Distanze obliterate: intervista a Giovanna Rosadini e Alessandra Corbetta

Distanze obliterate: intervista a Giovanna Rosadini e Alessandra Corbetta per la raccolta poetica uscita a maggio nelle librerie 

Il 10 maggio è uscita nelle librerie la raccolta poetica “Distanze obliterate” (Luca De Santis). Ne abbiamo parlato con Alessandra Corbetta, fondatrice di Alma Poesia, che ha curato la raccolta, e Giovanna Rosadini, la poetessa il cui verso dà il titolo all’opera.

La raccolta “Distanze obliterate(Luca De Santis) è stata curata da Alma Poesia. Alessandra, com’è nata l’idea del blog?

Alessandra: «Ho fondato Alma Poesia il 4 aprile 2020, un blog con una redazione di dieci persone che vengono da formazioni molto diverse. Ci occupiamo di poesia a tutto tondo e la integriamo con gli strumenti della rete».

Perché avete deciso di coronare il lavoro di un anno di blog online con un prodotto cartaceo?

Alessandra: «Quello della rete è uno dei temi della mia ricerca accademica, e da subito ho provato a studiarlo partendo da una prospettiva letteraria: che impatto ha avuto la rete sulla poesia? Per rispondere a questa domanda la nostra redazione ha svolto un lavoro lungo e articolato, concepito per stimolare nuovi studi e nuovi spazi di discussione».

La raccolta mette a confronto poeti di generazioni diverse che riflettono sul rapporto tra poesia e rete. Che differenze ci sono tra l’approccio delle generazioni degli anni ’40/’60 e quelle del nuovo secolo?

Giovanna: «Le differenze sono molte. Nelle generazioni più anziane si percepisce un senso di distanza, è uno scrivere sulla rete, che diventa appunto mero strumento. I giovani invece scrivono con la rete, che quindi non è più solo un luogo ma è anche un modo di fare poesia».

Distanze obliterate: intervista a Giovanna Rosadini e Alessandra Corbetta, parte 2

Distanze obliterate: intervista a Giovanna Rosadini e Alessandra Corbetta
Distanze obliterate: intervista a Giovanna Rosadini e Alessandra Corbetta

La rete ha cambiato il linguaggio poetico?

Giovanna: «È ancora presto per dirlo, ma io credo di no. La poesia sopravvivrà nelle sue forme peculiari, in quanto linguaggio che non si esaurisce mai a una prima lettura. La rete per ora è più che altro un nuovo spazio della poesia, ma non l’ha cambiata».

Alessandra: «Sono d’accordo, la rete non prenderà mai il sopravvento sulla poesia. Ma bisogna uscire dalla logica che le contrappone, esistono i blog e così anche i libri di carta. Non c’è esclusione, ma integrazione. Del resto la poesia è intimamente connessa all’essere umano, e in quanto tale non può estinguersi. Si può riflettere sulla sua funzione sociale, ora marginale, ma non sulla sua sopravvivenza. Noi pensiamo che la rete possa restituirle la sua centralità, offrendole un numero più vasto di lettori».

Un’ultima curiosità. Da dove viene il titolo?

Alessandra: «Viene da una verso di Giovanna, che rappresenta al meglio il senso della raccolta. La rete avrebbe dovuto annullare le distanze, mai come ora, mentre invece le ha soltanto obliterate. Qualcosa quindi, si è perso».

Giovanna: «Sono onorata di questa scelta. Questa raccolta affronta un fenomeno di portata epocale, e tutti i poeti si sono misurati volentieri con questa sfida del nostro tempo».

di Luca De Santis per Edera Online

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