Come le giovani donne vivono oggi la maternità
di Carolina Ignirri
Ti sei mai chiesto come le ragazze di oggi guardino alla maternità? Se, immaginandosi nel futuro, si vedano davvero madri? Se l’idea di avere figli rientri ancora nell’orizzonte delle nuove generazioni di donne?
Io sì. Il motivo? La sensazione sempre più presente, che qualcosa sia cambiato rispetto al passato; che quello che per anni è stato considerato quasi un passaggio naturale nella vita di una donna, il desiderio di maternità, oggi non venga più dato per scontato. Anzi, spesso viene messo in discussione, rimandato o persino escluso con serenità. Non si tratta necessariamente di un rifiuto verso i bambini o verso l’idea di famiglia; piuttosto, sembra emergere una nuova consapevolezza: quella secondo cui una donna possa sentirsi completa anche senza diventare madre.
E non è soltanto una percezione personale; i dati raccontano un cambiamento reale. Secondo il “Rapporto Giovani” dell’Istituto Toniolo, circa il 50% delle donne italiane tra i 18 e i 34 anni, si definisce childfree o comunque poco interessata ad avere figli. Un dato che segna una frattura storica con l’idea della maternità come passaggio inevitabile verso l’età adulta. Anche a livello globale il fenomeno è sempre più evidente; alcune ricerche del Pew Research Center, mostrano infatti come, molte giovani donne senza figli, dichiarino semplicemente di non desiderarli, mettendo l’autodeterminazione davanti alle aspettative sociali.
Per capire meglio questa trasformazione, ho deciso di parlarne con Aurora, 23 anni, studentessa universitaria da sempre attiva e sensibile alle tematiche femminili.
Le chiedo se si veda madre domani. La sua risposta arriva immediata e priva di imbarazzo: «No. Non mi sono mai vista come madre. Pensando alla maternità, non l’ho mai percepita come qualcosa legato alla mia persona».
Una risposta netta, che colpisce per la naturalezza con la quale viene detta, segno della libertà con la quale oggi, una donna, possa esprimere il desiderio di non volere figli senza sentirsi in difetto. Le chiedo allora se questo sentimento è personale o diffuso tra le ragazze della sua generazione.
«Sì, lo è. Per le generazioni precedenti diventare madre era quasi inevitabile. Oggi invece si è più liberi di immaginare vite diverse. Non penso sia egoismo o superficialità, ma il risultato di nuove consapevolezze e di un enorme cambiamento sociale».
Per decenni la maternità ci è stata raccontata come un istinto naturale, universale, quasi biologicamente inevitabile. Eppure, oggi, anche la psicologia e le scienze sociali, stanno mettendo in discussione questa narrazione. Sempre più studi sostengono infatti che il desiderio di maternità non sia un destino inscritto nel Dna femminile, ma un costrutto influenzato dalla cultura, dall’educazione e dal contesto sociale.
La trasformazione del ruolo femminile ha inevitabilmente avuto influenza sul modo in cui le ragazze immaginano il proprio futuro. Oggi infatti hanno più opportunità nello studio, nel lavoro, nella carriera e si sentono più libere di scegliere modelli di felicità differenti rispetto a quelli tradizionali. Per molte, inoltre, la scelta di non avere figli non nasce da mancanza di amore o sensibilità, ma dal desiderio di preservare la propria identità individuale; dalla paura di doversi annullare in un modello di maternità ancora oggi percepito come totalizzante, estenuante e difficile da conciliare con la propria libertà e crescita professionale.
Quando le chiedo se l’emancipazione femminile possa aver contribuito al calo delle nascite, la sua risposta è senza esitazioni. «Sicuramente sì, ma pesa anche la disparità che ancora oggi esiste tra uomo e donna durante e dopo la gravidanza. Una disparità che spesso costringe le donne a dover scegliere tra carriera e maternità».
Ridefinendo se stesse al di fuori del ruolo materno, molte donne stanno sfidando uno stigma ancora profondamente radicato; quello secondo cui una donna senza figli sarebbe incompleta, egoista o meno realizzata. E invece, sempre più spesso, la scelta di non diventare madre nasce da un atto di lucidità, di responsabilità verso se stesse e verso il tipo di vita che desiderano costruire al di là delle aspettative sociali, familiari e culturali.
E forse la vera rivoluzione non è che molte giovani donne non vogliano figli. La vera rivoluzione è che, per la prima volta, possano essere libere di dirlo senza sentirsi sbagliate.
Articolo scritto all’interno del Laboratorio di Giornalismo realizzato da Edera Rivista all’Università di Firenze