Sebbene il personaggio sia stato con il tempo reso meno freddo e spietato grazie a Eva Kant, nella carta la sua compagna di vita e nel crimine, ancora oggi uccide per raggiungere i suoi scopi.
di Luigi De Rosa
Nel 1952 gli scrittori noir francesi Pierre Boileau e Thomas Narcejac pubblicano il libro Les diaboliques (Celle qui n’était plus), divenuto un film considerato pietra miliare del cinema: I diabolici di Henri Georges Clouzot.
Il successo della pellicola porta alla pubblicazione dell’edizione italiana del romanzo con il titolo leggermente fuorviante Gli indemoniati.
Libro e film potrebbero non essere conosciuti, ma dovrebbero perché sono legati ad uno dei personaggi più celebri del fumetto italiano: Diabolik.
Tutti conoscono il “Re del Terrore” nato dalle sorelle Giussani nel 1962 simbolo del genere “nero” della cultura italiana e molto discusso fin dalla prima uscita a causa della sua natura: è infatti un ladro e uccide persone per sostituirsi ad esse grazie ad un composto chimico di sua invenzione, che gli permette di replicare le sembianze facciali e usare la loro identità per compiere furti.
Sebbene il personaggio sia stato con il tempo reso meno freddo e spietato grazie a Eva Kant, ancora oggi nella carta la sua compagna di vita e nel crimine, ancora oggi uccide per raggiungere i suoi scopi.
Ma qual è la sua origine? E’ una domanda difficile.
Tra fine Ottocento e inizio Novecento emersero in letteratura, specialmente in quella francese, personaggi dalla moralità ambigua quando non completamente immorali e spietati: Diabolik si inserisce quindi in un filo conduttore che lo lega a Fantomas, suo principale precursore e fonte d’ispirazione, protagonista di un ciclo di romanzi degli scrittori francesi Marcel Allain e Pierre Souvestre di cui condivide alcune caratteristiche (ladro spietato, abile nel travestimento e nel compiere crimini complessi nella loro organizzazione) e gli antagonisti (l’ispettore Ginko e il giornalista Gustavo Garian sono a loro volta ispirati al commissario Juve e al giornalista Fandor, nemici di Fantomas).
Ma questa è solo l’ispirazione letteraria, perché ce n’è una molto più drammatica.
La notte del 15 febbraio 1958 a Torino Mario Giliberti, operaio della FIAT poco più che ventenne, viene assassinato nel suo appartamento in Via Fontanesi 20 al piano terra.
Il delitto viene scoperto dopo dieci giorni, quando la lunga assenza del giovane provoca la preoccupazione di parenti, amici e colleghi.
Sul pomello della porta viene trovato un biglietto: RIUSCITE A TROVARE L’ASSASSINO?
Tra gli oggetti scomparsi dall’appartamento ci sono due bicchieri. Giliberti aveva invitato un amico a casa sua e avevano bevuto insieme del caffè, e proprio il suo ospite l’ha assassinato a colpi di trincetto e poi soffocandolo con il lembo di un soprabito dopo essersi reso conto che era ancora vivo.
Il giorno dopo il ritrovamento, il 26 febbraio, il giornale Stampa Sera e la questura di Torino ricevono delle lettere scritte con la carta carbone, imbucate prima che l’assassinio fosse scoperto, nei quali il carnefice riferisce alcuni particolari del delitto: conosceva Gilimberti in quanto avevano fatto la leva militare insieme e il delitto era una vendetta per un torto subito.
Dopodiché sfida la polizia a trovarlo firmandosi con un nome degno di un delitto così efferato: Diabolich.
Non fu scelto a caso: non era legato alla brutalità dell’assassinio ma ripreso quasi fedelmente da un romanzo uscito l’anno prima.
Il 1 aprile 1957 era infatti stato pubblicato il libro giallo Uccidevano di notte, scritto da Bill Skyline, ambientato in una città americana fittizia dove un uomo commette degli efferati omicidi e poi manda delle lettere alla polizia per annunciarne altri, firmandosi Diabolic.
Negli anni Cinquanta il giallo era molto popolare, ma solo se scritto da autori stranieri: per questo sorsero numerosi editori che pubblicavano titoli italiani a patto che gli autori fossero disponibili ad usare uno pseudonimo angloamericano.
Una di queste fu la Boselli Editore, che pubblicò Uccidevano di notte solo dopo che l’autore, Italo Fasan, accettò di firmarsi Bill Skyline.
Sarebbe potuto essere uno dei tanti gialli pseudo-americani se non fosse stato per il delitto di Torino e per quelle lettere inviate alla polizia.
Il misterioso Diabolich (che decide di aggiungere una h alla fine del suo pseudonimo, come a volersi distinguere) invia infatti altre otto lettere alla polizia annunciando altrettanti delitti, scatenando una psicosi collettiva alimentata dai giornali che lo ribattezzano “il Fantomas degli operai”, che il 1° Marzo arriva persino a telefonare ad un giornale per minacciare i redattori che stavano scrivendo sul caso.
Dopodiché scompare senza lasciare traccia, se non il “crimine perfetto”.
Poco dopo la Boselli Editore pubblica una ristampa, ma questa volta con il titolo Diabolic, nome che nell’edizione del 2024 viene indicato come probabile citazione del libro di Boileau-Narcejac e del film di Clouzot.
