Basta carta, scartoffie inutili e “lavoro nero”. Tutto digitale, semplice, immediato, verificabile. Con la rivoluzione elettronica si fattura in un click, massimo due, facciamo tre, o quattro…
Ma non ci scoraggiamo. Non partiamo prevenuti. Il principio è giusto. E allora via, prima di tutto compriamo il software. C’è da pagare, ma in fondo è bene essere aggiornati: le innovazioni sono importanti. Ora serve solo chiedere il codice intermediario: quindi il nuovo nome è X%&F$£&A. Più resta la partita Iva. Non semplicissimo, ma ci sta.
Ecco fatto, tutte le fatture in entrata e in uscita arriveranno da sole, senza impazzire, in un unico cassetto digitale. Bello! Tranne quando il sito del Ministero va in crash. Una decina di volte al giorno. O una decina di volte all’ora, chi può dirlo. Ma col tempo troveranno il modo di risolvere, di certo! Resta da sciogliere il problema della compatibilità fra i vari software. Non dialogano fra loro. Non tutti. Anzi, quasi nessuno. Ma anche questo si aggiusterà. Sicuramente.
E poi vuoi mettere andare dal benzinaio e non dover compilare la scheda carburante col timbro e tutto! Ora arriva via computer e via. Ah no, serve una App a parte. E lo scontrino da fotografare tramite App. Così poi il sistema genera la fattura elettronica che arriva via mail. Anzi via pec. Forse. Ah, serve anche la carta di credito aziendale. Se un giorno hai i contanti, nulla. Peccato, ma non sarà qualche pieno a scoraggiarci.
C’è però da capire come ricevere le fatture di chi non ha la fattura elettronica, perché per legge non può averla. Ma se vuole adeguarsi? Eh no, non può. Quindi? Manda la fattura normale via Pec e tramite il sito del Ministero che poi, se non è in crash, la gira al destinatario. Solo che non arriva. Diciamo che non arriva quasi nulla… metà cose si perdono per strada.
Ma la soluzione c’è, tutto risolto: per ogni fattura elettronica si fa la fattura “di cortesia”. In pratica una fattura tradizionale, come prima, col blocchetto volendo. Poi la si manda per mail o per posta, quella che arriva in cassetta portata dal postino. Oh, ora ci siamo. Però occhio, la “fattura di cortesia” non vale eh. È solo pro forma… Cioè si fa uguale, ma non serve a nulla. Com’era la storia delle scartoffie? E della lotta al “lavoro nero”?

di Lisa Ciardi