L’editoriale del mese.
A cura di Lisa Ciardi
L’ultimo referendum ci ha regalato una sorpresa: il ritorno al voto. Un elettore su due, fra quelli che si erano astenuti alle Europee 2024, è andato al seggio per dire la sua sulla Riforma della Giustizia, con un coinvolgimento inedito delle nuove generazioni. E proprio i giovani si sono distinti, in vari momenti e contrapposte posizioni, anche nella campagna referendaria, partecipando a manifestazioni ed eventi, esponendosi in video e commenti, diffondendo meme e commenti.
Senza voler entrare nel merito dei risultati, è di per sé un grande traguardo.
Tornare a interessarsi di politica, esprimere il proprio parere, non lasciare che a decidere siano gli altri, fare la piccola, grande, fatica di informarsi ed esserci, significa dare un contributo importante alla direzione che il Paese prende e prenderà.
La speranza è che questa partecipazione sia il primo di una serie di segnali. Che le nuove generazioni abbiano superato la fase della disillusione verso le politica, del qualunquismo e del disinteresse.
Perché, citando Winston Churchill, “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”. E non esiste vera democrazia senza partecipazione.