Ciò attira molte critiche, a partire dall’accusa di voler guadagnare sulla tragedia di Mario Gilimberti. In realtà sono soprattutto i giornali ad alimentare la psicosi e a dare risalto tanto al crimine quanto al libro giallo da cui è “forse” stato ripreso.
Essendo un delitto ancora irrisolto, non è infatti ben chiaro se l’omicida e l’autore delle lettere siano la stessa persona, se le lettere fossero parte del piano di un assassino spietato o l’attività di un mitomane. La ristampa del libro intanto esce con una prefazione scritta dal Direttore Responsabile di Boselli Editore Bernardo De Rugeriis intitolata L’assassino non ha letto l’ultimo capitolo proprio per ribadire che la casa editrice, in linea con tutte le altre negli anni Cinquanta, pubblicava solo libri dove l’assassino veniva arrestato o ucciso in modo da evitare che passasse il messaggio che chi decideva di delinquere potesse farla franca.
Il delitto è così atipico che non impiega molto ad essere ispirazione per il cinema: nel 1962 esce sul grande schermo Totò Diabolicus, dove compare Diabolicus, un uomo completamente vestito di nero e con una risata crudele e sadica che invia lettere alla polizia per depistarla.
Non è chiaro quanto il film di Totò abbia inciso sul fumetto delle Sorelle Giussani: anche il protagonista del loro fumetto doveva chiamarsi Diabolicus, ma secondo la loro versione per dargli un nome che avesse un’assonanza con Nostradamus, ma alla fine decisero di cambiarlo usando la lettera K.
Non è certa nemmeno l’origine del costume nero: Diabolicus e Diabolik ne indossano entrambi uno che lascia scoperti solo gli occhi, ma Carlo Scaringi nel suo libro Il mito Diabolik afferma che il costume del secondo sarebbe stato ispirato da Phantom, l’Uomo Mascherato dei fumetti americani degli anni Trenta, che ha per protagonista un eroe (non un criminale) che vive su un’isola situata in Asia o Africa usata come base per combattere i criminali, forse ispirazione per l’isola dove Diabolik cresce e si addestra agli ordini di King come mostrato nell’albo Diabolik, chi sei?
Nel 1962, quando a novembre viene dato alle stampe l’albo Il Re del terrore, quindi i Diabolici letterari sono due: il Diabolic di Fasan, assassino seriale di un libro giallo e Diabolik, protagonista del fumetto da cui ha avuto origine il genere nero.
Non hanno praticamente niente in comune, perché gli eventi avvenuti dal 1957 al 1962 hanno filtrato le caratteristiche del personaggio trasformandolo tanto nell’aspetto quanto nelle motivazioni delittuose.
A unirli è invece il successo: Uccidevano di notte ottenne una ristampa proprio in virtù dell’omicidio, della psicosi dovuta alle lettere e per le critiche ai romanzi gialli in generale; gli albi di Diabolik per le numerose confische che colpirono i suoi fumetti e per le critiche trasversali tanto della Democrazia Cristiana che riteneva il fumetto troppo “rivoluzionario”, quanto dalla sinistra che lo accusava di essere troppo fascista.
Altro punto in comune è la cronaca nera.
Nel 2019 a Roma è stato commesso un altro omicidio, molto diverso da quello di Torino nel 1958: alle 18 del 7 agosto in via Lemonia, di fronte al civico 273, al Parco degli Acquedotti un uomo viene trovato per terra antistante una panchina con gli occhi aperti, un foro all’altezza dell’orecchio sinistro da cui usciva molto sangue.
E’ Fabrizio Piscitelli, criminale della malavita dell’Urbe conosciuto proprio con il soprannome di Diabolik (questa volta non il nome dell’assassino ma della vittima), libero all’atto dell’assassinio nonostante una fedina penale molto lunga nel recupero crediti e lo spaccio di droga. La sua morte pare sia stata ordinata dai vertici della mala romana proprio per il riassetto dell’equilibrio delle piazze di spaccio. Il nome sembrava calzargli a pennello: è riuscito a ingannare anche i suoi familiari che non sembravano conoscere la sua vita all’interno della malavita romana (come Diabolik con Elisabeth Gay). Nel 2011 è sfuggito all’arresto durante l’operazione Castillos ed è stato arrestato grazie ad un “Ispettore Ginko” che ha intuito che le partite della Lazio erano la chiave per arrestarlo, riuscendoci nel 2013.
Francesca Fagnani nel suo libro dedicato Mala. Roma criminale, chiama persino un capitolo Diabolik, chi sei? come il famoso albo.
Dal 1952 al 2019 vediamo quindi una trasformazione di questo nome che ormai conoscono tutti in Italia: da un libro noir francese al cinema d’oltralpe, da un libro giallo italiano alla cronaca nera, passando per un film comico alla nascita del primo fumetto nero italiano e infine di nuovo nella cronaca nera.
Proprio come Fantomas e Arsenio Lupin hanno ispirato la caratterizzazione di Diabolik delle Sorelle Giussani, Les diaboliques ha ispirato Uccidevano di notte contribuendo al suo nome.
Un nome accusato di incitare al crimine ma divenuto talmente celebre tra le forze dell’ordine da spingere, secondo alcune voci, il Questore Ferdinando Masone a consigliare ai suoi uomini di comprare, leggere e persino collezionare gli albi del fumetto per studiare il modus operandi dei criminali.
Questo è Diabolik.