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ABITARE IL MARGINE

Sulla neo-manicomialità e con-divisione degli spazi

Testo di Laura Ester Marini – Fotografia di CARLA CERATI / courtesy Elena Ceratti – Didascalia: Ospedale psichiatrico di Colorno (Parma) dal volume Morire di classe, Einaudi,1969

2023, Pisa: la psichiatra Barbara Capovani viene uccisa da un ex paziente davanti all’ospedale Santa Chiara. Immediatamente, al centro del dibattito tornano la sicurezza degli operatori, la pericolosità dei pazienti, l’inadeguatezza delle strutture: ancora, la sofferenza psichica riemerge nel discorso pubblico come questione di emergenza, come richiesta di sicurezza e appello alla cura.

Lungi dall’essere un’eccezione isolata, il caso di Pisa può essere inteso come punto di condensazione in cui emergono le fragilità del sistema e le ambiguità tra cura e controllo. 

Secondo il Rapporto salute mentale del Ministero della Salute, nel 2023 oltre 800mila persone sono state seguite dai servizi specialistici del territorio, con un aumento di quasi il 10% rispetto all’anno precedente, al quale non corrisponde un adeguamento dei fondi.

Come rilevato dalla Società italiana di psichiatria (Sip), l’Italia investe in questo ambito mediamente solo il 2,9% del Fondo sanitario nazionale, meno di un terzo di quanto stanziato da partner europei come Francia e Germania.

Questa sproporzione tra bisogni crescenti e risorse scarse non ha solo conseguenze pratiche, ma alimenta un senso di insicurezza e diffidenza che finisce per riesumare pregiudizi, mai del tutto sradicati, e vecchi automatismi culturali. 

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