Strappare Lungo i bordi Zero Calcare Giancane Sigla

Te lo ricordi qualche anno fa, quando eravamo soli, sempre rinchiusi dentro un garage e tutto il mondo fuori…

Strappati lungo i bordi” è la colonna sonora della serie tv del momento di Zerocalcare, “Strappare lungo i bordi”, scritta e cantata da Giancane.

Appena abbiamo sentito la voce di Giancane risuonare nelle casse della tv, ci siamo assentati per un secondo, ripensando a quando lo abbiamo incontrato, nel 2018, alla Flog, in occasione di un suo speciale live con Zerocalcare.

Solitamente quando la sigla appare all’inizio di una puntata su Netflix, la voglia di cliccare su “Salta intro” è tanta, troppa. Ma non questa volta. Allora ripercorriamo chi è Giancane, come nasce il suo progetto musicale e come nasce, soprattutto, la sua amicizia con Zerocalcare.

L’articolo, a cura di Leonardo Pitasi, parla di musica, matite, avete e live band., tutte cose che ad oggi, mancano tanto, troppo.

Era il 2019, Gennaio. Usciva Edera 22:

Arriviamo alla Flog, dove Giancane, pseudonimo di Giancarlo Barbati, ha appena terminato il soundcheck di preparazione al concerto in programma la sera stessa. Salirà sul palco insieme al fumettista Michele Rech, alias Zerocalcare, per il primo di due concerti in collaborazione tra i due artisti. Siamo sul retro del palco, una lattina di birra a testa e la sensazione di stare a chiacchierare nel salotto di casa con un vecchio amico.

Ciao Giancane come è nata questa collaborazione con Zerocalcare?

«La collaborazione è nata con il video di Ipocondria. Lui oltre a essere il mio disegnatore preferito e anche un amico; gli ho chiesto “ti andrebbe di fare una animazione tipo gorillaz di un pezzo mio?” (Ipocondria ndr). Gli ho fatto sentire il pezzo e siccome stava vivendo un periodo di tour e promozioni, si è rivisto nel testo della canzone ed ha accettato subito».

Come si svolgerà la serata?

«Molto semplicemente lui disegnerà mentre io canterò i miei pezzi. Siamo liberi da qualunque copione o canovaccio, può fare totalmente quello che vuole, anche perché ho assoluta fiducia e stima di lui, qualsiasi cosa farà la farà bene».

Venendo alla tua musica, ascoltandola non riesco ad indentificarla in nessun genere…

«Meno male», ride.

…In che genere ti riconosci di più? Anche se e le etichette lasciano sempre il tempo che trovano 

«Devi mischiare il punk, la dance anni ’90 e il folk americano, metti tutto insieme ed esce questa cosa che facciamo, un folk pop elettronico lo chiamerei. In sostanza io dico un sacco di cazzate, poi ci suoniamo sopra».

I testi sono molto ironici e diretti, è un tuo modo per essere dissacrante?

«Più che altro è un mio modo per esternare delle ansie, cose che vorrei dire ma che, essendo timido, non riesco a fare normalmente. Parlare di amore non mi va e probabilmente non so neanche farlo».

Possiamo dire che il tema centrale dei tuoi testi sia il disagio giovanile e l’attuale contesto sociale?

«Assolutamente sì. In una mia canzone parlo appunto di ansia e disagio. L’ansia è semplicemente l’ansia in senso stretto ed è una sensazione con la quale convivo ogni giorno. Il disagio, nello specifico, lo intendevo come quando ti imbarazzi per un’altra persona; potremmo parlare di imbarazzo conto terzi, come a dire «mi sto vergognando per te”».

Parliamo di un altro pezzo, Hogan blu: quanto voleva essere uno scherzo e quanto una critica?

«È una canzone a cui tengo particolarmente. Non parla delle scarpe in sé; per me le Hogan rappresentano uno stato mentale, ce l’hai nel cuore pure se non ce le hai ai piedi, sono in qualche modo una rappresentazione del malessere umano. In generale nelle mie canzoni, al primo ascolto risalta subito il lato divertente, poi scavando più a fondo puoi trovarci molto di più. Questo viene fuori perché quando scrivo mi voglio principalmente divertire».

Richiamiamo un’altra tua canzone, Ipocondria. Sei Ipocondriaco?

«Assolutamente sì. L’ipocondria non è data tanto dal un fattore interno, quanto esterno; se hai qualche cosa io solo a guardarti ce l’ho già. Qualsiasi dolorino diventa una diagnosi gravissima. Non posso vedere assolutamente serie e programmi sulla medicina, non so come possa venire in mente alle persone di fare delle serie tipo Io e i miei parassiti, io non posso guardare neanche il Doctor House».

Quali sono i tuoi riferimenti musicali, e che musica ascolti?

«Sono cresciuto negli anni ’80 con dei genitori appassionati di musica, quindi ho ascoltato un sacco di belle cose. Tantissimo Lucio Dalla e i Pink Floyd. Da bambino, una delle prime cose che mi ricordo con piacere, sono stati i Queen, quando li ho ascoltati ho detto “Cavolo, allora lo vedi cosa si riesce a fare con la musica!?”, ovviamente non è il mio caso (ride).

Poi Elio e le storie Tese, mio papà mi diede una cassettina di “Italyan, Rum Casusu Çikti” e ho detto “allora si può fare anche questa cosa qua e fatta anche bene”. Nella vita inoltre, faccio il produttore quindi ho sentito praticamente di tutto».

Nel movimento musicale italiano la trap si sta prendendo la scena, che idea te nei sei fatto?

«Ci trovo quella parte trash di Mai dire tv e mi fa ridere, certo che a livello culturale è un disastro, soprattutto in termini di contenuti. Il problema principale è che viene ascoltata prevalentemente dai giovani. Spero che si sveglino da questo assopimento, ci vorrebbe qualcosa dai contenuti maggiori che però non vedo, anche se potrebbe esserlo l’indie. Dopo l’ultimo album de I Cani è venuto fuori un movimento, Contessa ha creato un solco. Quell’album però sembra già vecchio rispetto a quello che ne è venuto fuori, in cui mi ci metto pure io, anche se ho molte poche cose in comune con gli altri artisti, fosse solo per una questione semplicemente anagrafica; mi rivedo molto più in Appino che in Galeffi, che potrebbe quasi essere mio figlio».

Hai degli obbiettivi futuri? Hai un disco o altro in mente, anche con Zerocalcare?

«Con Michele (Zerocalcare) quello che verrà lo vedremo al momento. Per quanto mi riguarda, adesso dovrò finire il tour, poi sto già scrivendo delle cose nuove, gli argomenti certo non mancano visto il periodo che stiamo vivendo. Ci sono delle situazioni di contorno abbastanza brutali in questo preciso momento storico. Prendo un po’ di spunti dalle ruspe e queste cose qua, insomma avrete capito».

Le birre sono finite, non ci rimane che accartocciare le lattine e gettarle nel cestino, usciamo dal “salotto” e di qui a qualche ora assisteremo un concerto fantastico, con un mix perfetto tra la musica di Giancane e il folgorante talento artistico di Zerocalcare.

Di Leonardo Pitasi per Edera Online

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *