I ‘falling men’ e il coraggio di scegliere.

11 settembre 2001: i ‘falling men’, gli uomini che si lanciano dalle Torri Gemelle in fiamme, diventano uno dei simboli di una tragedia che segna la fine di un’epoca.


16 agosto 2021, vent’anni dopo, i ‘falling men’ che cadono dagli aerei in decollo dall’aeroporto di Kabul si trasformano ancora nell’icona della disperazione e di una nuova, cupa, svolta nella Storia.


C’è più di un filo simbolico a legare queste due immagini. Vent’anni dopo l’attacco alle Torri Gemelle, vent’anni dopo i tentativi dell’Occidente di esportare la democrazia, vent’anni dopo l’inizio della guerra ai talebani e al fondamentalismo islamico, nulla sembra cambiato.

Quello stesso estremismo, quella stessa macchina di oppressione e fanatismo, l’odio e la guerra, continuano a spingere gli uomini in un vicolo cieco talmente angosciante da rendere la morte la migliore delle opzioni possibili.

Era così per gli uomini imprigionati fra il fumo e le fiamme delle Twin Towers. Ed è stato così per chi, restando a Kabul, era sicuro di finire nel mirino dei talebani.
Ma quelle immagini di disperazione ci raccontano anche qualcos’altro: l’estrema voglia di determinarsi e di scegliere, anche quando farlo non cambia l’esito ultimo delle cose. Una volontà che, nella sua inutilità, ha anche tutta la sua grandezza.

Quegli uomini erano convinti che non ci fosse per loro altra strada rispetto alla morte, ma hanno scelto di percorrerla a modo loro, con un estremo e fiero gesto di ribellione.


Certo sarebbe bello un mondo in cui il coraggio di scegliere potesse anche cambiare il finale delle storie. Le immagini strazianti dei ‘falling men’ ci ricordano anche questo: che sta a tutti noi combattere per provare a costruirlo.

di Lisa Ciardi

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