Pianista, compositore, arrangiatore e tanto altro!
di Margherita Neroni e Melissa Orsini
Quando la frase “una vita nella musica” diventa realtà: stiamo parlando di Eric Buffat che, nato a Firenze nel 1964, ha dedicato la sua vita all’industria musicale.
Grazie al suo duro lavoro e a tanti sacrifici è riuscito a ottenere numerosi traguardi, tra cui aver diretto l’orchestra a Sanremo 1994 per Michele Zarrillo e aver lavorato a programmi di successo come Edicola Fiore e Viva Raiplay. Passiamo subito alle domande.
Come sei entrato nel mondo della musica?
«Nel mondo della musica sono entrato perché studiavo pianoforte e, a circa diciotto anni, ho cominciato a fare pianobar, suonando e cantando. Poi sono stato chiamato a sostituire Paolo Vallesi, quando è andato a Sanremo tra le giovani proposte. Ciò mi ha permesso di entrare a lavorare nello Studio Sant’Anna e da lì è iniziata la mia carriera facendo il programmatore di computer, il tastierista, il corista e il pianista».
Come sta cambiando il mondo della musica rispetto all’inizio della tua carriera?
«Il mondo della musica è cambiato tantissimo perché trenta/quarant’anni fa non era richiesta un’enorme esperienza, ma bastava essere abbastanza bravi, riuscire ad andare avanti nel lavoro e stare al passo con quello che era richiesto. Io ho avuto la fortuna di trovare un produttore che mi stimolava a fare cose sempre diverse e piano piano sono riuscito a migliorare».
Com’è stata l’esperienza come direttore d’orchestra a Sanremo?
«È stata un’esperienza particolare, perché ho lavorato al disco di Zarrillo e poi mi è stato chiesto di andare a Sanremo. Inizialmente non volevo, sia per timidezza, sia perché non sono un direttore d’orchestra vero, ma poi ci sono andato ed è stata un’esperienza bellissima e molto importante».
Com’è stata l’esperienza come coach di canto ad Amici?
«Anche questa esperienza è stata molto bella perché sono stato chiamato a fare il braccio destro di Rudy Zerbi, con il compito di preparare gli allievi di canto. Tra gli allievi che ho avuto, la più importante è stata Annalisa, che ho seguito dall’inizio alla fine del programma».
Com’è andata a Edicola Fiore e, in generale, con Fiorello?
«L’esperienza con Fiorello è stata entusasmante perché i primi anni ho fatto Edicola Fiore e quindi ero direttore musicale, pianista e gestivo tutti i musicisti che c’erano dietro al programma. È stato un lavoro molto complicato perché ci si alzava alle 4:30 di mattina ed era tutto molto veloce: bisognava essere sempre pronti a partire e a fare cose anche improvvisate. Dopo Edicola Fiore ho fatto Viva Raiplay e Viva Rai2, in cui mi sono occupato della scrittura delle canzoni. Anche in questi casi mi sono divertito molto».
Di cosa ti occupi oggi?
«Oggi sono uno dei due proprietari, ma anche docente, della prima accademia di musica pop-rock a Firenze, che rilascia il “Bachelor of Art”, una laurea triennale estera riconosciuta in tutto il mondo. Questa accademia insegna ai ragazzi tutte le materie che riguardano l’industria musicale».
Qual è stato il momento più bello della tua carriera?
«Sono state tutte esperienze molto belle, ma a darmi molta soddisfazione è la reazione delle persone quando scoprono che ho fatto e suonato la versione italiana di “Il Re Leone”».
L’articolo è stato realizzato all’interno del laboratorio “Il giornalismo a scuola” al Liceo Russell Newton.