Le possibili motivazioni che hanno spinto i giovani negli ultimi anni ad abbandonare i circoli
di Martina Messeri
Se nel secolo scorso qualcuno avesse detto che dopo qualche decennio i giovani avrebbero smesso di frequentare i circoli, poche persone ci avrebbero creduto. Il circolo Primo Maggio delle Sieci, frazione del comune di Pontassieve, è stato per decenni il fulcro vitale della comunità e della vita di paese. Un luogo dove, per merito delle nuove generazioni, diverse anime si intrecciavano: politica, sociale e comunitaria. Oggi però quei ragazzi sembrano non interessarsi più alla vita e alle attività dei circoli, infatti in un’epoca mutata dalle nuove tecnologie e dal cambiamento dei bisogni sociali, si sta verificando un progressivo allontanamento giovanile da queste realtà, portando molti a domandarsi il perché di questa tendenza.
Questo cambiamento è ben visibile attraverso gli occhi di Giorgio Messeri, classe 1945 nativo di Pontassieve, che per ventiquattro anni è stato presidente del circolo delle Sieci. Una persona che ha speso la sua intera vita all’interno di queste mura, vedendo passare molte generazioni di giovani, che col tempo sono cresciuti e hanno cambiato anche i propri desideri.
«Quando sono diventato presidente erano ormai molti anni che partecipavo alla vita sia politica che sociale del circolo. I giovani venivano lì per le più disparate occasioni, prima fra tutte il bisogno di sentirsi parte di qualcosa» racconta Giorgio, mentre pensa a un periodo in cui gli ambienti del circolo erano affollati e pieni di vita.
In effetti, i giovani degli anni Ottanta, figli delle proteste del Sessantotto e degli anni di piombo, trovavano nel circolo una scusa in più per uscire e stare fuori casa, ma non solo: quel luogo era diventato un vero e proprio centro di incontro e dibattito.
Oltre alle riunioni di partito, il cuore dell’esperienza erano le serate di ballo, dai tornei di carte alla tombola, dalle attività teatrali alle feste organizzate per e con i ragazzi. «Tutte le attività e le iniziative venivano gestite interamente da volontari – continua l’ex presidente -La maggior parte erano ragazzi che approfittavano di questi eventi per passare del tempo fuori casa, mangiare qualcosa insieme e imparare qualcosa di nuovo». È proprio da quell’esperienza e da quel senso di appartenenza che nacque per iniziativa dei giovani il Gruppo Geo. Ai tempi era solo un settore culturale interno, mentre oggi è diventato una vera e propria associazione nel campo dell’escursionismo. «Mio figlio Sauro, insieme a un gruppo di amici, decise di iniziare questo percorso. All’inizio erano solo pochi ragazzi che si riunivano per fare escursioni, ma con il tempo i partecipanti aumentarono».
Oggi lo scenario è molto diverso rispetto a quando Giorgio era presidente, lui stesso non frequenta più il circolo assiduamente come un tempo. Negli ambienti una volta deputati alle attività giovanili adesso sono le mamme a dare vita ad attività per i più piccoli, come il progetto della stanza dei bambini.
C’è però una mancanza che pesa: la componente giovanile non è più una frequentatrice costante di quei luoghi, se non per momenti di passaggio e attività minori.
I motivi alla base di questa assenza sono da ricercare in un generale sentimento di stanchezza e in una perdita di senso di appartenenza. Non sono però problematiche relegate esclusivamente al cambio generazionale dei luoghi e degli strumenti di consumo, ma in molti casi derivano da una chiusura da parte delle vecchie gestioni come ricorda Giorgio: «I ragazzi vanno saputi prendere, bisogna insegnare come fare le cose e far capire gli sbagli, ma senza essere troppo autoritari o rimproverandoli per ogni ragazzata. L’errore fa parte dell’esperienza, ma purtroppo non tutti riescono a concepirlo, così come il dare fiducia: non si riesce ancora a fidare di questi ragazzi».
Fiducia, o meglio la sua mancanza: forse è proprio questo il concetto che potrebbe racchiudere tutte le motivazioni che stanno portando a un lento declino dell’esperienza giovanile nei circoli. Quei luoghi che per molti anni sono stati l’ambiente preferito dei ragazzi, ma che oggi sperimentano un calo vertiginoso nella presenza della fascia giovanile.
I ragazzi sono cambiati, i loro bisogni e desideri non sono quelli di una volta, ma la voglia di cercare punti di aggregazione continua, lasciando indietro quegli spazi che per molto tempo sono stati una “casa”, ma che oggi rimangono luoghi di passaggio immersi nella nostalgia del passato.
Articolo scritto all’interno del Laboratorio di Giornalismo realizzato da Edera Rivista all’Università di Firenze