Intervista a Gianluca Orazi, ideatore del progetto #AreaZ di Zanichelli

di Margherita Barzagli

Ghiribizzo. Aura. Diamine. No, non sto facendo lo spelling della targa di un’auto a qualcuno. Sto elencando le tre parole che ho deciso di adottare, in un pomeriggio di ottobre, grazie all’iniziativa di Zanichelli #AreaZ. Per tutto il mese passato infatti, la famosa casa editrice bolognese ha promosso un’iniziativa speciale, curiosa e interattiva: per una settimana, a turno in una piazza delle principali città italiane, è apparsa un’enorme installazione a forma di dizionario. Da un lato le pagine aperte, dall’altro uno schermo digitale che faceva scorrere a gruppi di cinque, le parole meno utilizzate che rischiano di scomparire dal nostro linguaggio quotidiano. A completare il tutto, delle cartoline con le illustrazioni delle parole che comparivano sullo schermo. Io che ho addirittura una lista di parole preferite, che cerco di rendere il mio lessico sempre più vario, che come la metà degli studenti bolognesi ho sospirato più volte davanti all’imponente palazzo di via Irnerio, non mi sono certo potuta esimere dal cercare di contattare in qualche modo l’ideatore di questa iniziativa davvero speciale, che ha visto coinvolta anche Firenze, e piazza Santa Croce in particolare. Così, in un pomeriggio di pioggia, ho parlato con Gianluca Orazi, direttore marketing di Zanichelli stessa. 

Ciao Gianluca! Come nasce il progetto #AreaZ?

«Ciao! Il progetto nasce dal fatto che abbiamo un grandissimo patrimonio delle parole e della lingua italiana e c’è bisogno di riscoprirle. Ci voleva un progetto che abbracciasse tanti lati differenti: installazione gradevole alla vista, qualcosa che incuriosisse e con un monitor che permettesse il lato social, oltre che le cartoline per il lato romantico. Unendo questi punti, si fa riscoprire il gusto di parlare meglio e riscoprire le parole da salvare, patrimonio che abbiamo, mostrandolo nella sua potenza».

Finito il tour vedremo l’installazione da qualche parte?

«Non al momento. Ci sono altri progetti per il prossimo anno ma non sono previste altre piazze al di fuori di quelle in programma».

La lingua italiana muta continuamente: è un bene o male?

«È un bene sicuramente, perché è una lingua viva».

Troveremo molte parole nuove nell’edizione 2020?

«Ci saranno i neologismi, tanti come sempre. Ci limitiamo a osservare e a prendere nota di ciò che succede alla lingua italiana. Le parole più importanti e più usate diventano parte del vocabolario. La nostra è una lingua in movimento, le parole nuove hanno la funzione di prendere nota di questo cambiamento».

Saranno tante quelle a cui diremo addio?

«Addio vero non si dice mai (ride ndr). Le parole possono cadere in disuso o essere rispolverate. Non esiste un cimitero delle parole». 

Anche noi di Edera ci facciamo per certi versi ambasciatori di qualcosa che si sta perdendo, cercando di renderlo “commestibile” e attuale… ovvero la carta. In quale modo possiamo evitare la perdita delle parole?

«Con iniziative del genere che valorizzano l’italiano e servono a riscoprire il gusto di parlare in modo proprio e forbito. Parlare meglio è vivere meglio. Ampliare il proprio bagaglio di conoscenze linguistiche consente di descrivere realtà con lessico più vario, dare un’impronta forte. Le parole in disuso non sono necessariamente sconosciute, magari semplicemente sono state sostituite».

 

Tu che hai ideato questo progetto, quale parola hai adottato?

«Impetuoso. È una parola con significato conosciuto ed esistente. Non viene usata tanto, ma dovrebbe, anche per descrivere un carattere. È bello da sentire “avere un carattere impetuoso”. È una parola forte, maestosa». 

E degli inglesismi cosa possiamo dire?

«Possiamo segnalarli, perché fanno parte della lingua. Però segnalare una parola è diverso da consigliarne e spronarne all’uso, cosa che non si fa. Per esempio, la parola selfie. Se non fosse nel dizionario, sarebbe sbagliato. Però è meglio usare i sinonimi».

E ne abbiamo tanti davvero, di sinonimi: basta aprire un dizionario e cercare il più adatto. La nostra lingua è fra le più belle, complesse e articolate e le parole, se scelte bene, possono impreziosire i nostri discorsi in maniere uniche. 

 

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