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di Lisa Ciardi /

Hanno riaperto le scuole, stanno ripartendo i corsi universitari, le aziende sono operative da tempo e siamo (più o meno) riusciti a goderci le vacanze. Ma in questo (atteso) ritorno alla normalità, c’è una cosa che dobbiamo assolutamente evitare: trasformare l’emergenza in una corsa alla follia burocratica e alla continua rivendicazione. Non possiamo e non dobbiamo rendere il rispetto delle norme anti Covid-19 un costante braccio di ferro, una gara a suon di centimetri e carte bollate.

Gli esempi di personaggi più o meno famosi si sprecano, così come le scenate di paese. C’è chi si è rifiutato di salire sul traghetto con la mascherina, chi di montare sull’autobus con le precauzioni richieste e chi ha evocato complotti planetari. Sui social poi, le offese e le minacce sono all’ordine del giorno e c’è chi non riesce a passare un’ora senza attaccare violentemente chi la pensa diversamente da sé.

Eppure, se le emergenze ci hanno insegnato qualcosa, è che per affrontarle servono coesione sociale e poca burocrazia. Occorrono solidarietà reciproca e voglia di fare, desiderio di smussare gli angoli, invece di accentuarli. Ricordandosi che se proprio dobbiamo scegliere, è meglio avere più prudenza che meno. E che quello che ci viene chiesto oggi (mascherine e distanze) è veramente un sacrificio minimo rispetto alla posta in gioco.

Se non partiamo da qui, i prossimi saranno mesi di delirio e tensione, polemiche continue e nuove barriere burocratiche che tutti gli enti e le istituzioni tireranno su per proteggersi dal clima di crescente contestazione. Sicuramente ne saranno felici gli avvocati, meno tutti gli altri. Se invece vogliamo evitare, basta lasciar perdere i cavilli da azzeccagarbugli e usare un’unità di misura semplice quanto efficace: quella del buonsenso.