mondo musicale, sono forse le caratteristiche che più la contraddistinguono. E se ci si ferma un attimo a riflettere, il così grande desiderio di buttarsi in nuovi progetti, non sapendo spesso dove si andrà a finire, è proprio ciò che tutti noi ragazzi e ragazze siamo spessi portati ad avere. La sua storia musicale è iniziata con la vittoria a X Factor da giovanissima, nell’anno 2011-2012. Da lì sono arrivate le numerosissime collaborazioni con artisti di fama nazionale che corrispondono a singoli e ad album che hanno conquistato tutti. E buttarsi in qualcosa di incerto, ma tanto desiderato, è proprio quello che ha nuovamente fatto Francesca, con la scelta di portare avanti “Spazi Sonori”, il suo nuovo tour composto da ben 9 concerti in giro per l’Italia, nonostante il grande momento d’incertezza per tutte le manifestazioni di questo tipo. Un progetto che vede ancora una volta tanti artisti a suo fianco come Fabri Fibra, Max Gazzè, Charlie Charles, Coma Cose, Carl Brave e molti altri ancora. Insomma, mai banale. Parliamo con Francesca a telefono, nei giorni seguenti alla prima data di “Spazi Sonori” che sembra, nel momento di restrizioni e limitazioni, voler prendere al volo la possibilità di creare momenti intimi di pura musica. Un po’ come se spettatore e musica fossero “due Cheyenne con una freccia”. Nella sua voce si sente la grandissima emozione di chi ha una voglia matta di arricchirsi come persona e come artista.

Come è stato preparare il tour, in un’estate per la quale tutti pensavamo che sarebbe stata senza concerti?

«Fino a qualche settimana prima della partenza non mi sarei mai aspettata di poter fare questi concerti. Quindi sono stata felicissima perché ho avuto la possibilità di fare ciò che mi piace e incontrare il mio pubblico. Da una situazione di crisi abbiamo cercato di estrarre un po’ un’opportunità ovvero creare una dimensione un po’ intima di musica nuda e cruda. Lo abbiamo creato per far concentrare le persone non tanto sullo spettacolo ma sulla musica in sé. Da qui la contentezza di aver creato qualcosa che probabilmente non avrei mai immaginato di fare ora». 

Quali sono state le difficoltà a livello logistico?

«Non è scontato riuscirci. Non tutti i luoghi possono garantire la sicurezza. Le location sono state tutte all’aperto per far stare in sicurezza tutto il pubblico. C’è voluto del tempo per capire se davvero saremmo riusciti a farlo. Non c’è stata chiarezza fino a poco tempo prima dell’estate. Ma tutto è bene quel che finisce bene». 

Il 31 luglio la prima data del tour, quali erano le tue sensazioni prima di salire sul palco?

«È stato magico. Emotivamente davvero molto forte. Dopo tutti quei mesi in cui non abbiamo potuto fare nulla, nemmeno il proprio lavoro, ritornare a farlo mi è sembrato quasi di non sapere più come farlo (ride ndr). Ovviamente bisogna sempre essere tecnicamente preparati e allenati però la risposta ce l’ha sempre l’emotività». 

Hai cominciato la carriera nel mondo della musica da giovanissima, a 16 anni, e sei andata avanti in pochissimo tempo. Le sensazioni sono cambiate dall’inizio o sono sempre le stesse?

«Sicuramente mi sento più consapevole. Più cresci più impari a conoscerti. L’emozione è sempre la stessa anzi, si amplifica ogni data di più. Se non mi emozionassi di più, probabilmente smetterei». 

Hai collaborato con tantissimi artisti anche di generi diversi dal tuo. Queste collaborazioni, per il tuo genere, cosa ti portano a fare? Cambiare? Sperimentare? Adattarti?

«Dipende molto in che posizione ci si mette. Se è una posizione di ascolto e di curiosità, che è quello che cerco sempre di fare io, è naturale voler incontrare artisti diversi, collaborare e scrivere insieme. L’incontro con l’altro è sempre un arricchimento, a prescindere dal risultato. È un’esperienza che ti porta ad uscire dalla ‘comfort zone’ e a creare cose nuove. Quindi questo progetto è nato dall’esperienza di voler sperimentare molto e soprattutto dare voce al fatto che io sono sempre stata molto poliedrica, molto curiosa anche dei generi diversi. Già da piccola ascoltavo generi diversi e musiche diverse. Volevo quindi affrontare in modo diverso i temi che poi ho portato. È stato un lavoro non soltanto di featuring tra artisti diversi ma anche di sinergie tra produttori e ricerca di suoni eterogenei». 

Fra tutte le collaborazioni, ce n’è una che reputi diversa? Che ti è rimasta più nel cuore?

«Tutte le esperienze sono state sempre diverse e tutte bellissime. È molto difficile scegliere. Quando ho lavorato all’inizio nel mondo dell’hip hop forse quella con Fedez. Ho fatto davvero tante cose diverse. Il testo che forse rispecchia di più il progetto di adesso è il featuring con i Coma Cose. È stato forse il più intenso. Sono due ragazzi che hanno vissuto un po’ le stesse cose che ho vissuto io, soprattutto Francesca, che si chiama anche come me. È nata a nord-est e poi andata a Milano a fare musica e quindi ha questo dualismo tra le quelle terre e l’“urban” di Milano. “Riserva naturale” non a caso è il brano che apre il concerto». 

Hai studiato al liceo classico e adesso sei al conservatorio. Se la musica non fosse stata la tua strada, cosa avresti fatto? Quale era il tuo piano B?

«Aiuto! (ride ndr). Sono sempre stata coi piedi per terra quindi in realtà ho sempre pensato che la musica fosse il piano B. Ho sempre creduto che sarebbe stato impossibile riuscire a fare questo lavoro. Ho iniziato a scrivere a 9 anni. Il mio piano A quindi era quello di studiare medicina con l’obiettivo di lavorare per “Medici senza frontiere” nell’ambito della pediatria. Avevo una pediatra fantastica che mi ha inspirato tantissimo». 

Hai iniziato con X Factor, subito un’esperienza forte. Come ti ha cambiata, anche nella tua quotidianità, quell’esperienza lì?

«Devo dire che ho fatto una scelta un po’ controcorrente dopo aver vinto X Factor. Ero in terza superiore e ho deciso di seguire gli studi regolarmente. Quindi fino alla maturità ho continuato a lavorare ma non ho spinto subito l’acceleratore sulla mia carriera. Ho pubblicato un disco, ho lavorato con Franco Battiato e collaborato per il film “The Amazing Spiderman” oltre ai pezzi con Fedez. Appena poi ho fatto la maturità mi sono concentrata più sulla musica, continuando comunque a studiare. Però sono andata molto gradualmente e in quegli anni lì ho detto molti “no”, avevo deciso così». 

Un consiglio a un ragazzo o a una ragazza che vorrebbero intraprendere la tua strada.

«È molto difficile. Però credo che sia davvero importante ascoltarsi tanto e ascoltare tanto gli altri. Ascoltare i consigli e scegliere la cosa che ci fa stare bene. Non pensare che sappiamo già fare tutto e avere la testa dura, che spesso si ha quando si è tanto giovani. Inoltre è necessario coltivare, lo dico così, il proprio suono. Con molta calma e serenità. Perché le cose fatte di fretta non portano molto lontano». 

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