Firenze ritrova le sue Rampe: l’acqua torna protagonista sotto lo sguardo del David

di Leonardo Torrini e Tommaso Nuti

Immaginate di trovarvi a Firenze nel 1800. Una città sempre più fiorente, che nel ’65 del medesimo secolo diventa Capitale e per questo deve adottare modifiche per essere pronta a tale avvenimento storico. Da Torino il re Vittorio Emanuele II si trasferisce a Firenze, in un momento piuttosto tumultuoso sia per lui che per la città: a Giuseppe Poggi viene affidato il “Nuovo Piano di Ampliamento della Città”, che comprende diversi interventi paesaggistici; dall’abbattimento delle mura alla realizzazione dei grandi viali di circonvallazione, dalla nuova stazione ferroviaria alla realizzazione del Campo di Marte. Ma soprattutto per la prima volta viene realizzato un sistema di “verde urbano”, un patrimonio di giardini pubblici dedicati non solo alle classi privilegiate ma al benessere dell’intera comunità. Sono molti i parchi ristrutturati e sistemati: fra questi troviamo anche il viale dei Colli e le Rampe. Il viale consisteva, e consiste tutt’ora, in un percorso di 5,7 chilometri che va da San Salvatore al Monte a San Niccolò: nell’area dove erano presenti le fortificazioni di Michelangelo sono stati poi costruiti il famoso piazzale e, nello spazio sottostante, le Rampe, costruite per assicurare la stabilità geomorfologica della collina.

Ma perché il Poggi decide di adottare tali soluzioni? Ne I giardini di Firenze Angiolo Pucci scrive che l’architetto viene a sapere dell’esistenza di una villetta interna alle mura, collocata tra la chiesa di San Miniato e Porta San Niccolò, che offre una delle visuali più belle e ridenti della città: così decide che da lì non solo deve passare il viale dei Colli, ma che nella stessa posizione deve essere costruito il grandioso Piazzale Michelangelo. Nonostante i grandi investimenti, nel ’71 la Capitale viene nuovamente trasferita a Roma, lasciando però in eredità a Firenze uno dei luoghi più belli del mondo, ancora oggi meta di visite e di primi appuntamenti. Come detto però, oltre al piazzale, vengono realizzate le Rampe, fusione tra natura e artificio, componente architettonica e vegetale, in cui l’elemento centrale è uno solo: l’acqua. Il progetto realizzato alla fine dell’800, consiste in un primo bacino elevato, dal quale l’acqua sgorga “come se nascesse dal Monte”, scrive lo stesso Poggi, passando poi all’interno di tre arcate maestose; dal secondo bacino passava nel terzo, che divide il corso in due direzioni: il tubo maggiore serve ai grandi bacini formati all’interno delle cinque grotte, quello minore conduce alla Fonte e ai Tritoni, e successivamente al bacino che circonda la porta. Il decorso termina poi all’interno di due vasche di fronte alla torre di San Niccolò, con una capienza di circa 27 mila litri e con un sistema di pompaggio che permette il ricircolo dell’acqua fino al primo bacino, per poi ricominciare il viaggio.

Al tempo, l’innovazione architettonica è tale da contribuire a far diventare la zona sottostante al piazzale una vera e propria oasi, luogo perfetto per rilassarsi con il rumore dell’acqua che scende o per amoreggiare con una vista mozzafiato. Il Poggi aveva pensato infatti, sia per il Viale dei Colli, sia per le Rampe, un itinerario affascinante, nel quale si alternavano visuali sulla città e architetture come fontane, grotte, scogliere e mosaici; un luogo di incontro tra natura e arte, che contribuiva ulteriormente a dare risalto ad una città già fiorente.

Partendo da piazza Poggi ancora oggi si può osservare al primo livello un’imponente muratura in pietra e una grotta incastonata, completamente ricoperta da varietà di spugne naturali e artificiali, per esempio ricavate dagli scarti di lavorazione della ghisa; al secondo livello si alternano modanature architettoniche che richiamano lo stile michelangiolesco e cinque grotte con un diverso sistema di ruscellamento delle acque, in una spettacolare diversità e ricchezza di materiali. Nel terzo livello è la natura ad avere il sopravvento: al centro c’è la Grande Vasca polirematica, con decorazioni marine molto diverse fra loro, caratterizzata dalla non presenza di intonaco, quindi un’esaltazione della genuinità della natura. Nell’ultimo ripiano, a coronamento di tutta la composizione, troviamo il giglio fiorentino, realizzato mediante una decorazione a mosaico.

Lo splendore delle Rampe però durò poco tempo: la difficoltà dell’approvvigionamento idrico e la mancata manutenzione dei canali fece sì che l’elemento vitale e centrale di tutta la progettazione venisse a mancare e con esso le specie vegetali che avrebbero dovuto caratterizzare bacini, scogliere e grotte. I corsi d’acqua vennero bloccati, e i bacini restarono vuoti, fino ad oggi. Ebbene sì, perché da circa un mese si è concluso l’intervento di restauro delle rampe interamente sostenuto dalla Fondazione CR Firenze, che ha riconsegnato a Firenze uno dei luoghi più belli e particolari.

Adesso Firenze riabbraccia quindi un punto nevralgico della propria bellezza, un luogo dove cittadini e turisti transitano da sempre tutti i giorni, ma che forse non avevano ben inquadrato. 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *