È un mondo nascosto, silenzioso ma che sembra infinito. Può far paura, incuriosire ma anche stupire. Il mondo dei mari è sicuramente una delle cose più affascinanti che possiamo vedere e conoscere. Tra le sue numerose specie viventi che lo abitano diventa anche un luogo misterioso nelle sue profondità. Ma tra tutti gli aggettivi che lo possono descrivere, il più rilevante ed indicativo è forse “delicato”. Si tratta infatti di un ecosistema perfettamente calibrato su misura, in cui anche solo un grado di temperatura in più o in meno dell’acqua può creare gravissimi danni a tutte le specie viventi che lo abitano. Un equilibrio che, negli ultimi anni, è continuamente messo alla prova dall’uomo e dalla situazione climatica che sta cambiando ma soprattutto dall’inquinamento che lo sta investendo. 

È proprio su questo tema che interviene una delle realtà più famose ed importanti d’Italia e conosciuta in tutto il mondo: l’Acquario di Genova. 

Progettato dall’architetto Renzo Piano e dallo statunitense Peter Chermayeff e gestito oggi da Costa Edutainment SpA, l’acquario fu costruito in occasione di Expo ’92, per celebrare il quinto centenario della scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo, con l’intenzione di ristrutturare e valorizzare il Porto Antico di Genova. 

In una giornata di febbraio, camminando esclusivamente dietro le quinte delle enormi vasche che ospitano le numerose specie marine, incontriamo l’ufficio stampa e lo staff che ogni giorno lavorano nell’acquario, prendendosi cura di tutti gli animali. 

«È una struttura che riveste un ruolo centrale per la città ed il mondo scientifico e costituisce unopportunità straordinaria nel settore dei servizi e del tempo libero – ha spiegato Annamaria Torre, addetta stampa dell’acquario – È l’acquario più grande d’Europa con oltre un milione di visitatori annui e oltre 30 milioni dall’apertura. Si colloca così tra le principali attrazioni culturali italiane».

L’unico modo per superare i problemi è prima di tutto conoscerli. Per quanto riguarda l’ambiente, sapere come funzionano i rapporti tra habitat è fondamentale per riuscire a diminuire l’impatto che abbiamo sull’ambiente. 

«Principale strumento di questa missione è la visita al percorso espositivo che, tramite il coinvolgimento emotivo del pubblico, intende trasmettere importanti messaggi per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente – continua Annamaria -. La rappresentazione degli ambienti e l’attenta scelta delle informazioni scientifiche da trasmettere al pubblico, sono le basi su cui si fonda la nostra attività. Abbiamo condotto campagne di raccolta fondi e di raccolta firme per specifici temi su cui sensibilizzare il grande pubblico e volte al supporto di progetti di conservazione a partecipazione internazionale. Tra le principali campagne, quelle promosse dall’Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari (Eaza) di cui l’Acquario è membro su anfibi, Madagascar, tartarughe e testuggini e la petizione internazionale per la salvaguardia dei coralli».

Camminando tra le vasche di incantevoli meduse, delfini giocherelloni e squali da brividi, viene davvero la voglia di conoscere le storie di ogni animale presente. E ce ne sono di particolari, come quella di Elica, la tartaruga dell’acquario. 

«Elica è la nostra tartaruga, alla quale siamo molto affezionati – raccontano i membri dello staff – è arrivata alcuni anni fa dopo essere stata colpita da un’imbarcazione. Il suo carapace, ovvero il suo “scudo protettivo”, era stato quasi completamente distrutto e aveva subito dei danni ai polmoni e al sistema nervoso. Dopo due anni di cure, grazie ai nostri veterinari, l’abbiamo liberata in mare. È una specie molto protetta perché in via d’estinzione. Quando è arrivata pesava soltanto 9 kg, oggi ne pesa quasi 38». Le tartarughe sono molto soggette agli scontri con barche e motoscafi perché devono salire spesso in superficie per respirare. Inoltre, essendo rettili, devono termoregolare il loro metabolismo spendendo molte ore al sole. «Dopo solo 6 mesi di libertà, Elica è stata colpita nuovamente da un’imbarcazione vicino a Livorno. Ce l’hanno quindi riportata e l’abbiamo subito riconosciuta dalla placchetta metallica che le avevamo messo la prima volta. Adesso è quindi nuovamente qui. La sua salute ora è buona ma è molto fragile. Dopo una Tac abbiamo visto che la parte alta del carapace è molto sottile, circa 4-6 millimetri. Uno scontro con un’altra barca potrebbe farla annegare dato che, subito sotto al carapace, ci sono i polmoni. La curiamo come se fosse nostra figlia». 

In totale ci sono state 140 richieste di intervento di pronto soccorso per tartarughe marine e cetacei rinvenuti in difficoltà sulle coste italiane e 86 esemplari di Caretta-caretta sono stati curati nell’Acquario e rilasciati in mare in collaborazione con il centro studi cetacei, il servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato e la capitaneria di porto.

Insieme ai tanti temi trattati c’è anche quello della pesca. «Proviamo a portare avanti il discorso di consumo sostenibile – continua lo staff – invitando le persone a consumare quel tipo di pesce solo in quel periodo dell’anno. Ci vogliono dei criteri di attenzione perché altrimenti le specie non riescono a riprodursi. Non ci sono molte normative su questo, tutto sta nella sensibilizzazione. Non andiamo contro la pesca, ma bisogna mantenere un equilibrio».

All’interno dell’acquario è presente inoltre una squadra di ricercatori che studia i comportamenti degli animali. In un caso davvero unico, quello dei delfini, sono state fatte importanti scoperte. «Hanno studiato l’importanza dei vocalizzi – spiegano dallo staff dellAcquario ovvero i “fischi”, i suoni che i delfini emettono attraverso lo sfiatatoio che è il loro naso. Hanno scoperto che alla nascita emettono un fischio particolare, dal nome “fischio firma”, che viene riconosciuto dalla mamma e permette alla coppia mamma-cucciolo di ritrovarsi anche in mezzo al branco. Si riescono poi a studiare gli individui singoli in mare, così da sapere i percorsi che fanno e le loro particolarità». 

Per quanto riguarda i delfini metropolitani ci sono alle spalle 17 anni di ricerca, 2.000 ore trascorse in mare, 280 avvistamenti, 30.000 km percorsi e ben 25.000 fotografie scattate. Tornando invece alle specie, solo per citare alcuni dati, il numero delle vasche dall’apertura ad oggi è quasi raddoppiato arrivando alle 70 espositive odierne. Sono nati 16 cuccioli “star” (foche, delfini e pinguini) e sono state accolte nuove specie fino ad arrivare ai circa 15.000 esemplari di oltre 400 specie diverse.

«Noi preleviamo l’acqua con una presa mare diretta e per verificare che sia perfetta e non abbia inquinanti, vengono utilizzati strumenti che sono ipersensibili alle percentuali d’inquinamento. Siamo in collaborazione al CNR per questo». 

Dopo aver conosciuto cosa c’è dietro ad una realtà così grande ed importante rispetto al mondo dei mari, il pensiero va a ogni volta che decidiamo di andare in spiaggia e ci troviamo di fronte a quell’immensa superficie oscillante. Scoprire da vicino il mondo vivente delle acque è una sorpresa unica. Ci fa capire che la natura è qualcosa di straordinario e sbalorditivo. Che sia un salto fuori dall’acqua di un delfino, un pinguino che ti guarda stranito o una tartaruga incuriosita. Occhi e sguardi che si incrociano e che ci chiedono di fare in modo che tutta questa meraviglia possa continuare a esistere. 

di Lorenzo Chiaro

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