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COSA SAREMMO SENZA ARTE?

Ogni giorno abbiamo la possibilità di camminare nelle piazze, nelle strade e nelle città che in ogni angolo raccontano qualcosa

di Giorgia Guadagni

Piero della Francesca, Anthony Clarke e Aldous Huxley: uno dei pittori più famosi del Rinascimento italiano, un comandante dell’artiglieria britannica durante la Seconda guerra mondiale e uno scrittore inglese. Persone lontane nel tempo eppure unite da un sottile filo rosso che ne ha intrecciato i destini: questa storia inizia con loro. 

È il 1450, a Sansepolcro, Piero della Francesca ha appena iniziato a dipingere un affresco destinato a entrare nella storia: La Resurrezione. Secoli dopo, Aldous Huxley, in uno dei suoi saggi di viaggio, definisce quest’opera senza mezzi termini come «la pittura più bella del mondo». È una dichiarazione di amore verso l’arte e la bellezza e sarà proprio questa definizione a cambiare il corso della storia. Il libro di Huxley, intitolato “The Best Picture” e datato 1925, racconta del particolare Grand Tour che l’autore fece in Italia: non il classico viaggio. Quello di Huxley è un tour molto difficile, finalizzato alla ricerca di bellezze autentiche piuttosto che le grandi meraviglie classiche. Arrivato a Sansepolcro descrive l’affresco con parole potenti: «Non abbiamo bisogno di immaginazione per aiutarci a comprendere la sua bellezza e la sua incredibile potenza: sta lì davanti a noi in tutto il suo splendore la più grande opera al mondo».

Con un salto nel tempo si arriva nel 1944, tutta l’Italia è impegnata nella liberazione dai nazifascisti. Il comandante Clarke riceve l’ordine di bombardare Sansepolcro, sospettata di essere un luogo dove i nemici si sarebbero potuti nascondere. Ma Clarke è un appassionato di letteratura, memore del libro e delle parole usate da Huxley, decide di non obbedire a quel comando perché riconosce il nome del luogo e capisce che, in qualche muro di qualche palazzo del centro storico, si trova La Resurrezione di Piero. 

Pur non avendo mai visto l’opera di persona, il capitano decide di azzardare il tutto per tutto sfidando il rischio concreto del deferimento alla corte marziale, pur di non trasformare in macerie quello che Huxley aveva descritto come il massimo splendore dell’arte. 

Successivamente al cessate il fuoco, Clarke decise di fermarsi a visitare ciò che aveva salvato. Torna novamente a Sansepolcro nel 1965, questa volta invitato dall’amministrazione comunale per ricevere il ringraziamento dalla comunità. 

In questa storia dobbiamo citare una parte importante che spesso nella narrazione, quasi romanzesca, dei fatti viene tralasciata. I partigiani e la popolazione attiva di Sansepolcro ebbero un ruolo fondamentale nel salvare l’affresco. Organizzarono un servizio di volontariato per difendere tutte le quattro porte di accesso al paese, una volta sgombro dai nemici, per evitare che questi rientrassero in città. La notizia della liberazione arrivò anche a Clarke che, a questo punto, certo che ormai nessun tedesco risiedesse più lì, sospese l’attacco. 

Questa storia offre uno spunto di riflessione in merito a cosa saremmo oggi senza questa decisione e, più in generale, senza arte. Il ruolo dell’arte in Italia è noto a tutti, dagli italiani che ogni giorno hanno la possibilità di camminare nelle piazze, nelle strade e nelle città che in ogni angolo raccontano qualcosa, fino ai turisti che ogni anno scelgono l’Italia come meta di viaggio e vacanza.  

L’arte in Italia è molto più di qualcosa da appende ad una parete e da osservare soltanto, è ciò che ha creato, e sicuramente crea, il tessuto connettivo dell’identità italiana. Senza arte avremmo memoria, ma non sarebbe condivisa poiché ognuno nel suo singolo può ricordare e trasmettere qualcosa, ma è l’arte che aiuta a ricordare in modo collettivo e a permettere alle persone di riconoscersi nelle emozioni che suscita. 

A Sansepolcro questa esperienza è vissuta ogni giorno dai suoi cittadini che, con orgoglio e senso di appartenenza, aprono le porte della città a turisti e compaesani per condividere quella bellezza che è stata protetta. 

Articolo scritto all’interno del Laboratorio di Giornalismo realizzato da Edera Rivista  all’Università di Firenze

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