Un viaggio tra le battle del Muretto di Firenze, dove il freestyle è il megafono per una generazione che cerca spazio
di Aurora D’Argenio
Che fine fa chi abita a Firenze quando il centro storico diventa una vetrina a misura di turista? Spesso si rifugia in periferia, lasciando le piazze principali svuotate di vita reale. Eppure c’è un momento preciso, il giovedì sera, in cui una piazza storicamente esclusa dalla movida cambia pelle. Sotto i loggiati rinascimentali di Santissima Annunziata, l’aggregazione non si compra, ma si crea a colpi di barre e freestyle intorno al Muretto de “Il Giglio”.
Tutto nasce nel febbraio di due anni fa, da un’urgenza profonda che si diffonde tra chi pratica freestyle: trovare un luogo di allenamento e di confronto, in una città dove la cultura del rap spontaneo è ancora troppo di nicchia per farsi spazio. Sulla scia di una primavera di movimenti urban, che in quel momento viaggiavano da Nord a Sud, nasce “Il Giglio”, inizialmente senza l’intenzione di arrivare ad un pubblico.
«Doveva essere un allenamento, è stato il pubblico ad arrivare da noi» raccontano i ragazzi della crew. Li abbiamo intervistati dietro le quinte, per capire come si costruisce un’alternativa gratuita, inclusiva e indipendente nel cuore della narrazione turistica.
La scelta della piazza si conferma intenzionale e risponde a quella specifica necessità di trovare una zona franca in una città che consuma i suoi spazi di aggregazione storici, da Santo Spirito a Santa Croce, ormai saturi di restrizioni.
«Firenze vive di piazze. Santissima Annunziata era, fino a poco tempo fa, uno spazio diurno, vissuto dagli studenti universitari e abbandonato a se stesso di notte. Nonostante tutti la conoscessero, nessuno veniva a farci serata. Da quando c’è il Muretto, si è trasformata in un punto di ritrovo accessibile e abituale per il giovedì sera».
La forza di questo cortocircuito, però, sta nel fatto che la resistenza locale ha finito per calamitare energie da tutta Italia. Il Muretto è presto diventato un magnete per i fuorisede e per chiunque fosse alla ricerca di un senso di appartenenza reale, scardinando l’idea di una Firenze fruibile solo a pagamento. Ma oggi chi partecipa a queste serate?
«Il nostro è un movimento locale, ma tra di noi ci sono un sacco di fuorisede. Il freestyle è un ambiente che ti fa viaggiare, per cui si è creato uno scambio comune. Ogni giovedì arrivano ragazzi da Siena o da Prato. Altri si sono spostati da Torino o dalla Puglia anche solo per farci una sorpresa. Questo permette ad artisti più conosciuti di venire a mettersi in gioco al Muretto di Firenze, così che si crei un contesto stimolante soprattutto per i ragazzi più giovani che vedono dal vivo freestyler che prima guardavano solo su Youtube».
Quello che si respira sotto i loggiati del Museo degli Innocenti, in effetti, va oltre la performance musicale. Il Giglio si è dimostrato capace di rispondere a una fame di autenticità, che i locali tradizionali non sanno più intercettare. Durante le battle, la crew lo ribadisce spesso, come fosse un manifesto di intenti. «Qualcuno ha pagato per questo? E allora fate casino!». Un promemoria costante che dimostra come gli spazi di aggregazione autentici non rispondano naturalmente alle regole del mercato.
«A chi viene da fuori mancava un ritrovo familiare che andasse oltre il circolo turistico, mentre per i fiorentini è sicuramente una grande rivincita: per anni abbiamo cercato spazi venendo sempre malvisti. Ora ce lo siamo presi in modo indipendente ed è una realtà che viene rispettata anche dalle istituzioni».
Il riscontro è enorme. Se il giovedì vuoi uscire e andare dove c’è gente, l’ingresso nei locali si paga ovunque. Da noi non ci sono né tessera né biglietto. E ai nostri contest non c’è un premio in denaro, perché prevalgono la fame di farsi sentire e la voglia di emergere. C’è chi fa freestyle come terapia, per imparare ad andare oltre ai limiti».
Quella del giovedì sera è una vitalità che ricorda la dimensione intima di un piccolo paese, dove background diversi si fondono e riescono a comunicare attraverso lo stesso linguaggio, quello del freestyle. Tra le parole usate per descrivere l’energia del Muretto riecheggiano coesione, familiarità, unione, ma anche mentalità aperta.
Il successo del Giglio solleva una riflessione molto più profonda su cosa sia, oggi, il diritto alla città. Quando i centri storici vengono museificati e cominciano a stare stretti a chi li abita, l’atto di occupare una piazza per fare musica non è più semplice intrattenimento: si trasforma in un gesto politico spontaneo. Dimostra che la vera socialità non ha bisogno di infrastrutture commerciali, ma continua ad alimentarsi dal basso: bastano una cassa e una comunità disposta a rompere il silenzio per fare di una piazza un luogo da chiamare casa.