Ci hanno detto in tanti che la pandemia ci avrebbe resi migliori. Che avremmo imparato a rispettare l’ambiente, a dare più valore alle cose importanti e meno a quelle futili. Ci hanno detto che ci saremmo ritrovati più uniti e solidali, più consapevoli e più preparati a capire cosa conti davvero, in noi e in questo pianeta. Ve li ricordate gli spot emozionali con i quali ci bombardavano quasi ogni giorno, mentre eravamo chiusi in casa a sfornare pizze e focacce o a studiare come mettere la mascherina? Persino la pubblicità rincorreva quel messaggio e quell’impostazione. E quando la pubblicità (interessatamente certo) si allinea vuol dire che il sentimento è condiviso.
Oggi ci siamo svegliati in un mondo molto simile a quello “di prima”, come se tutto quello slancio fosse stato solo una breve parentesi, un incubo fortunatamente finito. Siamo di nuovo in un mondo uguale a quello del 2019, semmai con più povertà, più rabbia, più rancore per tutto ciò che il Coronavirus ha danneggiato e spazzato via, soprattutto a livello economico. Ed ecco che si moltiplicano le inchieste su chi ha usato la pandemia per lucrare, nascono polemiche feroci persino fra virologi e medici, girano accuse di conflitto di interessi in chi ha consigliato una strada piuttosto che un’altra. Insomma il mondo sembra essere tornato il solito formicaio velenoso e spietato.
Eppure ci sono state settimane in cui gli eroi nazionali erano gli infermieri e i medici invece dei calciatori. Giorni in cui i vicini si incoraggiavano dai balconi, invece di litigare per i panni stesi o i muri di confine. Giorni in cui i sanitari hanno dato la vita per salvare i pazienti o si sono distrutti in turni massacranti per strappare al virus una persona in più. I negozianti hanno offerto gratuitamente pacchi alimentari, chi aveva case vuote le ha messe a disposizione del personale degli ospedali senza chiedere un euro, imprenditori e operai hanno cucito gratuitamente camici e mascherine, tassisti hanno accompagnato gratis i malati da una parte all’altra d’Italia. Molti hanno donato soldi, tanti il proprio cuore. Non si tratta di spot o intenti, è tutto nella storia. Oggi non dobbiamo dimenticarlo: la pandemia non ci ha insegnato a diventare migliori perché sapevamo già benissimo come fare. Dobbiamo solo scegliere di continuare a esserlo.

 

di Lisa Ciardi